Si parla tanto di accise sulla benzina, quando gli operatori finanziari più sofisticati stanno già studiando strategie operative sul nuovo mercato europeo Ets 2 per lo scambio dei permessi di emissione di anidride carbonica. <Per cercare di fare un paragone, è la differenza tra chi guarda il dito e chi invece vede la luna>, ha esordito Andrea Ronchi, fondatore di Co2 Advisory, società di consulenza specializzata nella normativa ambientale dell’Emission Trading Scheme (Ets).
Da Gennaio 2025, prenderà infatti il via un nuovo sistema europeo di scambio permessi di emissione di gas clima-alteranti Ets 2, introdotto come parte del pacchetto di riforme e regolamenti economici e sociali promulgate dall’Unione Europa <Fit for 55> e incentrate sul nuovo dogma della lotta al cambiamento climatico e della riduzione delle emissioni di gas serra. Sarà un sistema che si affiancherà al mercato Ets già esistente, quello della compensazione delle emissioni attraverso i certificati Co2, ma che avrà un impatto ancora più diretto sui cittadini europei, con pesanti incrementi dei costi sui carburanti fossili alla pompa di benzina e sulle bollette del gas per il riscaldamento.
<Si chiama Emission Trading Scheme 2, ma si può leggere anche come Carbon Tax europea e, con il pretesto dell’agenda green, l’Europa sembra essere riuscita ad aggirare i vincoli dei Trattati Comunitari che dovrebbero tutelare la sovranità fiscale degli Stati Membri>, ha specificato Ronchi. Questioni politiche a parte, secondo la normativa, da gennaio 2025, tutti i soggetti coinvolti dalla regolamentazione (come le società di vendita di gas, i distributori di benzina, ecc.) dovranno dotarsi di un’autorizzazione per immettere in consumo combustibili solidi, liquidi e gassosi. Entro il 30 aprile 2025, i soggetti obbligati dovranno presentare il monitoraggio delle emissioni prodotte nell’anno solare precedente corredato e così per ciascun anno successivo.
Dal 2027 avrà inizio la vera a propria fase di scambio sul mercato quando ciascun soggetto, previo trasmissione del monitoraggio delle emissioni dell’anno precedente, dovrà trattare un permesso di emissione per ogni tonnellata di Co2 monitorata e verificata. L’Unione Europea inoltre, nel definire il tetto massimo dei permessi di emissione dell’Ets 2 da distribuire tramite asta, ha dichiarato che il volume sarebbe stato tale da comportare aumenti di circa € 0,10 per litro di benzina e diesel alla pompa di benzina, <ma i principali produttori e distributori di carburanti e gli analisti di settore, stimano un impatto compreso tra € 0,50 ed € 0,80/litro entro il 2030, con un prezzo dei permessi di emissione che si prevede supererà anche quello dell’Ets 1, fino ad € 200 per Co2 per tonnellata>, tiene a puntualizzare Ronchi.
Il nuovo mercato ha alcune caratteristiche diverse rispetto all’Ets tradizionale: in primis, i permessi di emissione saranno collocati sul mercato esclusivamente a titolo oneroso, tramite meccanismo d’asta, inoltre, salvo ravvedimenti del legislatore europeo, i permessi di emissione dell’Ets 2 (Eua 2) non saranno fungibili con quelli del sistema Ets tradizionale (Eua). Si formerà quindi un prezzo diverso rispetto agli Eua dell’Ets 1 e gli operatori dell’Ets 2 non potranno usare i permessi di emissione dell’Ets 1, e viceversa. Non potendo ancora operare sul nuovo mercato, gli operatori stanno lavorando sull’attuale Ets 1, ma già in prospettiva degli impatti che potrà avere il nuovo mercato.
Oggi assistiamo a un trend decrescente delle quotazioni del contratto forward dell’EUA DEC24 che da € 87 la tonnellata segnati nell’ottobre 2023 è diminuito fino a ridosso agli attuali 64 euro. La discesa del prezzo è stata causata essenzialmente al rallentamento della produzione industriale europea (Germania in primis) e dalla produzione record di energia rinnovabile nel 2024 dovuta anche ai grandi volumi di pioggia caduta che hanno fatto segnare il record di produzione idroelettrica. Nonostante ci sia il meccanismo di aggiustamento automatico dell’offerta (Market Stability Reserve) che riduce l’introduzione di permessi di emissione nel sistema se nell’anno precedente si verificano eccessivi cali di domanda, i prezzi del Eua sembrano destinati a scendere verso il target di 53 euro per tonnellata, dove risiede un livello fondamentale che potrebbe decretare un movimento direzionale significativo in grado di riportare le quotazioni verso gli 80 euro o per contro, farle crollare fino ai 30 euro la tonnellata. (riproduzione riservata)