La vita del trader/investitore, di questi tempi, è sempre più difficile. Il dilemma è se scegliere fra il trading sulle azioni o investire in obbligazioni. Se si punta sull’azionariato, bisogna considerare che ci sono multipli fuori controllo e che il rischio storno è dietro l’angolo a causa di una dichiarazione o di un tweet. Ma investire sulle obbligazioni è diventato quasi privo di logica economica, visto che un quarto di tutti i bond mondiali hanno oramai un rendimento negativo (e la quota sembra destinata ad aumentare).
L’ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, ha già messo le mani avanti dichiarando che i tassi negativi sui T-bond Usa «sono assolutamente possibili, si tratta solo di superare una barriera mentale». L’esempio calzante di quanto sopra descritto è rappresentato dal Bund. Acquistare oggi il dieci anni tedesco significherebbe, teoricamente, subire una perdita di circa lo 0,70% lordo da qui a un anno. Praticamente si tratta di pagare un saggio per prestare i propri soldi alla Germania. Perché allora non prendere il meglio da entrambi gli asset e dedicarsi al trading sulle obbligazioni?
Tralasciando la nicchia dei future su Btp e Bund, riservata ai trader professionali, i comparti più fecondi di potenzialità sono i Btp e i titoli di emittenti sovranazionali in valute emergenti. Entrambi non presentano problemi di liquidità. Sui due fronti occorre specializzarsi su pochi bond che vanno poi seguiti giorno per giorno. Per i titoli di Stato italiani, molti trader preferiscono selezionare scadenze lunghe con elevata volatilità. Non c’è solo il classico cavallo di battaglia del 2,8% scadenza 2067 (Isin IT0005217390) ma anche altri «mezzi Matusalemme», quali il 3,85% scadenza 2049 (Isin IT0005363111) e il 3,45% scadenza 2048 (Isin IT0005273013), adatti sia a operatività intraday sia per periodicità più lunghe. Il metodo più efficiente, negli ultimi tempi, è stato quello di rivolgersi a scadenze corte (massimo 3 anni) con quotazioni sotto 100 puntando su profittabilità medie di 50-80 punti base. Ora però la relativa schiera si è di fatto azzerata e c’è allora chi li ha sostituiti con i Cct 2025 e con i Btp€i indicizzati all’inflazione europea, meno esasperati rispetto ai Btp lunghi, con specifici vantaggi di volatilità più regolare e di migliore continuità dei trend.
Decisamente più redditizia l’operatività con obbligazioni nelle divise emergenti, dove si somma il doppio effetto della variabilità delle quotazioni con quella dei cambi. Quest’ultimo è un punto forte che si può però trasformare in un altrettanto punto debole, se il trading risulta sbagliato. In questo contesto, la scelta dei titoli deve puntare su scadenze lunghe nel caso l’area valutaria di riferimento sia esposta a tagli dei tassi (come avvenuto di recente per quella turca). All’opposto, la scelta deve ricadere sulle scadenze corte, se non si prospettano interventi di natura monetaria. Si consideri che, per esempio, su scadenze 2020 nel contesto del peso messicano, del rand sudafricano e del real brasiliano si registrano quotazioni poco sotto o poco sopra 100.
Questi prodotti finanziari, seppur volatili, hanno rapporti rischio/rendimento migliori rispetto a vite residue lunghe. Gli operatori più evoluti possono ridurre il rischio cambio con delle strategie di hedging sulle valute. Il vantaggio è che si neutralizzano le oscillazioni delle monete. Bisogna però considerare il costo delle coperture che, per le valute più volatili, potrebbe ridurre in maniera sensibile gli eventuali guadagni derivanti dalle operazioni di compravendita. Molti degli operatori che hanno deciso di convertire la loro operatività verso il trading in obbligazioni non sono tornati indietro. Il fattore che viene evidenziato maggiormente è la riduzione dello stress, soprattutto per una migliore gestione della volatilità dell’asset. Attenzione però a considerarla un’attività esente da rischi perché non ci si può illudere di essere al sicuro rispetto a crisi societarie o problemi di altra natura. Per vivere più sereni, meglio essere flat ogni sera o appendere direttamente il mouse al chiodo. (riproduzione riservata)