Torna ad aleggiare negli Usa lo spettro degli short squeeze, con GameStop e Amc Entertainment protagonisti la settimana scorsa di un nuovo rally rialzista, spinto appunto dalla speculazione. Ma attenzione, perché anche in Italia non mancano titoli che potrebbero rimanere indigesti agli hedge fund ribassisti, Tiscali in primis. A differenza dello scorso gennaio, quando il titolo di tlc era già stato impropriamente indicato come possibile protagonista di uno short squeeze, stavolta i parametri per far partire una fase speculativa contro i ribassisti ci sono tutti. «Perché un titolo rientri tra i potenziali short squeeze deve rispettare alcune caratteristiche», ha spiegato Stefano Sabetta, data analyst e specialista in posizioni nette corte, «innanzitutto la presenza nel capitale sociale di fondi istituzionali o hedge fund con posizioni ribassiste». Su Tiscali sono presenti due fondi ribassisti e cioè Gsa Capital Partner, con una posizione costruita il 29 dicembre 2020 ed equivalente allo 0,54% del capitale sociale (0,84% del flottante). E poi Citadel Advisors, con una posizione imbastita il 27 maggio scorso, pari allo 0,5% del capitale sociale (0,71% del flottante). Oltre all’ovvia presenza degli shortisti, secondo l’esperto, il livello di titoli presi a prestito (la cosiddetta utilization) deve essere massimo e il day to cover (Dtc) superiore a 1. Ecco di cosa si tratta.
Per poter andare al ribasso occorre prendere i titoli a prestito così da poterli vendere in seguito, costruendo così una posizione ribassista. Per farlo gli hedge fund si rivolgono al primary broker che altro non è che un investitore istituzionale (tipo Goldman Sachs o JP Morgan) che detiene titoli delle società perché magari ha una posizione su un paniere o un comparto di titoli, o perché è un’azionista di lungo periodo. Per spuntare su questi titoli un extra rendimento, talvolta il broker decide di darli a prestito ad altre società che ne facciano richiesta, a fronte del pagamento di un tasso d’interesse (cost to borrow). I titoli da poter prendere a prestito tuttavia non sono infiniti e l’indicatore che misura quanti ne rimangono sul mercato è appunto l’utilization.In realtà è anche possibile che il primary broker conceda a prestito dei titoli senza detenerli, ma si tratta di casi eccezionali, e solo intraday, con l’obbligo restituire quindi i titoli a fine giornata. È si tratta comunque di una situazione borderline, per non dire di peggio.
Ebbene, su Tiscali il grado di utilizzo dei titoli presi a prestito è al massimo, al 99,99%. Il che vuol dire che l’hedge fund che ha aperto una posizione ribassista sul titolo si trova con le spalle al muro, cioè non può prendere altri titoli a prestito per rafforzare la propria posizione e spaventare così chi gli va contro.
L’altro dato a cui bisogna far attenzione per individuare un titolo papabile allo short squeeze è il già accennato day to cover. Il dtc rappresenta quante sedute servono al fondo ribassista per rientrare del suo prestito titoli in base alla media giornaliera degli scambi degli ultimi tre mesi (periodo usato per convenzione, anche se il dtc si può calcolare su diversi time frame, per esempio mensile o bisettimanale). Con l’ultima posizione di Citadel, il dtc su Tiscali è salito poco sopra 1, il ché significa che servono meno di due sedute per chiudere tutte le posizioni ribassiste in essere. In realtà un dtc poco sopra 1 non è molto elevato, e più questo risulta basso più lo short squeeze durerà poco. In altre parole, in caso di short squeeze chi vuole provare a mettere alle strette i fondi dovrà monitorare costantemente l’andamento del titolo e soprattutto dovrà essere veloce perché ai fondi basta una seduta o poco più per chiudere una posizione.
Utilization, day to cover e cost to borrow non sono dati facilmente reperibili per i trader retail, tuttavia alcune società, come Ortex Analitics, che mettono a disposizione piattaforme professionali con questi indicatori a fronte di una fee tutto sommato abbordabile (nell’ordine di 60 euro al mese). Insomma, come per Fincantieri a febbraio (titolo segnalato a suo tempo in queste pagine) si potrebbe verificare per Tiscali un piccolo short squeeze, specie se tutti i piccoli azionisti del gruppo delle tlc si coordinassero tra loro. E l’azione in concerto di piccoli operatori, come segnalato da Maria Antonietta Scopelliti, segretario generale della Consob, durante l’audizione presso la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario dello scorso 25 maggio, potrebbe avvenire in qualsiasi momento. La Consob sta rilevando il rischio di ridurre gli investimenti a livello di scommessa, aggravato dal rischio di una sorta di effetto gregge dovuto alla comunicazione via social e a figure come influencer o peggio manipolatori social, anche nel mondo della finanza. Insomma, forse il gioco non vale la candela. (riproduzione riservata)