Ben venga il rimbalzo delle borse, ma attenzione a non farsi ingannare, perché abbiamo davanti a noi ancora alcune settimane di passione da vivere. Ci sono due fattori che remano contro: buyback e stagionalità. Questo non significa però che i trader siano dispiaciuti, tutt’altro. Il ritorno della volatilità e la sua stabilizzazione apparente intorno alla soglia critica dei 20 punti base, incurante tra l’altro dei rialzi borsistici americani di ieri, lascia intendere che ci sarà ancora da ballare. Il tutto, a prescindere da quello che deciderà di fare la Federal Reserve, il 18 settembre.
Come anticipato, uno degli elementi fondamentali che verrà a mancare per favorire strutturalmente i rialzi dei corsi azionari dei titoli è l’interruzione dei buyback in atto. Con la fine del mese corrente, terminerà anche il terzo trimestre e partirà dunque la sessione delle pubblicazioni dei risultati delle società americane. Per regolamentazione, le società quotate sono obbligate a interrompere tutte le operazioni di riacquisto titoli a partire da 30 giorni prima della pubblicazione dei loro risultati. L’autorità garante dei mercati finanziari americana ha introdotto questa normativa per evitare il rischio di manipolazione dei mercati.
Può sembrare cosa da poco, ma invece il congelamento dei buyback avrà grande impatto sulla possibilità di rivedere i massimi degli indici. A maggior ragione se si considera che negli ultimi mesi le grandi società sono corse ad annunciare piani di riacquisto titoli mostruosi. Per rendere l’idea basta prendere in considerazione il titolo Apple che, all’inizio di maggio 2024 ha presentato un piano di buyback da 110 miliardi di dollari, il più grande nella storia degli Stati Uniti. Cupertino tuttavia è solo la punta dell’iceberg, visto che tutte le mega cap, soprattutto tech e finanziari, si sono impegnati a reinvestire capitale nelle proprie azioni. Entro il 2025, Goldman Sachs prevede che il totale dei riacquisti di azioni proprie degli Stati Uniti supererà i mille miliardi di dollari. La banca d’affari ritiene che questa crescita sia guidata dalla forte crescita degli utili tecnologici e dai tassi d’interesse più bassi. C’è poi un altro fattore, tenuto altamente in considerazione dai trader che è quello della stagionalità. Le proiezioni di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane, tenendo in considerazione come è andato il passato, non è edificante. Storicamente l’anno in cui si svolgono le elezioni elettorali ha una stagionalità positiva in termini di performance annuale. Tuttavia all’interno dell’anno, prendendo in considerazione gli ultimi 96 anni di borsa dello S&P500, è maggiormente ricorrente che nei due mesi precedenti alla tornata elettorale (settembre e ottobre) si registrino delle perdite sugli indici.
Tra l’altro la discesa che solitamente avviene in questi due mesi è lo storno più importante che c’è durante tutto l’anno. Questa fattispecie è persino accentuata quando l’esito delle elezioni risulta maggiormente incerto, come in questo caso (almeno stando ai sondaggi). Già, avere questi due fattori critici contro, basta per far propendere i trader verso il tasto delle vendite piuttosto che su quello degli acquisti. Se a questo, aggiungiamo poi anche l’instabilità delle politiche monetarie delle banche centrali per gli ultimi mesi dell’anno, ecco spiegato il monito riguardo imminenti rialzi borsistici. (riproduzione riservata)