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Piazza affari sostenuta dal qe di draghi. una correzione può essere un'opportunità

Per il Ftse Mib l'obiettivo è 22.500

Pagina a cura di Giuseppe Di Vittorio
MFT - Numero 028 pag. 20 del 10/02/2015

Milano Finanza Intelligence Unit

Ma i ribassisti confidano nell'effetto combinato di Grecia, Russia e aumento dei tassi negli Usa. Il trading sull'indice italiano è possibile, oltre che coi tradizionali derivati, anche con etp, cfd e certificati a leva

Il segnale tecnico a lungo atteso sui mercati è arrivato. Il Ftse Mib si è lasciato alle spalle il lungo canale discendente che conteneva le quotazioni dalla metà del mese di giugno. La violazione è stata accompagna da volumi e volatilità, quindi sono arrivate delle importanti conferme tecniche. Alla base di questi segnali grafici c'è una notizia di carattere fondamentale attesa da tempo, e cioè la manovra di politica monetaria straordinaria varata dalla Banca Centrale Europea. Ora però è in corso un ritracciamento e in molti si chiedono se sia un'opportunità d'acquisto. Gli scenari di medio periodo sono due: si torna a salire fino a 22.500, proprio al livello dal quale si è partiti a giugno, o si torna a scendere sui minimi della metà di ottobre, a 17.500. La prima ipotesi apre spazi di rialzo fino al 10% circa, la seconda possibilità di cali fino al 14%. Sotto l'aspetto tecnico non c'è solo la violazione del canale ribassista a segnalare una certa forza del mercato. Ci sono almeno altre due figure a sostenere l'impulso positivo. La prima è più tradizionale, nota come doppio minimo, mentre l'altra è un po' più innovativa ed è stata teorizzata dal trader americano Larry Williams. Partendo da quest'ultima struttura il trader individua una potenziale inversione, quando il mercato disegna minimi, anticipati e seguiti da due minimi più alti, proprio ciò che è stato costruito dagli indici negli ultimi mesi. Le argomentazioni tecniche rialziste, quanto meno sotto il profilo tecnico, quindi non mancano. Nel momento in cui si scrive il Ftse Mib quota a 20.325 ed è sul brevissimo periodo all'interno di una significativa correzione. Che quello attuale sia un livello chiave è confermato anche da un'altra tecnica di interpretazione dei grafici, quella dei ritracciamenti di Fibonacci. La barriera a 20.835/840 rappresenta il 61,8% di ritracciamento del movimento di ribasso di lungo periodo da giugno a ottobre. Si tratta quindi dell'ultima barriera per classificare un impulso come ritracciamento. Salire oltre questo livello configurerebbe un'inversione. Gli obiettivi a 22.500 diventano quindi più abbordabili. Una strategia rialzista prevede quindi l'ingresso in posizione long sul breakout della resistenza a 20.835/840, grosso modo sui massimi di breve periodo. Una strategia più prudente, invece, può essere costruita attendendo un ritracciamento di brevissimo periodo un po' più profondo, magari aspettando i tre classici movimenti di correzione prima di ripartire. Al momento abbiamo un solo movimento a forma di rettangolo. Sempre in ottica prudenziale il punto di ingresso potrebbe essere fissato sul test del bordo superiore del canale rialzista giugno-ottobre prima citato. A questo proposito lo stop loss andrà collocato a 19.400, mentre nel caso del primo ingresso più aggressivo e immediato meglio proteggere la propria posizione a 20.000 punti. Archiviati gli stop loss e i punti di ingresso, si tratta di individuare quelli che sono i target di queste operazioni. La barriera a 21.500 punti, dove passano i massimi della metà di giugno, appare un primo ostacolo all'ascesa delle quotazioni. Il vero target verso l'alto è rappresentato però dai citati massimi dei primi di giugno a 22.500. L'obiettivo finale viene ottenuto anche come proiezione verso l'alto dell'altezza del canale discendente che ha contenuto le quotazioni dal mese di ottobre al mese di gennaio. In questo periodo il mercato ha disegnato una sorta di box.

 

Gli strumenti. Per lavorare a questo tipo di strategia sono tanti gli strumenti a disposizione che hanno come sottostante l'indice tricolore. Si parte dal classico derivato, con l'indice Ftse mib disponibile sia nelle versione mini che in quella standard. La prima con un margine vicino ai 2.000 euro, il secondo con uno di 20.000 euro. Nel primo caso si possono guadagnare o perdere 1 euro a punto, nel secondo, invece, sono 5 gli euro per punto indice. Un altro strumento con cui è possibile lavorare questa posizione è l'etp a leva. Un esempio in questo senso è dato dall'etp di Boost leva 3. Una sorta di etf sia nella versione long che in quella short. L'etp restituisce la perfomance del sottostante, quindi se l'indice fa -1% e si investe 100 sull'etp leva long, si è perso 1. Passando al giorno successivo se lo stesso etp ancora nel portafoglio dell'investitore fa +1%, questa performance va applicata a 99, quindi il totale fa 99,99 e non 100. La somma delle performance fa zero mentre il risultato monetario è negativo per 0,01. E non è finita qui, fanno sempre parte della gamma delle possibilità i cfd con sottostante il Ftse mib, sia nella versione mini che in quella maxi. E infine un'alternativa potrebbe essere rappresentata anche dai certificati laverage, disponibili sul mercato dei prodotti a leva 7, targati Bnp Paribas, Unicredit e Société Générale. Anche in questo caso occorre essere molto attenti, perché il certificato restituisce una performance composta con meccanismo analogo a quello dell'etp.

 

Così i fondamentali. Ma quali sono i fondamentali a sostegno della tesi rialzista? La spinta principale arriva dal Quantitative easing. I 60 miliardi di euro al mese in acquisti di bond dovrebbero quantomeno contenere l'aumento dei tassi di interesse. Questo consentirà risparmi sulla spesa per interessi per Stato, aziende e famiglie. Quindi potrebbero aumentare consumi e investimenti. Confindustria ha stimato la potenziale spinta al pil in un +0,2%. Le curve dei mercati azionari restituiscono le attese sui tassi di crescita degli utili delle aziende che a loro volta sono legate al pil.

Il Qe ha prodotto un altro effetto benefico all'economia, ed è la discesa del tasso di cambio contro dollaro. La svalutazione favorisce le esportazioni, perché i prodotti italiani sono più a buon mercato. Banca Intesa in tempi non sospetti aveva segnalato che una riduzione stabile del tasso di cambio del 10%, per almeno sei mesi avrebbe consentito un incremento del pil dello 0,6%. Sulla stima degli effetti benefici sul pil, grazie al minieuro, si è spinta anche la Confindustria attestandola a un +0,8%.

Ma c'è anche la riduzione del prezzo del petrolio. La spesa per carburanti da autotrazione e da riscaldamento consentirà anche in questo caso risparmi di spesa nei bilanci di famiglie e imprese. La stima in questo caso di un spesa che potenzialmente si libera è dello 0,6%.

Queste forze espansive si scontreranno purtroppo con la bassa propensione al consumo delle famiglie italiane, ancora profondamente segnate dagli ultimi 7 anni, di cui 5 di recessione e solo 2 di espansione.

Per le imprese, invece, c'è il problema dell'attuale bassa capacità di utilizzo degli impianti, ora in media al 72,2%. La riduzione dei costi per le imprese quindi non si trasforma immediatamente in nuovi investimenti che sono già autosufficienti. Qualche miglioramento significativo potrebbe vedersi solo quando la capacità di utilizzo degli impianti supera in media l'80%.

A fronte di queste spinte positive ce ne saranno alcune, invece, negative. Un default disordinato in Grecia, la crisi della Russia dovuta al mini petrolio o a un'escalation delle tensioni con l'Ucraina e, infine, il timore dell'impatto di un potenziale aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti.

Sotto l'aspetto tecnico, invece, il Dax, un mercato guida per l'Europa, appare molto tirato. I rialzisti ovviamente si concentreranno più sugli aspetti positivi, mentre i ribassisti sulle variabili negative, purtroppo però solo una parte del mercato fra qualche settimana potrà dire di aver avuto ragione. (riproduzione riservata)

 

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