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Oro, punto di svolta a basso rischio?
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Oro, punto di svolta a basso rischio?

di Massimo Brambilla
15 maggio 2026, 14:00

Milano Finanza Intelligence Unit

Torna a crescere la domanda in aprile, sostenuta dagli Etc europei. Nel mese di maggio, anche i grafici di argento e platino propongono una lettura rialzista che attende conferma. Positive le previsioni a 12 mesi, con un down side risk contenuto rispetto alle azioni

Dopo i deflussi di febbraio registrati dagli Etf e le vendite di oro fisico da parte di alcune banche centrali bisognose di liquidità operativa, principalmente la Turchia con 79 tonnellate vendute in difesa del cambio e poi la Russia con sei tonnellate, le tensioni geopolitiche di aprile e quelle economiche legate al petrolio hanno riportato in aprile l’attenzione degli investitori verso i metalli preziosi: un’attenzione composta, vista la pacatezza dei prezzi e dei volumi di scambio, mentre i nuovi afflussi netti registrati dagli Etf americani si sono attestati a un miliardo di dollari e quelli asiatici 1,8 miliardi, fino a raggiungere 3,7 miliardi di dollari da parte degli Etc europei che hanno guidato la domanda di aprile, secondo il World Gold Council.

La dinamica del mercato e il punto di svolta per l'oro

La dinamica del mercato non è passata inosservata a WisdomTree: l’emittente di Etf/Etp più specializzato sulle commodity ritiene che possa essere stato raggiunto un punto di svolta proprio verso la fine di marzo, dove l'oro ha iniziato nuovamente a registrare un trend al rialzo. La tendenziale ripresa si è verificata nonostante diversi fattori siano stati tradizionalmente sfavorevoli, come il dollaro più forte, i rendimenti obbligazionari elevati e la riduzione delle aspettative di tagli al costo del denaro da parte della Fed, insieme a previsioni di aumento dei tassi da parte della Bce e della BoE. Se l'oro è in grado di recuperare malgrado questi venti contrari, vuol dire che di base soffia un forte vento favorevole, rappresentato molto probabilmente dall’elevato rischio geopolitico.

Argento e platino nel breve termine

Nella settimana appena conclusa è stato l’argento il protagonista: dopo il +6,26% del 6 maggio, lunedì 11 ha chiuso la seduta con un sonoro +7% a quota 86 dollari per oncia, annoverabile tra le sedute da record nel rally degli ultimi 12 mesi.

I preziosi «bianchi», estendendo l’insieme più che altro al platino oltre all’argento, hanno lanciato un segnale grafico che sosterrebbe quanto avanzato da WisdomTree sull’oro: per entrambi lo slancio è avvenuto dopo una seduta di consolidamento del guadagno della trendline discendente tracciata sui due picchi decrescenti del 2 marzo e del 17 aprile, trendline presente anche sull’oro e conquistata di misura.

Inoltre, sull’argento appare in modo molto più chiaro il consolidamento sopra il minimo più profondo (61 dollari) registrato per tutti i preziosi il 23 marzo. Questo consolidamento è costituito da due minimi più alti che circondano il punto più basso del 23 marzo, entrambi tracciati sul sostegno a 71,3 dollari che si è creato in occasione dello sfogo di volatilità tra Natale e l’Epifania. Anche il platino ha disegnato una conformazione grafica molto simile.

Oro e azioni: performance contro rischio

L’oro, invece, sta mantenendo un profilo più pacato a causa dell’effervescenza dei mercati azionari: le borse, Wall Street in testa seguita da Tokyo, viaggiano sui massimi storici pur nell’ambito di una volatilità più alta rispetto a inizio anno, ma senza più eccessi, considerando la crisi mediorientale come transitoria. La propensione al rischio ha ripreso quota, guidata dagli utili societari, e questo non costituisce uno stimolo verso l’acquisto di oro, data l’aspettativa di performance attribuita alle azioni. Ma le situazioni e le convinzioni cambiano rapidamente di questi tempi e l’oro si presenta come valida alternativa avendo un «down side risk» per i prossimi 12 mesi che appare molto contenuto.

Lo scenario di consenso per i prossimi 12 mesi

WisdomTree ha elaborato tre scenari sull’oro per i prossimi 12 mesi, a cui sono connessi in larga misura i movimenti dell’argento e del platino. Lo scenario di base, il più probabile secondo le attese di oggi (suscettibili per altro di cambiamenti in funzione della durata delle tensioni sul petrolio), è tratto dal sondaggio di Bloomberg tra gli economisti effettuato a fine marzo, dove la quotazione del Brent e la relativa curva future erano sostanzialmente in linea con la situazione attuale.

Sulla base delle aspettative di consenso a 12 mesi di consenso a 12 mesi relative all’inflazione (2,8%), ai rendimenti dei decennali Usa (4,13%) e al dollaro statunitense (96,3 in termini di Dollar index), l’oro dovrebbe salire almeno a quota 5.500 dollari per oncia nel corso del prossimo anno, secondo il modello di WisdomTree. In questo scenario le pressioni inflazionistiche rimarrebbero superiori al target della Fed e della Bce, spinte dal conflitto in Iran, dall'espansione di bilancio negli Stati Uniti e in Europa e dalle continue interruzioni delle catene di approvvigionamento legate ai dazi.

Dall'inizio del conflitto, i rendimenti dei Treasury americani a 10 anni sono già aumentati in modo significativo, crescendo dal 3,95% al 4,4%. In media, le previsioni non indicano ulteriori rialzi considerevoli rispetto ai livelli attuali. Nel frattempo, il dollaro statunitense si è apprezzato grazie al suo status di bene rifugio e al ruolo degli Stati Uniti come esportatori netti di energia.

Tuttavia, le forze strutturali, tra cui l'ampliamento dei deficit gemelli, dovrebbero tornare a farsi sentire, producendo un graduale deprezzamento. Il consensus Bloomberg indica che tale deprezzamento sarà modesto, riportando il Dollar index ai livelli registrati nel gennaio 2026, dove 95,5 costituì il punto di minimo, piuttosto che a valori significativamente inferiori.

Lo scenario toro dettato da inflazione e debolezza del dollaro

Lo scenario rialzista vedrebbe l’inflazione salire al 4%, riflettendo la crisi energetica e altre pressioni lungo le catene di approvvigionamento. Anche se la Federal Reserve fosse riluttante a inasprire la politica monetaria, riconoscendo che gli aumenti dei prezzi sono guidati da fattori dal lato dell’offerta, per WisdomTree è comunque probabile che i rendimenti dei decennali Usa aumentino fin al 5%. Allo stesso tempo, la svalutazione del dollaro statunitense sarebbe più pronunciata rispetto allo scenario di consenso, cioè fino a quota 90 del Dollar index.

Se l'inflazione dovesse salire verso il 4%, mentre la Fed si astenesse dall'inasprire le condizioni monetarie, la banca centrale potrebbe essere accusata di aver commesso un errore o di aver ceduto alle pressioni politiche. In tale scenario, il sentiment nei confronti dell’oro si rafforzerebbe in modo significativo, dato che il metallo prezioso è sempre più spesso considerato una copertura contro il deprezzamento delle valute fiat: secondo WisdonTree il target dell’oro sfiorerebbe almeno 5.900 dollari per oncia.

Lo scenario orso che potrebbe innescare la Fed

Nello scenario ribassista per l’oro, la Fed riuscirebbe a condurre l’inflazione al suo obiettivo del 2%, un livello disatteso negli ultimi anni, ma a costo di una crescita economica più debole. L'aumento dei tassi di interesse porterebbe a un apprezzamento significativo del dollaro, almeno fino a 108 del Dollar index, invertendo gran parte del deprezzamento osservato nel 2025.

Sebbene WisdomTree consideri questo scenario il meno probabile, non può essere escluso a priori: se la Fed intendesse dimostrare la propria indipendenza, potrebbe adottare una posizione più decisa rispetto a quanto attualmente previsto. Questo contesto di inflazione più bassa sosterrebbe un calo dei rendimenti obbligazionari fino al 3,5%, mentre i prezzi dell'oro si ritroverebbero nell’area compresa tra 4.600 e 4.650 dollari l’oncia, non distante dalla quotazione attuale. (riproduzione riservata)



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