Quando Tito Rainis ti parla della borsa gli luccicano gli occhi, analogamente a quello che oggi accade agli aspiranti trader che debuttano da stagisti in qualche banda d’affari. Gli anni passano, la tecnologia e i tempi cambiano ma la passione dei veri operatori rimane immutata. Dentro di sé una sorta di gratitudine e consapevolezza per aver fatto un lavoro che consente di essere in prima fila e dal quale osservare i grandi eventi che caratterizzano gli eventi della storia economica nazionale e internazionale. L’operatore suonerà la campana dell’avvio delle contrattazioni a The Trading Floor, un evento in Borsa Italiana che vede protagonisti fra gli altri anche Webank e Unicredit. È stato anche relatore al Tol Expo di fine ottobre.
Rainis era soprannominato il Re dei Premi, uno specialista di quelle che sono diventate le opzioni. Ancora oggi l’area dove si sente più a suo agio a Palazzo Mezzanotte, sede di Piazza Affari, è il piano inferiore, un tempo sede dei premi e che ora ospita il bar. Rainis, dopo studi da ragioniere e in Cattolica, cominciò negli anni 70 a passare ordini a mercato prima nello studio Monteluppi poi in Crippa. «Allora c’era una buona gavetta, prima di andare in grida dovevi aver dimostrato di conoscere il mestiere», sottolinea, «oggi basta accendere un pc e fare un bonifico per definirti un trader. Certo allora costava fatica ma oggi soldi, perché ovviamente i principianti senza titoli sono subito sbranati sul mercato». Al debutto delle sim Rainis entrò in Caboto per finire la carriera ufficiale in Sella. Con la borsa però non si smette mai, ancora oggi Rainis ha la sua idea sull’andamento futuro del mercato.
L’errore più comune di quelli che iniziano adesso? «Sentirsi bravi», ha aggiunto Rainis. Ai tempi non c’erano macchinette o algoritmi ma il principio che dovevi essere più svelto di qualcun’altro c’è sempre stato. Anche allora sulle grida era avvantaggiato chi aveva una voce più forte o nelle fasi più concitate chi riusciva a farsi largo tra la folla e farsi notare dal funzionario della Camera di Commercio. Queste due caratteristiche valevano meno ovviamente dell’abilità nel concludere affari o nel fiuto sugli andamenti futuri ma erano attitudini riconosciute. Per gli ordini fuori dalla Piazza di Milano si accorciavano i tempi con qualche galanteria nei confronti delle telefoniste, «un mazzo di fiori, nulla di che», tiene a precisare Rainis. I tempi sono quelli del debutto dei telefoni, si passava dal centralino perché non c’erano i prefissi. Più telefoni avevi più contavi, «io ne avevo quattro», ricorda con orgoglio.
I suggerimenti ai più giovani da un broker/dealer di lungo corso? «Non cambierei l’approccio», spiega, «vedo un uso eccessivo dell’analisi tecnica, terrei fede ai vecchi modelli». Gli operatori di borsa di un tempo guardavano prima ai fondamentali, si concentravano sui titoli troppo cari per operare al ribasso, l’opposto per quelli poco costosi. I parametri da osservare erano quelli di adesso, prima il dividendo, poi il rapporto prezzo/utile, il fatturato. Si scattava una foto sulla situazione attuale e poi si cercava di intuire una dinamica, un’evoluzione.
Archiviati i ragionamenti di carattere fondamentale sulla singola società si passava all’analisi del settore. A questo proposito uno dei trend più belli che ho visto a Piazza Affari è quello dei tessili, l’andamento delle azioni di questo comparto è stato per alcuni anni paragonabile a quello dei social network attuali o quello dei titoli internet prima del 2000. Si capì dai movimenti di borsa di allora che l’industria italiana dell’abbigliamento avrebbe contato qualcosa nel mondo. Solo a questo punto, si guardavano i grafici per capire bene i prezzi con i quali curare l’operazione. Si apriva una posizione su qualche rumor di mercato e poi si chiudeva quando arrivava la notizia. (riproduzione riservata)