Gli strumenti. Per lavorare a questo tipo di strategia sono tanti gli strumenti a disposizione che hanno come sottostante l'indice tricolore. Si parte dal classico derivato, con l'indice Ftse mib disponibile sia nelle versione mini che in quella standard. La prima con un margine vicino ai 2.000 euro, il secondo con uno di 20.000 euro. Nel primo caso si possono guadagnare o perdere 1 euro a punto, nel secondo, invece, sono 5 gli euro per punto indice. Un altro strumento con cui è possibile lavorare questa posizione è l'etp a leva. Un esempio in questo senso è dato dall'etp di Boost leva 3. Una sorta di etf sia nella versione long che in quella short. L'etp restituisce la perfomance del sottostante, quindi se l'indice fa -1% e si investe 100 sull'etp leva long, si è perso 1. Passando al giorno successivo se lo stesso etp ancora nel portafoglio dell'investitore fa +1%, questa performance va applicata a 99, quindi il totale fa 99,99 e non 100. La somma delle performance fa zero mentre il risultato monetario è negativo per 0,01. E non è finita qui, fanno sempre parte della gamma delle possibilità i cfd con sottostante il Ftse mib, sia nella versione mini che in quella maxi. E infine un'alternativa potrebbe essere rappresentata anche dai certificati laverage, disponibili sul mercato dei prodotti a leva 7, targati Bnp Paribas, Unicredit e Société Générale. Anche in questo caso occorre essere molto attenti, perché il certificato restituisce una performance composta con meccanismo analogo a quello dell'etp.
Così i fondamentali. Ma quali sono i fondamentali a sostegno della tesi rialzista? La spinta principale arriva dal Quantitative easing. I 60 miliardi di euro al mese in acquisti di bond dovrebbero quantomeno contenere l'aumento dei tassi di interesse. Questo consentirà risparmi sulla spesa per interessi per Stato, aziende e famiglie. Quindi potrebbero aumentare consumi e investimenti. Confindustria ha stimato la potenziale spinta al pil in un +0,2%. Le curve dei mercati azionari restituiscono le attese sui tassi di crescita degli utili delle aziende che a loro volta sono legate al pil.
Il Qe ha prodotto un altro effetto benefico all'economia, ed è la discesa del tasso di cambio contro dollaro. La svalutazione favorisce le esportazioni, perché i prodotti italiani sono più a buon mercato. Banca Intesa in tempi non sospetti aveva segnalato che una riduzione stabile del tasso di cambio del 10%, per almeno sei mesi avrebbe consentito un incremento del pil dello 0,6%. Sulla stima degli effetti benefici sul pil, grazie al minieuro, si è spinta anche la Confindustria attestandola a un +0,8%.
Ma c'è anche la riduzione del prezzo del petrolio. La spesa per carburanti da autotrazione e da riscaldamento consentirà anche in questo caso risparmi di spesa nei bilanci di famiglie e imprese. La stima in questo caso di un spesa che potenzialmente si libera è dello 0,6%.
Queste forze espansive si scontreranno purtroppo con la bassa propensione al consumo delle famiglie italiane, ancora profondamente segnate dagli ultimi 7 anni, di cui 5 di recessione e solo 2 di espansione.
Per le imprese, invece, c'è il problema dell'attuale bassa capacità di utilizzo degli impianti, ora in media al 72,2%. La riduzione dei costi per le imprese quindi non si trasforma immediatamente in nuovi investimenti che sono già autosufficienti. Qualche miglioramento significativo potrebbe vedersi solo quando la capacità di utilizzo degli impianti supera in media l'80%.
A fronte di queste spinte positive ce ne saranno alcune, invece, negative. Un default disordinato in Grecia, la crisi della Russia dovuta al mini petrolio o a un'escalation delle tensioni con l'Ucraina e, infine, il timore dell'impatto di un potenziale aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti.
Sotto l'aspetto tecnico, invece, il Dax, un mercato guida per l'Europa, appare molto tirato. I rialzisti ovviamente si concentreranno più sugli aspetti positivi, mentre i ribassisti sulle variabili negative, purtroppo però solo una parte del mercato fra qualche settimana potrà dire di aver avuto ragione. (riproduzione riservata)
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