Il quadro è confuso, manca un percorso, non esiste una directory in grado di orientare, difficile capire il valore aggiunto delle iniziative a pagamento rispetto a quelle gratuite. Questi i principali limiti che emergono dall’analisi dell’offerta di formazione sul trading. Ma a fronte di tali critiche va detto che il panorama è ricco di contenuti, che la formazione a distanza ora è diffusa e rende più agevole la fruizione didattica e che le proposte spaziano molto sui temi più diversi comprendendo anche il live trading.
Anche sui docenti occorre un po’ andare a fiducia. Si tratta in molti casi di trader o analisti accreditati unicamente per loro popolarità, si sente su questo fronte l’assenza di un ente certificatore. Ovviamente poiché l’universo della didattica è davvero ampio sono stati presi in considerazione i corsi messi in campo da docenti che offrono i loro contenuti in italiano e da trader che hanno un certa popolarità. Fuori quindi dallo screening la formazione estera e quella fatta dai broker.
Quanto alle note positive, sempre più sofisticata è diventata la formazione a distanza, l’e-learning. Questo genere di training consente di coinvolgere una platea più ampia e riduce i costi di accesso ai contenuti. Il live trading rimane un pilastro e risente della forte componente di innovazione tecnologica. La novità su questo fronte non è solo il webinar in diretta ma anche la possibilità di condividere direttamente l’intero schermo con grafici e quotazioni.
Ma entriamo nei dettagli. Il quadro è confuso perché l’utente non ha una guida ai contenuti o non riesce a orientarsi e spesso i corsi sono offerti senza descrizioni sintetiche o dettagliate. Solo chi è pratico della materia riesce a orientarsi e a distinguere se si tratta di contenuti base o avanzati. Tuttavia il professionista raramente ha bisogno di servizi di formazione. Inoltre, quasi mai nei corsi si indica se i contenuti sono indirizzati a principianti, avanzati o professionisti. Non si tratta solo di rispettare alcuni principi formali della dottrina ma anche le necessità di apprendimento graduale in un ambito complicato come quello finanziario.
Ci sono concetti base da digerire prima di passare a quelli più sofisticati. L’analisi tecnica di base, per esempio, è essenziale per capire almeno il funzionamento del mercato prima di tornare a essere redditizi. Solo se si conosce questa materia si può passare allo studio dei pattern di prezzo. Manca quindi una directory, una sorta di portale della formazione online. Difficile capire anche per un operatore qual è il valore aggiunto dei contenuti a pagamento rispetto a quelli a titolo gratuito. Forse l’unico elemento percettibile è la durata dei corsi, che quando diventano a pagamento sono molto più lunghi.
Fin qui le critiche, si spera costruttive che siano da stimoli nel migliorare l’attuale offerta formativa. Tornando alle cose positive l’offerta è molto ricca, le proposte coprono molti dei contenuti.
Perché si perde. Inutile dilungarsi, invece, sulla necessità di acquisire le necessarie competenze prima di andare a mercato. Come dicono gli esperti della materia, «il nostro cervello è fatto per perdere sui mercati finanziari». Ovviamente la conclusione è relativa all’attività di negoziazione, il trading, e non a quella di investimento che evidentemente risponde a dinamiche diverse. Le ragioni di questa deriva? Il problema è nella legge delle probabilità, ogni volta che si entra sul mercato si ha il 50% di probabilità di guadagnare ed il 50% di perdere, ma quando si guadagna difficilmente la performance di una singola operazione è pari al 50%, al contrario le perdite invece rischiano di sfiorare il 100%. Si dice in gergo statistico che il gioco non è matematicamente onesto: non c’è equità fra perdita e guadagno potenziale in termini di probabilità. Sul medio periodo la perdita è quasi sempre l’orizzonte verso il quale ci si muove. Quando la negoziazione è in derivati l’effetto leva accelera il processo di dissoluzione del capitale.
L’uomo comune ha difficoltà infatti ad ammettere i propri errori e il processo di dissoluzione dell’investimento è più veloce. E allora com’è possibile che ci sono operatori che fanno soldi sul mercato? Alla base delle persone che hanno successo sui mercati ci sono precise regole di gestione della posizione. L’ingrediente base è lo stop loss, si rischia così ogni volta di perdere molto meno di quello che è invece il potenziale di guadagno, in questo modo il gioco ritorna equo. Lo stop loss non solo quindi riequilibra il rapporto fra perdite e guadagni potenziali ma addirittura lo fa pendere a favore dei secondi. Se a questo poi si abbina una strategia che ha dimostrato una buona probabilità di successo nel passato la struttura diventa ancora più a favore del trader.
Per operare, quindi, ho si è studiato molto, o si è perso molti soldi sul mercato fino a correggere i propri errori in modo costruttivo. Un’altra alternativa è rappresentata, invece, da qualcuno che ci insegna a negoziare. Come estrema soluzione, se i risultati non vengono nemmeno con dosi cospicue di didattica, meglio affidarsi ai segnali offerti da terzi magari dopo un collaudato periodo di prova.
Quanto costa. Una giornata di formazione può arrivare a costare anche 1.000 euro, mentre una seduta di live trading a distanza con condivisione dello schermo si può aggirare fra i 200 e i 400 euro. Per la categoria Master fino a 4 giorni si può stare anche sotto i 2 mila euro. I temi più trattati oltre al live trading sono l’analisi tecnica base e avanzata. Pochissima analisi fondamentale e dati macro. Anche i pattern di prezzo, essenziali nell’operatività, sono una rarità. E quando si oltrepassa l’analisi tecnica si preferisce puntare sul Money Management e la psicologia. (riproduzione riservata)