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Segnali di allarme sul fronte Btp
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Anomalia nell'andamento del differenziale Btp/Bund rispetto agli altri in Europa

Segnali di allarme sul fronte Btp

MF - Numero 080 pag. 21 del 26/04/2022

Milano Finanza Intelligence Unit

Gli analisti segnalano la divergenza dei rendimenti del debito italiano rispetto a quelli degli altri Paesi

Allarmi veri e propri di un attacco al debito pubblico ancora non ce ne sono, tuttavia ci sono stati dei segnali nel corso delle ultime sedute di borsa che non dovrebbero essere sottovalutati. Sotto le lente degli operatori in particolare c'è l'andamento dello spread Btp-Bund, ovvero il differenziale tra il rendimento del decennale italiano e quello tedesco, già tristemente noto alle cronache per la crisi del 2011 che portò alle dimissioni del governo Berlusconi, avvicendato poi dal governo tecnico di Mario Monti. Lo spread ha chiuso la seduta di ieri a ridosso di quota 170 punti con una tendenza di fondo ben chiara, al rialzo. Proprio questa impostazione rialzista non torna agli operatori, come afferma Antonio Lengua, trader indipendente con un passato da responsabile del desk dei future obbligazionari di Deutsche Bank- direzione di Milano. «C'è un'anomalia sull'andamento dello spread che in caso non rientrasse potrebbe anticipare un futuro attacco speculativo sul debito italiano». Secondo lo specialista, per analizzare nel dettaglio cosa sta succedendo bisogna tornare all'inizio di aprile, quando lo spread era a 150 punti. «In quel momento i mercati hanno cominciato a posizionarsi sulla difensiva per i timori di un sorpasso della Le Pen su Macron alle elezioni presidenziali francesi». Su questi timori lo spread Btp-Bund si è così portato, alla vigilia del primo turno, a quota 165 punti mentre quello tra Germania e Francia, che viaggiava ad inizio mese intorno ai 46 punti, aveva subìto un incremento fino ad arrivare a 58 punti base.

Dopo i risultati del primo turno e soprattutto con l'avvicinarsi alla seconda tornata, i titoli di stato europei hanno registrato un allentamento con la richiusura degli spread, consci che nei sondaggi Emmanuel Macron guidava con un margine abbastanza confortante. «Ecco però arrivare l'anomalia che ci ha fatto rizzare le antenne», ha spiegato Lengua. Lo specialista si riferisce al fatto che durante la scorsa settimana, nelle sedute che hanno preceduto il ballottaggio, lo spread di rendimenti tra Francia e Germania ha continuato a ridursi progressivamente, mentre quello tra Btp e Bund invece si allargava. Una controtendenza mostratasi anche sul differenziale tra i rendimenti italiani e quelli spagnoli, a dispetto di quella Bund/Bonos che invece era stabile. Situazione che si è ripetuta anche nelle contrattazioni di ieri. Quali sono dunque le cause alla base di una situazione simile? Il tutto è riconducibile alle mosse Bce, e non tanto alla scorsa riunione di politica monetaria del 14 aprile quanto alle dichiarazioni del 21 aprile da parte del vicepresidente della banca centrale Luis de Guindos, che ha sottolineato senza girarci troppo intorno che nel terzo trimestre di quest'anno, una volta finito con il programma acquisto titoli (Paa), si comincerà a rialzare i tassi. Il debito sovrano italiano in rapporto al pil è tra i più alti al mondo e rappresenta un freno alla crescita: l'alto costo degli interessi drena risorse dal bilancio statale che potrebbero invece essere usate per stimolare lo sviluppo. Il debito pubblico alto gioca a favore dell'Italia nelle fasi di discesa dei tassi grazie ad un maggior risparmio sul costo degli interessi ma, al contrario, nelle fasi di salita dei tassi diventa un macigno pesante. Le fasi di stagflazione come quella attuale poi, sono critiche perché si sommano due effetti economicamente deleteri come: il maggiore onere per interessi per la salita dei tassi, e le minori entrate fiscali causate dal calo della crescita. Con queste premesse il rapporto deficit/pil 2022 italiano sarà molto superiore a quanto previsto in precedenza con una crescita che avrebbe dovuto superare il 4%.

Sullo sfondo di questo nuovo contesto economico aleggiano minacciose anche le agenzie di rating che nei prossimi mesi si pronunceranno sul debito italiano. La prima in ordine di tempo sarà Dbrs (29 aprile), storicamente di manica larga con l'Italia, il cui rating BBB high è il più alto delle quattro agenzie principali. I problemi molto probabilmente cominceranno ad arrivare il 27 maggio prossimo quando Fitch ha in programma la revisione del rating italiano. Nel dicembre 2021, l'agenzia aveva migliorato il ranking del nostro debito portandolo da BBB- a BBB. La crisi geopolitica e l'incertezza economica futura però non giustificano più i fattori che avevano portato ad un miglioramento del rating e questo potrebbe portare l'agenzia a riconsiderare la sua precedente promozione. Moody's ha il suo rating all'ultimo gradino investment grade (a BAA3) ed ha già messo le mani avanti comunicando di aver posticipato il calendario per la revisione del rating italiano al prossimo 30 settembre. Infine, dopo essersi pronunciata venerdì scorso 22 aprile mantenendo invariato il suo rating a BBB (due notch sopra il mondo speculative/sub investment grade), ha fatto sapere che il prossimo controllo sarà fatto il 21 ottobre prossimo. Se queste sono le premesse meglio allacciare le cinture perché nei prossimi mesi ci sarà ancora da ballare. (riproduzione riservata)



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