Una selezione di azioni europee a capitalizzazione inferiore può essere ancora vincente. Il premio al rischio associato al fattore size, ovvero alle azioni con minor liquidità per via della market cap inferiore alle blue chips, continua ad essere elevato ed è tutt’altro che un fenomeno passeggero. Osservando, ad esempio, l’indice Msci Europe small cap si evidenzia un rendimento medio annuo, a 5 anni, pari al 12,2%, di gran lunga più soddisfacente del +7,7% offerto dall’indice Stoxx Europe 50, espressione solo dei grandi nomi nell’area Ue. Ma anche allungando lo sguardo nell’ultimo decennio la situazione non muta, e le metriche indicate si collocano rispettivamente a +11,5% e +6,6% annuo. Risultati invidiabili che si possono incassare a costo di una volatilità leggermente più alta per il primo indice, che durante la crisi del Covid-19 ha stornato del 42% circa rispetto al -33% del benchmark di riferimento per le blue chips europee.
Ma un elemento di alta appetibilità, a livello di indice e quindi di Etf con cui è possibile cavalcare questo tema in termini aggregati, è la grande diversificazione. In quanto il Msci Europe small cap ingloba oggi oltre 1000 azioni, dove in termini di settore la parte del leone la fanno gli industriali (26% circa), con quote minime di utilities ed energia. Il P/e dell’indice non è peraltro elevato, inferiore a 19, anche se passando all’analisi di alcuni singoli titoli le situazioni possono differire notevolmente. Coloro che volessero approfittare di questa scelta di investimento hanno a disposizione numerosi Etf dedicati, eventualmente anche solo sull’area euro anziché sull’intera Europa. Mentre per gli amanti del rischio specifico si mettono in evidenza dieci nomi sulla carta particolarmente promettenti, che evidenziano una struttura grafica che chiama nuovi allunghi e condizioni sostenibili in termini di fondamentali.
Segmentando il cluster per singolo Paese, in Francia si segnalano le azioni Rexel (settore servizi all’industria, P/e atteso pari a 12,1, beta di 1,4) e Sopra Steria (Information Technnology, P/e atteso pari a 19,3, dividend yield del 1,2%, beta di 1,02). Nel primo caso il prossimo target si medio periodo si colloca in area 19,5-20 euro, in prossimità dei massimi storici realizzati nel 2013, ed anche per Sopra Steria si fotografa una dinamica di lenta risalita verso i livelli massimi di sempre, del 2013 in questo caso, a ridosso di 185 euro. In Germania spiccano i titoli Aurubis (risorse di base, P/e atteso pari a 15,3, dividend yield del 1,5%, beta di 1) e Tag Immobilien (immobiliare, P/e atteso pari a 17,2, dividend yield del 3,1%, beta di 0,72). Il test in atto sui massimi storici da parte del primo titolo non deve spaventare, deve anzi essere seguito con interesse in quanto se rotti al rialzo è una indicazione tecnica di forza che chiama a sua volta nuovi allunghi verso valori mai toccati in precedenza. Tag Immobilien sta stornando in modo controllato, dando la possibilità di rientrare a prezzi meno tirati in ottica di medio periodo.
Nei Paesi Bassi si mettono in luce Aperam (risorse di base, P/e atteso pari a 8,3, dividend yield del 3,7%, beta di 1,3) e Signify (servizi all’industria, P/e atteso pari a 18,1, dividend yield del 2,7%, beta di 1,02). Possibile un allungo verso 50 euro nel primo caso, mentre per Signify la resistenza oltre cui scatterebbero nuovi acquisti è sui 55 euro. Nel Regno Unito meritano attenzione Travis Perkins (servizi all’industria, P/e atteso pari a 18,2, beta di 1,5) e Britvic (bevande, P/e atteso pari a 20,8, dividend yield del 2,9%, beta di 0,84), rispettivamente con potenzialità verso 1900 e 1070 pence. Infine si menzionano la svizzera Bucher Industries (macchine agricole, P/e atteso pari a 23,2, dividend yield del 1,3%, beta di 0,95 e la danese Topdanmark (assicurativo, P/e atteso pari a 16,7, dividend yield del 3,4%, beta di 0,88), con possibilità di test verso 505 franchi e 350 corone circa. (riproduzione riservata)