Il responso dei fondamentali. La strategia, come accennato, poggia sulla convinzione che la Bce possa adottare un Qe simile a quello adottato negli ultimi anni da altre autorità di politica monetaria come Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone. L'istituto di Francoforte dovrebbe poter comprare titoli di Stato, l'asset più presente nei bilanci delle banche.
Secondo Merrill Lynch il Qe europeo dovrebbe partire a metà del 2015 nella peggiore delle ipotesi ed entro il primo trimestre, sempre del prossimo anno, nella migliore. Secondo gli analisti di Merrill Lynch, «il timing dell'operazione dipenderà da tre variabili della zona euro, ovvero dall'andamento dell'inflazione, del prodotto interno lordo e dell'efficacia della Tltro, l'operazione non convenzionale già in corso». È evidente che un eventuale peggioramento della deflazione, del ciclo economico e un ricorso inferiore alle attese (da parte delle banche) ai finanziamenti agevolati Bce finalizzati ai prestiti alle piccole imprese e alle famiglie accorcerà i tempi per l'adozione del Qe. Indicazioni in questo senso arriveranno già a dicembre.
Il destino dell'operazione di immissione di liquidità nel sistema è strettamente legato ad aspetti di carattere fondamentale più che tecnico. Un miglioramento strutturale dell'economia Ue nella stretta finestra temporale che ci separa dalla fine dell'anno avrebbe le potenzialità per mandare in stop l'operazione.
Ma in proposito c'è chi avanza dei dubbi, perfino sulla reale volontà della Bce di adottare il Qe. «Il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi ha ipotizzato la creazione di un gruppo di lavoro con il compito di studiare misure non convenzionali», ha spiegato Marc Ostwald di Adm Investor, «ma l'idea che il Qe possa partire a giugno sposta l'intervento molto lontano nel tempo». In altre parole secondo molti le parole di Draghi costituirebbero più un tentativo di tranquillizzare i mercati che una reale intenzione di attuare in tempi brevi una manovra super espansiva.
I target dell'analisi tecnica. Quanto ai movimenti tecnici, il tasso di interesse a due anni è salito negli ultimi giorni fino allo 0,94%, arrivando quindi a sfiorare l'1%. Il massimo era stato raggiunto dopo il breakout del lungo canale laterale che aveva racchiuso le quotazioni per tutto il periodo estivo. Il breakout è stato però smentito nelle sedute successive. Un ritorno sotto lo 0,56% confermerebbe la debolezza della struttura tecnica dei rendimenti del titolo governativo. Sempre verso il basso, l'abbandono di quota 0,50% consentirebbe una forte accelerazione del movimento negativo. I rendimenti disegnerebbero infatti una pattern ribassista noto come «FakeOut ShakeOut», ovvero una struttura tecnica basata su un falso segnale rialzista. In sostanza tutte le posizioni al rialzo sarebbero costrette a chiudere in perdita, accelerando così il movimento discendente dei corsi. A quel punto la struttura andrebbe davvero verso i target ipotizzati da Merrill Lynch. I minimi segnati all'inizio del mese di settembre sono allo 0,23% e corrispondono ai minimi assoluti battuti dal Btp in esame.
Occhio agli spread. Per avere un'idea dell'appetibilità del titolo tricolore rispetto ai bond in circolazione occorre fare un'analisi dei differenziali di rendimento del Btp a 2 anni rispetto a quello degli altri paesi. Il corrispondente titolo tedesco offre un rendimento negativo dello 0,06%. Quello Usa sconta già un rialzo dei tassi, con un rendimento allo 0,50%, analogamente a quello della Gran Bretagna (0,67%). Uno dei più alti, al momento al 2,53%, è invece quello australiano, almeno nell'ambito dei Paesi di un certo rilievo. In tutti questi casi però l'eventuali investimento sul titolo biennale esporrebbe anche a un rischio di cambio. Nell'ambito dei Paesi periferici con emissioni denominate in euro più remunerativi del Btp sono solo il titolo a due anni portoghese, 0,82%, e quello greco, vicino al 5%: perfino quello spagnolo ha un rendimento inferiore (0,47%).
Le specifiche del contratto. Il Btp a 2 anni è quotato sul Mot, il mercato telematico dei titoli di Stato gestito da Borsa Italiana. Quanto alle commissioni di negoziazione i broker propongono tariffe fisse, flat, a prescindere cioè dal controvalore trattato, oppure costi variabili in funzione del valore intermediato, ma con un minimo e massimo, per cui anche se si trattano importi consistenti non si va oltre certi livelli di prezzo. La commissione media fissa è pari a 11,20 euro con un minimo di 6 euro e un massimo di 15 euro; la fascia più frequente è compresa tra 11 e 12 euro. Tre le commissioni variabili la tariffa più frequente è dello 0,19%, con un minimo di 2,95 euro e un massimo vicino ai 19 euro. In molti casi si tratta di commissioni di partenza che ovviamente scendono man mano che aumenta l'operatività. Di norma i broker offrono anche la leva sia per le operazioni intraday che per quelle overnight. Si può arrivare anche a una leva pari a 50 sull'intraday e a 10 per l'overnight. Quanto agli orari di negoziazione, al momento sul Mot si tratta in continua dalle 9,40 alle 17,30. L'asta di apertura parte alle 8 e chiude alle 9,40. Ci si può quindi svegliare un po' più tardi rispetto a chi punta sulle azioni. (riproduzione riservata)