Il gap, i vuoti nei grafici delle quotazioni, i salti dei prezzi da un giorno all’altro, o vengono chiusi subito oppure se ne riparla dopo molto tempo. Questa è una delle regole più antiche dell’analisi tecnica. Il 24 giugno il mercato ha lasciato un vuoto, uno dei più larghi della sua storia, in reazione all’esito de referendum inglese che aveva come oggetto l’abbandono dell’Unione Europea.
E così è partita subito la caccia all’individuazione di quegli indici che già hanno chiuso questi vuoti. Magari se i primi si muovono in una direzione più spedita anche i successivi possono seguire, riagguantando i livelli precedenti lo schock.
Come dato di carattere generale, tutti gli indici si sono mossi al rialzo dopo la flessione della seduta post Brexit. Occorre però fare dei distinguo, gli indici europei, a esclusione di quello del Regno Unito, hanno lasciato aperti dei vuoti nelle contrattazioni fra i minimi della barra pre Brexit e i massimi della barra del giorno successivo.
Le cose sono andate diversamente negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone, dove non ci sono buchi nelle quotazioni, anche se questi mercati non sono stati immuni al sell off globale. L’assenza dei vuoti è legata alle modalità di svolgimento della seduta di borsa. Negli Stati Uniti il mercato dei future lavora 24 ore su 24 mentre Cina e Giappone erano aperti come mercati quando lo spoglio delle schede elettorali inglesi era ancora in corso.
MF Trading Online ha analizzato le distanze fra i livelli dei prezzi attuali e i minimi della barra pre Brexit, quindi i movimenti percentuali dei prezzi che sono necessari per coprire questi buchi. L’analisi consente di capire se la coralità del mercato può in qualche modo trascinare alcuni indici al ribasso o al rialzo. I livelli dei prezzi presi in considerazione sono quelli dell’ultima chiusura settimanale. Quanto agli indici, si è ricorso ai future là dove ci sono contratti liquidi e accessibili facilmente come informativa ai trader, in alternativa sono stati selezionati gli indici.
Partiamo dai recuperi post referendum. Paradossalmente, l’indice che ha avuto la migliore performance post voto è proprio quello inglese. Il Ftse 100 non solo si è riportato sui livelli pre referendum ma addirittura li ha superati.
A ogni modo, il Ftse 100 non è il solo indice che si è mosso al rialzo in modo vigoroso. Accanto a questo benchmark, una buona reattività è stata dimostrata anche dall’indice cinese. Il paniere preso in considerazione è il Ftse China A50. Questo indice si trova l’1% sopra i valori pre Brexit. Passando ad altri indici, un altro benchmark che oramai ha quasi raggiunto i livelli di pre consultazione è quello americano, l’S&P 500. L’indice americano si trova a una distanza non superiore all’1% circa dai livelli precedenti la consultazione elettorale.
Apparentemente, quindi, più si è lontani dal focolaio del Regno Unito, maggiore potrebbe essere la capacità di reazione perché il contagio risulta più difficoltoso. In realtà non è così, perché il Nikkei, per esempio, dista ancora del 4% dai livelli pre referendum. E l’Italia? Il nostro Paese è quello fra le borse più importanti ad aver recuperato meno, c’è ancora un 4,86% di rimonta da effettuare per tornare ai livelli precedenti la volontà di uscita del Regno Unito dall’Europa. Vicino al 4% anche il recupero che deve fare l’indice spagnolo.
Passando alle chiusure dei gap vere e proprie, l’indice francese è quello messo meglio, per il Cac 40 sarebbe sufficiente un guadagno del 2,38% per recuperare il vuoto lasciato dalle quotazioni il 24 giugno. A seguire c’è anche quello portoghese (2,60%). Interessante è capire anche la posizione del Dax tedesco, visto che si tratta di un benchmark driver per tutte le piazze finanziarie. Il contratto a termine su questo indice con +3% annullerebbe le perdite da Brexit.
Fin qui i vuoti da recuperare e qualche balzo in avanti superiore ai livelli pre referendum. Passando invece alle reazioni sul mercato dai minimi, il Ftse 100 è l’indice che ha reagito con maggiore forza, rispetto ai minimi della Brexit, con un recupero del 13,80%. Buona anche la reazione dell’Ibex con un recupero superiore al 13%. L’Italia, che aveva mostrato più di qualche difficoltà nel recuperare i livelli pre referendum, ha avuto comunque una reazione significativa dai minimi con un movimento vicino a 10%.
Le Borse che hanno reagito in modo meno significativo sono anche quelle che hanno recuperato più in fretta la discesa e cioè quella americana e quella cinese, la prima ha avuto uno slancio verso l’alto del 5,35%, la seconda del 3,35%. Il Dax ha reagito per un 7% mentre il Cac ha messo a segno un recupero sopra l’8%. (riproduzione riservata)