Allarme tra gli operatori. Anche il mercato obbligazionario sta diventando illiquido, fugando una delle ultime certezze del mercato. Nelle ultime settimane si sta infatti notando un assottigliamento della liquidità sui mercati obbligazionari regolamentati. O meglio, più in concreto, «lo spread denaro-lettera si è ampliato, al punto che in certi momenti della giornata mancano totalmente compratori, almeno sulle obbligazioni non investment grade, anche se non al livello di junk bond», ha spiegato Massimo Intropido di Ricerca Finanza. In parole povere significa che, pur a fronte di vendite non eccessive, mancano i compratori. Ciò dipende dal clima di grande preoccupazione diffuso tra gli operatori, che fa sì che vi sia meno fretta nel comprare. D’altra parte, non si può dar torto a chi temporeggia. «Da un lato abbiamo la Fed», ha continuato Intropido, «che, annunciando una politica di aumenti dei tassi di interesse piuttosto duratura, induce ad attendere prima di effettuare nuovi investimenti in bond, sapendo che il tempo dovrebbe portare rendimenti maggiori». Dall’altro lato, il maggior costo del denaro si è già tradotto in un aumento dei rendimenti, circostanza che di per sé dovrebbe attirare denaro fresco. Il problema è che ciò ha comportato anche un calo significativo dei prezzi, soprattutto dei titoli di minor qualità, che negli anni precedenti, a fronte di una domanda elevata, sono stati collocati con cedole che gli operatori considerano ormai insufficienti a prezzare adeguatamente la loro rischiosità. Titoli a maggior rischio emessi poco più di un anno fa con rendimenti per esempio del 3%, oggi quotano anche sotto quota 90 (rispetto a un valore nominale a 100). Risultato: chi li ha comprati e non vuole portarli a scadenza deve rassegnarsi a chiudere con una perdita piuttosto pesante in conto capitale.
Questo significa che si creano naturalmente interessanti occasioni per chi acquista, purché si scelgano titoli che si è in grado di portare fino a scadenza «perché il vantaggio di cui si può godere oggi da compratori può diventare un danno domani quando si diventerà venditori», ha concluso Intropido.
«L’allargamento degli spread tra i prezzi denaro e lettera delle obbligazioni su alcune piazza regolamentate, tra il primo prezzo in denaro e il primo in lettera», ha spiegato Lorenzo Raffo, trader obbligazionario, «si deve ai minori scambi sui bond, che tocca talvolta perfino i titoli di Stato». Per fare un esempio, il Bund 0,1% 2046, indicizzato all’inflazione (Isin DE0001030575), lunedì 21 gennaio alle ore 13,30 sul mercato EuroTlx quotava 121,01 euro in acquisto e 123,38 euro in vendita, mentre su Borsa Italiana il primo prezzo in acquisto era di 119,88 euro e di 124,02 euro in vendita. Quindi, rispettivamente, si registravano differenze in percentuale tra il primo livello in acquisto e il primo in vendita dell’1,95% sul Tlx e del 3,45% sul Mot. Lo stesso prodotto su Tradegatexchange, piattaforma di scambio non regolamentata, quotava in maniera ben più efficiente, con 122,014 euro in acquisto e 122,29 euro in vendita, equivalente a uno spread dello 0,22%. Ma il fenomeno non riguarda solo il Bund 2046, prodotto forse un po’ di nicchia, ma anche il più comune TNote Usa 1,625% 2020 (Isin US912828XH83) che ieri alle ore 13,45 sul Tlx quotava in denaro 98,16 dollari e in vendita 99 dollari. Su Borsa Italiana lo stesso prodotto si trovava a 98,332 in acquisto e 99,796 in vendita e sulla Borsa di Stoccarda a 98,54 dollari in acquisto e 98,62 dollari in vendita. Considerando che si tratta di una scadenza 30/6/2020, quindi piuttosto ravvicinata, gli operatori si chiedono se siano giustificate differenze dello 0,85% su Tlx e dell’1,48% su Borsa Italiana contro lo 0,08% di Stoccarda.
Anche i bond corporate comunque non la passano liscia. Il Petrobras 4,25% 2023 (Isin XS0835890350, taglio 100.000 euro), ieri alle 14,15 su Tlx quotava 107,66 euro in acquisto e 108,49 euro in vendita. Sull’Hi-Mtf (Multilateral Trading Facility) di Borsa italiana, il prezzo girava a 107,25 euro in acquisto e 109,25 euro in vendita, mentre sul circuito di ZKB Zurcher Kantonalbank, lo stesso prodotto girava a 107,75 euro in acquisto e 108,25 euro in vendita. In questo caso le differenze in percentuale variano dallo 0,77% di Tlx all’1,86% di Hi-Mtf e allo 0,46% di ZKB.
Gli esempi potrebbero proseguire all’infinito, con situazioni estremamente contraddittorie, talvolta a favore del regolamentato italiano e talvolta no. Come uscire dunque da questa situazione? Secondo Raffo, bisogna attrezzarsi ad operare anche con piattaforme Otc (over the counter) per acquistare su queste quando conviene di più. «Otc non significa più, come in passato, una struttura senza regole», ha aggiunto Raffo, «ma può trasformarsi in un ampio contesto di contrattazioni obbligazionarie dettate da una vasta platea di contributori e quindi di quotazioni. All’opposto succede che molti intermediari bancari ostacolino l’Over the counter e che lo stesso regolatore lo osteggi. «Non facendo certo così l’interesse dei piccoli e medi investitori, al di là dei motivi di natura tecnica che determinano l’apertura degli spread», ha concluso Raffo. (riproduzione riservata)