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La configurazione tecnica permette di andare short con rischio contenuto

Scommessa ribassista sull’S&P

MFT - Numero 080 pag. 15 del 23/04/2019

Milano Finanza Intelligence Unit

Si tratta di una strategia aggressiva perché va contro il trend, ma all’avvicinarsi ai massimi aumentano le probabilità di storno. Le opzioni sono lo strumento migliore per operare

Scommessa ribassista sull’S&P

Trend positivo per gli indici Usa, che si apprestano a superare i massimi storici. Oppure a esserne respinti. Proprio questa circostanza offre l’opportunità di mettersi short, anzi non può esserci momento migliore per farlo perché i rischi sono limitati. Si tratta infatti di un’operatività aggressiva perché va contro il trend, ma la configurazione grafica dell’S&P500 (come quella del Nasdaq) offre buoni spunti, e con rischio contenuto perché si può tentare il ribasso proteggendosi con uno stop loss abbastanza stretto. Di quanto? Dipende dalla propria propensione al rischio. Si può andare da un minimo del 5% fino al 15% per i più temerari perché l’impostazione tecnica lo consente.

Al momento l’S&P500 si trova a ridosso dei 2.900 punti (dunque a pochi passi dal massimo storico a 2.940 punti segnato lo scorso 21 settembre), in un’area di resistenza statica di medio-lungo periodo data proprio dalla vicinanza al massimo storico, condizione che potrebbe innescare una fase di storno, non necessariamente profonda, di cui approfittare. Quanto allo stop loss, i trader con bassa propensione al rischio potranno piazzarlo a una distanza del 5% dalla propria posizione. Per fare un esempio, ipotizzando un ingresso a 2.900 punti, vuol dire a 3.045 punti, arrotondabili a 3.050, livello si trova ben al di sopra sia del massimo storico che di quota 3.000 (le cifre tonde fanno spesso da catalizzatore, specie quando ci si trova a ridosso dei massimi). Chi vuole invece rischiare di più può piazzare lo stop loss più lontano, per esempio superiore del 15% rispetto al punto d’ingresso. Prendendo sempre a considerazione un’entrata sui 2.900 punti, la barriera di protezione risulterà quindi a ben 3.335 punti, arrotondabili a 3.350. In questo caso, la distanza è tale che, anche utilizzando le estensioni di Fibonacci del movimento rialzista partito dal minimo del 24 dicembre 2018 a 2.351 punti, si è relativamente tranquilli. Passando invece ai target, il primo obiettivo ribassista è individuato in zona 2.875 punti, nei pressi dei massimi relativi di fine gennaio 2018, livello che fa il paio con l’area di minimi relativi registrata intorno al 10 settembre 2018 e che perciò rafforza l’ipotesi di un primo approdo in tale punto. Non si rischia però una perdita del 5% per guadagnare solo l’1%. È per questo che l’obiettivo minimo di una posizione ribassista è almeno sui 2.800 punti, anche se per avere un fattore di rischio/rendimento di almeno 1:1 bisogna provare l’allungo fino ai 2.750 punti. Non è escluso che, se l’operazione si dovesse rivelare corretta, lo storno dell’S&P500 potrebbe anche essere più profondo, con una discesa fino a 2.600 punti.


Ci sono molti strumenti finanziari in grado di attuare la strategia indicata, dai future agli Etf passando per i Cfd. Ma poiché si tratta di una strategia piuttosto aggressiva lo strumento migliore sono probabilmente le opzioni, strumento che permette l’impiego di somme relativamente contenute ma che in caso di successo offre guadagni in linea con gli altri prodotti finanziari. Ecco in dettaglio la strategia da impostare: si acquista un’opzione put a uno strike price di 2.650 punti di future (il costo del derivato è minore rispetto a quello dell’indice cash) a un prezzo corrente di 11 punti. Si ricorda che sul mercato americano un punto equivale a 50 dollari per cui l’operazione avrà un costo totale di 550 dollari. Visto il prezzo relativamente basso si potrebbe incrementare l’operazione con un’altra put nel caso l’S&P500 salisse a 3.000 punti. Se l’indice raggiunge lo stop loss inizialmente fissato a 3.050 punti (nell’ipotesi del trader conservatore) la posizione andrà chiusa. In questo caso la perdita sarà di circa la metà dell’esborso iniziale per l’acquisto della put, ossia 250/300 dollari. Per quanto riguarda invece il possibile guadagno, se l’S&P500 dovesse scendere da 2.900 punti a 2.700 punti, l’opzione si apprezzerà di almeno quattro volte. All’aumentare della volatilità inoltre l’opzione può guadagnare ancora di più, fino ad arrivare tranquillamente a 7-8 volte il premio pagato. E considerato che la volatilità aumenta quando il mercato scende, ecco perché si è scelta l’operatività via opzioni per andare al ribasso sull’indice Usa.


Un approccio simile a quello sull’S&P500 può essere adottato anche sul Nasdaq. Ma con un’avvertenza: l’indice tecnologico presenta infatti una forza relativa decisamente migliore rispetto a quella dell’S&P500, per cui se si vuole attuare la stessa strategia occorre essere pronti a battere in ritirata ai primi segnali di rafforzamento. Il Nasdaq infatti ha già raggiunto (e superato) i massimi storici toccati a inizio ottobre 2018 grazie soprattutto alle società di semiconduttori e a campioni di capitalizzazione come Amazon. Queste società stanno vivendo un momento di grande positività, che è meglio non sfidare. Almeno per ora. (riproduzione riservata)



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