Quando si dice ritrovarsi tra incudine e martello. Con la decisioni di lasciare invariato allo 0% il suo tasso d’interesse, la banca centrale svizzera (Snb, Swiss National Bank), questa settimana, ha certificato agli operatori valutari di non aver più spazio di manovra attraverso la leva della politica monetaria. Una sorta di semi-resa. Impossibilitata, o meglio, al momento fortemente refrattaria a tornare a tassi negativi (come tra dicembre 2014 e giugno 2022), per gli effetti distorsivi che si potrebbero venire a creare, la banca centrale non ha potuto fare altro che alzare bandiera bianca. I forex trader, che avevano già fiutato l’aria, hanno ricominciato ad acquistare franchi svizzeri, interrompendo il trend di indebolimento che, da metà novembre, la valuta elvetica stava registrando contro il dollaro e l’euro. Alla fine, il cambio euro/franco ha chiuso le contrattazioni a ridosso di 0,9340 franchi, mentre il dollaro/franco ha chiuso a 0,7950 franchi. Proprio su quest’ultimo, la brusca inversione rischia di essere il grimaldello per far tornare il cambio sui minimi di periodo a 0,7880 franchi. D’altronde, quale migliore occasione potrebbe esserci per i forex trader, considerato che la banca centrale sembra avere le mani legate.
Se di abbassare i tassi al momento non se ne parla, figuriamoci alzarli. L’inflazione in svizzera è scesa allo 0% in novembre, e la dinamica dei prezzi continua a restare compressa per effetto di un franco svizzero già forte di suo. Inoltre, le proiezioni sul costo del denaro sono state riviste al ribasso per i prossimi trimestri, segnalando un rischio crescente che l’inflazione possa scivolare temporaneamente in territorio negativo. Proprio questo scenario ha contribuito a consolidare l’idea che la Snb resterà ferma a lungo, alimentato di conseguenza gli acquisti di franco.
Sul fronte internazionale, la seconda componente del rafforzamento del franco è arrivata indirettamente dagli Stati Uniti. La Federal Reserve ha tagliato i tassi di 25 punti base, in linea con le attese, ma il mercato si aspettava un tono più restrittivo. Jerome Powell non ha chiuso la porta a nuovi tagli e ciò ha generato un’immediata reazione ribassista del dollaro. A pesare ulteriormente sul biglietto verde sono arrivate richieste di disoccupazione ai massimi da quattro anni e mezzo e un’imponente iniezione di liquidità da parte della Fed tramite acquisti di Treasury a breve scadenza. Un contesto che indebolisce il dollaro e favorisce il franco, tradizionalmente rifugio nelle fasi di incertezza.
La combinazione di una banca centrale americana più morbida e di una Snb più prudente, ma non espansiva, apre la strada al raggiungimento sul cambio dollaro/franco del supporto di lungo periodo di 0,7880 franchi. Se raggiunto, tale livello dovrà essere mantenuto perchè, in caso di rottura ribassista, i target successivi sarebbero sui minimi registrato nell’agosto del 2011 a 0,72 franchi. (riproduzione riservata)