Seduta ricca di opportunità per i trader nelle giornate di stacco cedola. A far gola non è il dividendo, ma il meccanismo di stacco in sé che può fare da sponda per operazioni veloci nei primi minuti di contrattazione della giornata. Lo stacco di ieri in particolare coinvolgeva titoli di rilievo come Intesa Sanpaolo, Generali e Banca Mediolanum. Come premesso questa strategia non punta all'utile in via di distribuzione, ma va costruita nella fase di pre-apertura del giorno di stacco cedola e poi attuata nei primissimi minuti di contrattazione, un lavoro complesso non adatto a tutti perché servono una piattaforma evoluta e grande sensibilità nel cogliere le indicazioni di pre-mercato e le variazioni che subiscono negli ultimi istanti prima della fissazione del prezzo di apertura. Insomma, si rischia molto. La strategia si basa sull'assunto che il giorno dello stacco cedola il titolo di una società possa registrare un'impennata di volatilità che può essere sfruttata al rialzo o al ribasso. Per farlo però bisogna studiare bene l'andamento della pre-apertura dei titoli coinvolti e avere sottomano ben evidenziati in piattaforma tre fattori determinanti: il prezzo di asta iniziale, i volumi eseguiti nell'asta iniziale e il dato sull'imbalance.
Per i primi basta una piattaforma che li evidenzi in modo chiaro, ma nella pratica tutte le piattaforme di trading fornite dai broker li contengono. L'imbalance invece non è a disposizione di tutti o comunque difficilmente è in evidenza e spesso bisogna settarlo nelle specifiche. L'imbalance, o squilibrio, dice quante azioni rimangono ineseguite al prezzo di apertura e può essere positivo o negativo. Quando l'imbalance è positivo significa che a seguito dell'asta iniziale sono rimasti ineseguiti un tot di acquisti, mentre quando è negativo significa che dopo l'asta iniziale sono rimaste vendite ineseguite. Queste informazioni si possono sfruttare per decidere di entrare al rialzo o al ribasso nelle primissime fasi di contrattazione, ma a maggior ragione nelle sedute di stacco dividendi. Per fare un esempio, ieri il titolo Intesa Sanpaolo ha staccato 0,0996 euro delle riserve sugli utili del 2020. L'attesa da parte degli operatori era molto alta e si è tradotta in volumi importanti già in fase di pre-apertura, tanto che alla fine l'asta iniziale è stata fatta con ben 2,6 milioni di azioni al prezzo di 2,52 euro.
L'imbalance tuttavia ha evidenziato un dato nell'ordine di -69.754 azioni ovvero che a 2,52 euro (dopo l'asta) sarebbero rimaste 70 mila azioni ineseguite in vendita. Cosa hanno fatto dunque i trader? Sono andati al ribasso perché semplicemente c'era un blocco di azioni ineseguite che stava funzionando da resistenza e perciò sono partiti con lo short. Il titolo azionario nei primi minuti di contrattazione ha infatti ripiegato verso il basso portando il titolo dopo appena cinque minuti a 2,50 euro. Potrebbe sembrare una variazione insignificante ma per un trader può tradursi in ottimi guadagni. Se si considera infatti che il tick minimo di Intesa Sanpaolo è di 0,05 euro, un movimento simile corrisponde a 40 tick che, se cavalcati in leva, possono dare molta soddisfazione. Questa strategia presenta anche il non trascurabile vantaggio di dare un'indicazione chiara del livello di stop loss da inserire, che è semplicemente poco sopra il blocco iniziale (nella fattispecie sarebbe bastato inserirlo a 2,5210 euro).
Altro caso emblematico ha riguardato ieri il titolo Banca Mediolanum. La banca guidata dalla famiglia Doris ha infatti deciso di dare agli azionisti ben 0,7533 euro per azione detenuta quale saldo finale dell'acconto rilasciato il 25 maggio scorso. L'asta di apertura ha eseguito 124.265 azioni lasciando un imbalance positivo di 14.421 titoli a 9,14 euro . Questo squilibrio positivo ha dunque creato un livello di supporto sul prezzo di apertura aprendo di conseguenza la strada verso un immediato rialzo del titolo. E così è stato, anzi il titolo Mediolanum ha registrato un rush rialzista immediato che ha portato il titolo dopo soli tre minuti a battere 9,25 euro, recuperando quasi l'1% rispetto al prezzo di apertura.
Attenzione però ai falsi segnali. A dimostrarlo è il caso di Generali, anch'esso ieri coinvolto nello stacco del dividendo, pari a 0,46 euro per azione. Questo ha prodotto un'asta iniziale con circa 138 mila azioni, lasciando poi un imbalance negativo di quasi 10 mila azioni. Nel primo minuto di contrattazione il titolo ha rispettato il livello di resistenza passando dal prezzo di apertura di 18,4150 euro al minimo di 18,35 euro, salvo invertire subito dopo la tendenza e toccare nella candela a un minuto successiva un massimo di 18,50 euro. In questo caso, i trader che hanno osato troppo o sono stati troppo lenti ad uscire, l'hanno pagata con lo stop loss. (riproduzione riservata)