Dopo ogni crisi si nascondono opportunità, ed oggi questo motto interessa probabilmente più il contesto obbligazionario che quello azionario. D’altronde, se i tassi ad 1 anno americani a fine 2021 erano allo 0,35% circa e quelli a 5 anni al 1,25%, in soli nove mesi tali valori sono schizzati poco sopra il 4%. Tali dinamiche hanno avuto un impatto devastante sul valore dei bond già emessi, che si tratti del classico dossier titoli e di posizioni diversificate poco conta, ed anche il mondo delle gestioni attive è stato spiazzato dalla magnitudo e velocità di tali movimenti nella curva dei rendimenti. Solo che aveva, in precedenza, posizioni cortissime può accennare ad un sorriso, in quanto l’effetto reinvestimento ora gioca nettamente a favore. Chi entra oggi sul mercato può spuntare valori di rendimento a scadenza importanti, tanto nelle aree investment grade che in quelle a spread più marcato. In modo simile a quanto segnalato per i Treasury americani più corti, il Bund è così passato sulle scadenze a 10 anni dai valori leggermente negativi di inizio anno all’attuale 2% circa, mentre il Btp italiano, complice l’incremento dello spread per il cambio di Governo, dall’1,2% al 4,5% circa.
Chi entra oggi sul mercato ha quindi davanti a sé guadagni molto più allettanti che in passato, dando per scontato che l’inflazione non riesca a mantenersi negli anni a venire sugli attuali livelli ma lentamente converga verso il 2-3%. La combinazione di rendimenti (e tassi a breve) in volata e sell-off sulle asset class rischiose ha fatto schizzare ancor più gli spread dei sottostanti in grado di generare sul lungo termine più performance, come i bond corporate ad alto rendimento e le obbligazioni dei mercati emergenti. La fotografia che si scatta oggi è molto invitante, per chi ha qualche anno di orizzonte temporale davanti a sé e può sopportarne l’alta volatilità, che probabilmente non si ancora esaurita anche in ambito obbligazionario.
Guardando ai bond high yield in euro, il tracollo dei prezzi ha permesso al rendimento a scadenza di portarsi su valori molto elevati. Il -20% di performance realizzato dai bond high yield in euro nell’ultimo anno è allineato al drawdown osservato durante la fase più acuta della crisi del Covid-19, nel febbraio-marzo del 2020, e solo nella grande crisi finanziaria del 2008 si sono osservate escursioni maggiori. Attualmente, gli indici che inglobano obbligazioni societarie in euro a basso rating offrono l’8,2% annuo lordo, sulle duration di soli 3 anni. Cosa dovrebbe accadere per farli salire ulteriormente? Una terza guerra mondiale o l’inflazione fuori controllo anche negli anni a venire, con conseguente pressing sui tassi risk free da parte delle Banche Centrali, potrebbero essere due validi motivi per far salita ulteriormente gli spread di credito e i rendimenti associati. Per coloro che non credono in nessuna di queste visioni nefaste, gli yield associati ai prezzi attuali sono quindi una buona occasione. Considerazioni simili (rendimento a scadenza del 7,6% annuo) per gli high yield denominati in dollari Usa, dove però il cambio appare sopravvalutato sul medio periodo e potrebbe togliere valore per chi ragiona in euro.
Il mondo emergente è a sua volta stato travolto dal rialzo dei rendimenti e dalle problematiche russo-ucraine, e come magnitudo l’impatto è stato ancora più devastante dei corporate a basso rating. A parte l’azzeramento del valore delle quote dei bond russi detenute nei relativi benchmark, il rialzo impetuoso dei rendimenti del Treasury è stato il volano principale del flop di questa asset class nel 2022. D’altronde la duration media dei titoli emergenti, in fondi ed Etf, è molto consistente e la frusta della sensitività ai tassi ha fatto decisamente male. Per i bond in dollari, senza considerare la variazione del cambio, la discesa è dell’ordine del 30% rispetto ai valori di un anno fa, una caduta allineata a quella del 2008-2009, mentre la crisi del Covid ha visto discese meno importanti. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dagli attuali yield to maturity: circa 8% annuo sulle duration a 7 anni in dollari, poco meno per le emissioni in valuta locale, duration di circa 5 anni. Infine, anche coloro che amano il rischio ma non eccessivamente una buona opportunità è insita nei bond ad alto rating, anche nell’area europea: sugli Etf con duration di circa 4,5 anni il rendimento annuo a scadenza è fotografato oggi al 4,1%, ma si hanno in pancia migliaia di sottostanti. (riproduzione riservata)