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oggi la riunione definitiva che approva il progetto per start up e scale up

Pronto l’Aim Professionals

MFT - Numero 034 pag. 17 del 18/02/2020

Milano Finanza Intelligence Unit

Il nuovo segmento di mercato sarà riservato solo agli investitori professionali e istituzionali, con l'esclusione quindi dei retail.

Si terrà oggi, a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, la riunione dell’advisory board dell’Aim che sancirà definitivamente le caratteristiche del nuovo segmento di mercato dedicato a società start-up e scale-up. Come anticipato da MF Trading Online del 23/12/2019, il nuovo comparto si dovrebbe chiamare Aim Professionals e sarà esclusivamente riservato a operatori professionali e investitori istituzionali ai sensi Mifid, con l’esclusione dunque degli investitori retail. Tutto sembrerebbe già deciso e la riunione di oggi dovrebbe essere solo una pura formalità dopodiché, il dossier, passerà al vaglio del consiglio di amministrazione per la ratifica ufficiale.

L’annuncio al mercato dovrebbe avvenire entro la fine del primo trimestre 2020, per dare modo ai tecnici di sviluppare l’infrastruttura IT e far partire le prime contrattazioni entro la fine di quest’anno. Sarà una sorta di palestra che dovrà formare le società che vogliono aprirsi al mercato dei capitali, ma che ancora non hanno un business completamente maturo e un fatturato consolidato. Attenzione però, sbaglia chi pensa che sarà aperto a tutte le società in maniera indiscriminata.

L’advisory board, l’organo che riunisce gli stakeholder dell’Aim e che ha un ruolo propositivo e di indirizzo strategico volto a promuovere l’efficienza dei mercati italiani per le Pmi, ha fissato alcuni paletti. Le società che si propongono per l’Aim Professionals dovranno essere accompagnate dal Nomad che dovrà valutare l’appropriatezza della società ai fini dell’ammissione al mercato e supportarla nel mantenere un profilo adeguato di trasparenza informativa nei confronti degli investitori. Anche qui, come per l’Aim, è confermato l’obbligo di redigere il documento di ammissione prima della quotazione, in conformità al Regolamento Emittenti Aim Italia. Questo documento dovrà avere al suo interno tutte le informazioni riguardanti l’attività della società, la struttura organizzativa, le persone responsabili, i revisori legali, le informazioni finanziarie, i fattori di rischio, i contratti importanti e via discorrendo. Per accedere all’Aim Professionals, le società dovranno liberare un flottante minimo del 10% del capitale, non necessariamente creato attraverso un collocamento. Ci sarà, infatti, la possibilità dell’emittente di fare solamente il «just listing», opzione che la borsa dell’Euronext già consente sul proprio segmento Access. In altre parole il just listing è la sola cartolarizzazione delle quote societarie in titoli azionari senza passare attraverso la raccolta di capitali.

Rispetto al fratello maggiore Aim, non ci sarà più l’obbligo di annoverare tra i propri soci gli investitori istituzionali. Quest’ultimo è sempre stato un limite molto importante allo sviluppo del segmento delle Pmi e ricalca una delle caratteristiche principali dell’Aim londinese che dal giorno della sua creazione (19 giugno 1995) ha portato in borsa oltre 3.600 società, superando i 100 miliardi di sterline di capitalizzazione totale. Un’altra differenza fondamentale rispetto all’Aim sarà la mancanza di uno specialist sul book, l’intermediario che svolge funzioni di market making, sostenendo la liquidità dei titoli azionari mediante l’esposizione continua di proposte di acquisto e di vendita, a prezzi che non si scostino tra di loro di una percentuale (spread) superiore a quella stabilita da Borsa Italiana.

La presenza di uno specialist, se dovessero essere confermate le regole fin qui discusse, effettivamente, non sarà necessaria anche perché le contrattazioni non saranno in sede di negoziazione continuata, ma avverranno attraverso solo due aste giornaliere dove gli investitori professionali e istituzionali potranno palesarsi sul book, in denaro o lettera. Altra particolarità, il controvalore minimo di negoziazione dovrebbe essere stabilito in 5 mila euro. Gli unici requisiti che devono ancora essere stabiliti con certezza riguardano il translisting, ossia il passaggio al mercato Aim. Su questo punto, le opinioni dei membri dell’advisory board sono eterogenee e bisogna ancora capire se la discriminante sarà il tempo (si parla di un minimo di almeno due anni), il flottante, l’ammontare in collocamento o un’altra variabile.

Abbastanza sicuro però il fatto che non ci sarà bisogno di redigere un altro documento di ammissione per il passaggio al listino superiore. Altro tema abbastanza scottante riguarda il costo dell’operazione per le società emittenti che alcune indiscrezioni e proiezioni calcolano essere intorno ai 250/300 mila euro, ammontare che dovrebbe effettivamente dimezzarsi, grazie al beneficio fiscale del 50%. Dire che il nuovo segmento sia stato espressamente voluto dalla Consob è sbagliato tuttavia, la sua moral suasion, si è fatta sentire. L’autorità garante dei mercati finanziari vede la creazione di questo nuovo segmento come una rete di protezione per gli investitori retail. A seguito del caso Bio-on, che ci fosse la necessità d’intervenire per evitare il ripetersi di situazioni critiche era evidente a tutti. L’idea di creare un cuscinetto di sicurezza per i retail, fatto da un segmento di mercato dove le startup abbiano la possibilità di stabilizzarsi/dimensionarsi o addirittura fallire (nei casi peggiori) senza incastrare nelle loro maglie i piccoli investitori potrebbe essere la soluzione giusta. (riproduzione riservata)



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