I metalli si confermano un ottimo strumento di trading anche in situazioni di tensione come quella che si è verificata ieri, 21 settembre, sui mercati finanziari. Il minimo comune denominatore tra tutti, nonché il fattore che li fa prediligere ai trader, è che rispecchiano quasi fedelmente i dettami dell’analisi tecnica anche se ciascuno ha caratteristiche fondamentali a se stanti. Insomma c’è un metallo per ogni trader. L’oro è sicuramente la commodity più liquida e questo fattore permette agli operatori di operare bene in day trading. Tuttavia, la sua fama di valore rifugio, consente anche investimenti di lungo periodo a protezione di portafoglio. L’argento, grazie ai numerosi settori all’avanguardia in cui è impiegato, dal tech all’economia green (pannelli fotovoltaici), ha evidenziato un trend rialzista sorprendente negli ultimi sei mesi che ha fatto la felicità di operatori e sistemi trend follower. Platino e palladio invece sono utilizzati per operazioni di breve periodo infrasettimanali, indipendentemente dalle notizie del settore automotive (i due metalli sono utilizzati per la costruzione di marmitte catalitiche). E infine c’è il rame, che rappresenta il metallo più stabile (al rialzo) degli ultimi mesi, in quanto rispecchia la ripresa dell’economia asiatica e, in particolare, di quella cinese.
ORO. Nonostante il calo di 2,7% a 1.907 dollari l’oncia della seduta del 21 settembre, il metallo giallo è ancora saldamente in fase rialzista di medio/lungo periodo e questo è ben evidente se si analizza un grafico a cadenza settimanale o persino mensile. Le quotazioni potrebbero persino ritracciare fino a 1.800 dollari l’oncia senza che l’impostazione positiva venga invalidata, anzi, potrebbe pure rafforzarsi. Una discesa sotto il supporto di lungo periodo di 1.800 dollari invece farebbe partire una fase di storno molto pericolosa. Sul breve periodo invece, la violazione ribassista del triangolo appena avvenuta lascia aperto uno spazio di storno che si concretizzerebbe però dopo un probabile recupero nelle prossime sedute, anche fino a 1.960 dollari l’oncia, ossia il punto dove le quotazioni andrebbero a ritestare il supporto dinamico che da metà agosto costituisce il limite inferiore del triangolo. Una fase di debolezza del metallo giallo potrebbe aprirsi a causa di un rallentamento degli acquisti da parte delle banche centrali che, secondo quanto riportato dal World Gold Council, hanno visto ridursi in maniera significativa il tasso di locazione, ossia il saggio a cui concedono il loro oro. Per gli specialisti si tratta però soltanto di un rallentamento fisiologico dopo gli enormi acquisti degli ultimi due anni.
ARGENTO. Probabilmente il metallo che più ha sorpreso i commodity trader negli ultimi sei mesi, merito della strabiliante performance che ha portato il metallo a guadagnare, in 99 sedute, il 155% (dai minimi del 18 marzo a 11,6 dollari, al massimo del 7 agosto a 29,92 dollari). Lo storno di ieri del 10% tuttavia apre alcuni dubbi sul proseguo del trend rialzista. Seppur possibile un rimbalzo nel brevissimo, fino a 27 dollari, gli operatori prevedono che nelle prossime settimane il metallo torni a livelli più contenuti, indicando addirittura una discesa fino a 21-22 dollari. I motivi di tanta sfiducia riguardano i fondamentali dei settori in cui viene impiegato il metallo. I prezzi dell’argento finora hanno rispecchiato la crescita del settore tecnologico ma, se questo in borsa dovesse stornare ancora, è probabile che il metallo segua la stessa strada, senza che la crescita del settore a livello industriale riesca a compensare le perdite.
RAME. Il metallo rappresenta la cartina al tornasole dell’economia perché viene impiegato nel settore delle costruzioni. Tra tutti i metalli è quello che nella seduta di ieri ha resistito meglio, limitando la perdita al 2,7%. Tecnicamente non ha neppure mandato un segnale di debolezza per le prossime sedute, restando all’interno del canale rialzista in essere rispetto ai minimi marzo. A mantenere l’impostazione rialzista è la ripresa industriale cinese che ne sostiene i prezzi. Secondo le indicazioni macroeconomiche, l’economia del Dragone nel mese di agosto ha registrato un’accelerazione maggiore rispetto ai mesi precedenti, con le vendite al dettaglio che per la prima volta sono aumentate nel 2020, suggerendo che la ripresa economica si stia sviluppando prima del previsto. I target degli analisti per il rame sono i massimi relativi d’inizio 2018 a 3,3 dollari, con un possibile uptrend del 10% nell’arco di alcune settimane. Attenzione però ai dati legati alla crisi sanitaria perché se questi dovessero tornare importanti in Cina, con un altro relativo lockdown, allora tutte le considerazioni verrebbero meno, con i trader pronti ad invertire le operazioni verso uno short con target a 2,5 dollari. (riproduzione riservata)