
«Red stocks», ovvero i titoli rimasti più indietro di un listino azionario, nell’ambito dei titoli guida o tra le medie capitalizzazioni che abbiano un grado di scambio accettabile, anche se fisiologicamente caratterizzati da una volatilità spesso sostenuta. Con le azioni dei settori più pesanti di piazza Affari in prossimità dei massimi (finanziari e utility, a cui si aggiunge la difesa), e con i tassi d’interesse dimezzati in un anno, è lecito domandarsi come diversificare una quota del portafoglio azionario, lasciando anche spazio alle mid cap più promettenti. L’attenzione va ai titoli con i presupposti migliori di recupero sia dal punto di vista degli operatori e sia sotto il profilo grafico dei prezzi. Tra le blue chip del Ftse Mib, l’interesse più consistente ricade su Saipem, Amplifon e Interpump.
Saipem. Sarà per il piano strategico 2025-2028, dove l’amministrazione prevede acquisizioni di nuovi ordini per circa 50 miliardi di euro di cui il 30% nei segmenti «low/zero carbon», unitamente a una politica più generosa e stabile sulla distribuzione di dividendi. O più semplicemente sarà la luce in fondo al tunnel dopo le varie vicende giudiziarie internazionali dell’ultimo decennio e più. Fatto sta che ben 13 operatori su 15 hanno un giudizio di acquisto, mentre gli altri due suggeriscono il mantenimento del titolo, con un target price medio di poco superiore a 3 euro. Questo livello è anche l’obiettivo grafico del testa e spalle rialzista completato a inizio mese, in grado di liberare più convintamente gli effetti con la conquista di quota 2,5. A quel punto risulterebbe aperta la strada fino al massimo dell’anno segnato in gennaio a 2,80 euro, al di sopra del quale lo slancio potrebbe estendersi facilmente oltre.
Amplifon e Interpump. Curiosamente la struttura grafica è simile, nonostante i business molto diversi in cui sono leader mondiali, dove per entrambi la nuova discesa del 2025 ha riportato le quotazioni al livello del 2020. Nonostante un parziale recupero da maggio a oggi, i prezzi non raggiungono ancora la metà del valore del picco segnato nella seconda parte del 2021: vero è che nel frattempo sono scese anche le aspettative sugli utili aziendali, ma meno che proporzionalmente, tant’è che nove analisti su 16 che coprono Amplifon, e cinque degli otto che coprono Interpump, esprimono un giudizio di acquisto, mentre gli altri quello di «hold», con un prezzo obiettivo medio vicino a 26 euro per la prima e poco sopra 44 euro per la seconda. Tecnicamente, Amplifon troverebbe lo spazio di allungo con la conquista del livello a 21,5 euro testato in settimana, così come desterebbe interesse l’eventuale ritorno in area 19 euro. Interpump, invece, acquisirebbe slancio con il superamento di quota 37,5, mentre sarebbe altrettanto interessante l’eventuale ripiegamento fino a 32,5.
Tra le mid cap. Oltre a Sesa, Tinexta e Wiit, tutte e tre appartenenti anche all’indice Euronext Tech Leaders oltre che titoli Star di piazza Affari, merita attenzione anche D’amico (trasporti marittimi internazionali): premiata nelle ultime sedute dal rialzo dei prezzi dei noli causato dalle tensioni in Medioriente, sembra intenzionata a uscire dai minimi dell’ultimo biennio raggiunti in aprile, dove il primo segnale arriverebbe con la conquista di quota 3,8 euro attaccata nell’ultima settimana. Tutti e cinque gli operatori che coprono il titolo esprimono un giudizio di acquisto, con un target medio di 4,78 euro. Da notare che, sopra quota 4,55 tracciata sui massimi di quest’anno, il prezzo troverebbe spazio per un allungo anche più ampio, fino a 5 euro. Nel caso di Sesa e Tinexta, che seguono in dettaglio, pur essendo abbondantemente positiva la performance da inizio anno è ancora possibile assistere a margini di apprezzamento interessanti.
Sesa. L’attività è incentrata sulle soluzioni tecnologiche, consulenza e business application, supportando le imprese nel percorso di evoluzione e innovazione digitale. Dopo il record del 2021 a quota 190, il prezzo è tornato progressivamente al livello della seconda parte del 2020, cioè l’area tra 85 e 60 euro corrispondente alla prima fase della reazione post-pandemia che ne aveva arrestato l’ascesa a quota 60 euro. Tre dei quattro analisti che coprono la società hanno un giudizio positivo, mentre uno è neutrale, con un obiettivo medio di prezzo a 139 euro, tracciato su un livello di resistenza molto evidente risalente al 2022-2023. Visto il potenziale, nel 2020 l’utile netto era di 37,9 milioni rispetto ai 78,3 del 2024, l’interesse si accenderebbe sopra il primo ostacolo a quota 86, costituendo un segnale di probabile uscita dai minimi. Così come potrebbe essere sfruttato un eventuale ritorno nell’area tra 74 e 72 euro.
Tinexta. Identità digitali, cyber-security, credit information management e marketing innovation service costituiscono il business della holding IT incentrato su software, applicativi, servizi internet e consulenza aziendale. La correzione di aprile dei mercati, in scia al «Liberation day» di Trump, non ha trovato terreno fertile sulle quotazioni di Tinexta, che si trovavano già non distanti dal minimo pandemico del marzo 2020 segnato a quota 7 euro: la reazione che comunque ne è seguita ha sorpassato abbondantemente il livello di 9 euro tracciato sui massimi dell’anno segnati in marzo, spingendosi fino a 12-12,3 euro. La correzione di questo mese potrebbe riportare i prezzi a un livello interessante qualora proseguisse sotto quota 10, considerando che l’obiettivo medio dei cinque operatori che coprono il titolo è posto a 14 euro, ovvero sul picco del 2019 che si confronta con il record segnato a 44 euro nel 2021. Quattro di questi operatori hanno un giudizio di acquisto e uno di «hold».
Wiit. E’ tra i principali fornitori italiani di servizi di cloud computing e di outsourcing informatico, trattando servizi di gestione e di messa in sicurezza delle applicazioni critiche, servizi di hosting di applicazioni e dati, disaster recovery, cyber-security e digital transformation. Realizza un terzo dei ricavi presso aziende italiane di tutti i settori e il 50% in altri paesi Ue. Dopo la reazione di aprile-maggio intervenuta sul doppio minimo del 2022-2023 in prossimità di 13 euro, la quotazione è tornata a scendere in giugno profilando un prezzo interessante in relazione al business, tant’è che tutti e cinque i giudizi dei diversi analisti propendono all’acquisto con un prezzo obiettivo medio poco sopra quota 23, cioè sul triplo massimo del 2023-2024 che si confronta con il record a 47 euro raggiunto tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. In caso di ulteriore discesa, la fascia compresa tra 14,7 e 13,5 euro sarebbe interessante, mentre in caso di rialzo lo sarebbe il superamento del primo ostacolo significativo a quota 18. (riproduzione riservata)