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Gli interventi delle banche centrali possono rilanciare tensioni valutarie

Si apre anche la guerra tra valute

MFT - Numero 054 pag. 17 del 17/03/2020

Milano Finanza Intelligence Unit

Operatori già pronti a cavalcare i movimenti di medio termine. Possibile salita per l’euro/dollaro, mentre ci si attende un rafforzamento di yen e franco svizzero. Future e cfd gli stumenti per operare

La discesa in campo delle banche centrali per sostenere le varie economie potrebbe portare a una nuova guerra valutaria. E i forex trader già si strofinano le mani (ben lavate) perché, se si riesce a cavalcare la direzione giusta, si possono sfruttare movimenti molto ampi. Domenica 15 marzo la Federal Reserve ha tagliato il suo tasso d’interesse dello 0,5% in una riunione straordinaria, facendo partire un quantitative easing da 700 miliardi di dollari (l’ammontare del primo piano agli inizi della crisi dei subprime). La banca centrale Usa è stata però solo l’ultima in ordine di tempo a intervenire. Qualche ora prima, la Rbnz, la banca centrale della Nuova Zelanda, ha ridotto il costo del denaro di 75 punti base (portandolo a 0,25%); il 13 marzo, la Banca centrale del Canada riduceva di ben 100 punti base il tasso (portandolo a 0,75%); stesso giorno e stessa riduzione per la banca centrale della Norvegia (che ora ha un tasso all’1%). L’11 marzo, è stata invece Bank of England a ridurre il suo tasso di 50 punti base (ora a 0,25%) mentre la Rba, la banca centrale australiana, era intervenuta il 3 marzo sul suo saggio portandolo a 0,5% (da 0,75%). E sarà solo l’inizio visto che il 19 marzo Bank of Japan annuncerà le decisioni di politica monetaria, mentre il 20 marzo sarà la volta delle banche centrali di Cina e Russia (rispettivamente con tassi a 4,05% e 6%). Prima di buttarsi nella mischia è il caso di attendere queste ultime riunioni per avere un quadro delle varie politiche monetarie e poter instaurare strategie anche di medio termine. Tuttavia, considerato che la Fed è già intervenuta due volte in sede straordinaria nelle due ultime settimane e ci sono già indicazioni di quello che farà Bank of Japan, si possono già ipotizzare alcune strategie.

Euro/dollaro. Sembra incredibile ma, complice l’inazione della Bce, il cambio sembra destinato a rafforzarsi tornando in primo luogo al di sopra della resistenza a 1,1230 dollari. Il target successivo è individuato a 1,1420 dollari per poi raggiungere il massimo relativo della seduta del 6 marzo scorso a ridosso di 1,15 dollari. Soltanto una manovra più importante rispetto al quella da 120 miliardi (spalmato su nove mesi) decisa dalla Bce la settimana scorsa potrebbe ridare fiato alla moneta unica e comunque solo sotto 1,1050 dollari ci sarebbero le condizioni per andare a ribasso sul cambio.

Dollaro/yen. E’ il cambio più seguito dai forex trader perché è quello che nelle ultime settimane ha espresso maggiore volatilità. Come accennato, per prendere posizione sullo yen è utile attendere conferma della manovra della banca centrale nipponica che dovrebbe acquistare bond corporate ed Etf direttamente sul mercato. Nonostante sia a tutti gli effetti una manovra di Qe, che dovrebbe indebolire la valuta orientale, gli operatori hanno sempre preferito acquistare yen perché considerato bene rifugio con un’autorità monetaria alle spalle in grado di proteggere la proprio economia e stimolare consumi interni. E’ per questo motivo che il movimento di rialzo del dollaro/yen partito il 10 marzo scorso da quota 102 yen fino ai 108 yen del 13 marzo, potrebbe essere solo un semplice rimbalzo per poi tornare a scendere. Gli acquisti di yen nei periodi di crisi hanno sempre prevalso rispetto agli effetti delle politiche espansionistiche. Per tale ragione potrebbe verificarsi una ripresa della discesa del cambio con un ritorno anche in breve tempo sul supporto in area 105 yen. I target ribassisti per questa coppia di valute sono rappresentati poi da quota 104 yen per poi tornare sul minimo a 102 yen, rotto il quale si andrebbe dritti verso i minimi di settembre 2016 a 100 yen.

Sterlina/dollaro. Anche se nelle ultime sei sedute il cable ha registrato un movimento ribassista importante, che ha portato il cambio da 1,31 a 10,22 dollari, ci potrebbe essere un ulteriore spazio ribassista. Per questa coppia di valute sembrano tornati a dominare i fondamentali e se così fosse l’economia inglese, a causa del mix Coronavirus/Brexit, si troverebbe ben lontano dal navigare in acque tranquille. L’obiettivo più vicino rimane il minimo di agosto 2019 a 1,2050 dollari. I forex trader tuttavia attendono da tempo che l’effetto Brexit si ripercuota sulla sterlina convinti che prima o poi cada anche quest’ultimo supporto, aprendo la strada verso il minimo del 7 ottobre 2016 a 1,1452 dollari.

Euro/franco svizzero. In periodo di tensione finanziaria non può mai mancare il franco svizzero. Rispetto al massimo relativo a 1,20 franchi dell’aprile 2018, il cambio non ha fatto che scendere andando a rafforzare la divisa elvetica, e le proiezioni indicano un suo ulteriore rafforzamento. Ora però gli operatori sono molto cauti alla luce di un possibile intervento della banca centrale svizzera (Snb) per alleggerire il valore del franco che pesa sull’export. L’obiettivo più vicino comunque è a 1,04 franchi per poi arrivare verso il supporto di 1,02 franchi. Difficile che scenda di più senza intervento dell’autorità monetaria.

Sono molti gli strumenti per operare sul mercato valutario, a cominciare dai future quotati sul Cme. I costi da sostenere tuttavia possono essere impegnativi. Questi future hanno scadenza trimestrale e per mantenerli oltre questo limite è necessario effettuare un roll over ovvero chiudere la posizione in scadenza per aprirne una con scadenza successiva con relativi oneri. C’è poi la questione legata al margine per operare che vuol dire dover bloccare anche 2.000-3.000 euro. Ci sono poi i costi veri, che sono rappresentati dalle commissioni che possono oscillare tra 2 e 5 dollari in entrata e altrettanti per uscire. Esistono poi altri strumento ossia i Contract for Difference (Cfd) che richiedono margini molto minori in base alla leva usata. Più sarà alta la leva e meno sarà il margine da impegnare. A questo bisogna però aggiungere che se si è poco capitalizzati e si usa una leva importante (massimo 30 per le valute, in base alle disposizioni Esma) c’è maggiore probabilità di incorrere nei margin call da parte dei broker (quando viene richiesto un’integrazione del capitale altrimenti c’è la chiusura della posizione d’ufficio). I cfd non hanno commissioni ma uno spread denaro-lettera che va quindi sempre monitorato prima di operare. Sulle valute si può operare anche con gli Etp che tuttavia sono forse il prodotto meno flessibile tra quelli elencati. (riproduzione riservata)



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