I mercati e alcune banche d'affari ritengono abbastanza probabile che il Qe possa essere effettivamente avviato. Ma ovviamente non mancano gli scettici, forti soprattutto di due argomenti: alcune parole pronunciate da Draghi nello stesso discorso di Francoforte, con cui il governatore condizionava il Qe a un aumento dei rischi deflativi, quindi a un peggioramento della situazione. E poi un altro intervento dello stesso Draghi dove ha sottolineato che tutto il «lavoro più duro» non può essere svolto dalla Bce. Una sorta di esortazione ai Governi a non cullarsi nell'idea «che tanto c'è la Bce», ma a fare invece le riforme correndo il rischio di impopolarità.
Gli spunti operativi. Come muoversi allora nei due casi? Nel caso di effettivo varo del Qe l'opinione degli operatori è che favorisca i titoli di Stato dei paesi periferici, almeno in una prima fase. Favoriti sono tutti i titoli che garantiscono un super rendimento, a cominciare dai Btp italiani. «Al momento il decennale tricolore ha uno spread di 133 punti sul Bund tedesco», ha spiegato Tullio Grilli di Assiomforex, «a fronte dei 22 punti del decennale belga e dei 73 di quello irlandese. Per i titoli periferici ci sono quindi ampi margini di miglioramento». Il Belgio è stato coinvolto nella crisi finanziaria del 2008 in modo molto più marcato dell'Italia, mentre l'Irlanda è andata addirittura in default.
«Ovviamente l'acquisto di Btp italiani come di altri titoli periferici non comporta il rischio di cambio perché tutti in euro», ha aggiunto l'esperta in cambi Bianca Garattini. Oggetto d'acquisto potrebbero essere anche i Bonos spagnoli che già offrono però un rendimento leggermente più basso (121 punti di spread). Uno spread superiore all'Italia lo offre invece il Portogallo, dove è pari a 212 punti sul Bund.
Un rendimento del decennale tricolore sotto la soglia psicologica del 2% (ora è al 2,02%) aprirebbe importanti spazi di discesa, almeno fino a 1,70% di rendimento. Lo stop loss potrebbe essere collocato al 2,30%, con un rapporto rischio-rendimento di 1 a 1. Il decennale portoghese oggi offre invece il 2,84%, ma il titolo presenta spazi di discesa sono molto ampi, almeno fino al 2%. Lo stop loss potrebbe essere posto poco sopra il 3%. In alternativa ai bond governativi si possono comprare i titoli bancari dei singoli Paesi Ue. È come investire sui titoli di Stato a leva, specie nel caso degli istituti italiani, pieni di governativi tricolore.
Per contro, in caso di esito del meeting della Bce deludente, i più colpiti saranno proprio i titoli bancari. Si può andare short sui singoli titoli o direttamente sull'indice dei titoli bancari europei o ancora meglio tricolore.
Il Qe equivale infatti a una sorta di promessa della Banca Centrale di non rivalutare la propria moneta. Le banche hanno così lo spazio per operare il cosiddetto carry trade: si indebitano con la banca centrale a tassi bassissimi e investono in titoli a rendimenti più alti. L'Ue rappresenta però un'anomalia visto che gli Stati emettono governativi a tassi diversi. La buona salute dei titoli bancari farà lievitare anche le quotazioni di Borsa e così saliranno anche gli indici di fiducia di consumatori e imprese. Si pongono quindi le premesse per la ripresa, riducendo al minimo i rischi inflativi. In una seconda fase, esaurite queste opportunità, ci si potrà invece concentrare sui titoli ad alto rendimento dei Paesi non euro che possono beneficiare della ripresa europea.
Dati e scenari politici. Ma perché una parte dei mercati è ottimista sul verificarsi dell'intervento della Bce già in dicembre? Il discorso di Draghi a Francoforte è datato 21 novembre e da allora almeno quattro eventi testimoniano di un peggioramento della situazione. Partendo proprio dai dati correnti, le rilevazioni relative al mese di ottobre hanno confermato la debolezza strutturale dei prezzi, Germania inclusa, l'economia più forte del continente. I prezzi al consumo tedeschi sono saliti dello 0,6% a fronte del +0,8% del mese precedente. In Italia l'inflazione rasenta lo 0 (+0,2%), mentre la Spagna è già in deflazione (-0,4%). Vedremo quasi a metà dicembre i dati francesi. Peraltro il prezzo del petrolio in questi giorni è crollato e si stima che scenderà ancora, con pesanti effetti sull'inflazione: il greggio e gli altri prodotti energetici rappresentano il 10% circa dell'indice dei prezzi al consumo.
Negativi anche i pmi, gli indici dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero delle principali economie dell'Eurozona: in Germania, Francia e Italia ci sono aspettative di recessione.
Sempre grave la disoccupazione, ai massimi storici in Italia e ancor di più in Spagna, dove supera il 20%.
Ancora più critico lo scenario politico. Gli euroscettici in Italia sono in aumento e ricomprendono tutte le opposizioni tranne Sel. In Spagna Podemos (primo partito secondo i sondaggi) è euroscettico e a breve si vota a novembre. Elezioni lontane infine in Francia ma anche lì il Fronte Nationale contrario all'euro nei sondaggi risulta il primo partito. Siamo all'ultima chiamata per la Bce? (riproduzione riservata)