Un tema che negli ultimi mesi ha preso sempre più piede sui mercati finanziari, sulla scorta anche del crescente interesse che sta riscontrando nell’opinione pubblica, è quello dell’intelligenza artificiale: si tratta di un argomento che sollecita molteplici spunti di dibattito, dal fronte etico a quello della trasparenza, ma che dal punto di vista operativo si esprime essenzialmente nei termini del potenziale di crescita che può offrire e delle eventualità opportunità operative che potranno rendersi via via disponibili per cogliere questo nuovo macro trend. E come spesso accade il mercato dei certificati è stato ancora tra i primi a muoversi, forte di una capacità di emissione ormai pressoché capillare e istantanea, ideale per rimanere sempre allineati alle mutevoli condizioni di mercato.
Proprio sul tema dell’intelligenza artificiale l’ultima settimana ha visto protagonisti due emittenti in particolare, Vontobel e Bnp Paribas, che hanno voluto mettere in evidenza un allargamento della propria gamma di prodotti d’investimento e speculativi, con un’offerta mirata a puntare proprio su questo fronte caldo. L’operatore svizzero ha promosso il recente lancio di uno “Strategic certificate”, sull’indice Vontobel Artificial Intelligence Opportunities, mentre quello francese ha annunciato la quotazione sul SeDeX di una nuova tranche di Turbo Unlimited su alcune delle principali aziende protagoniste in tema di Intelligenza Artificiale.
Ma andiamo con ordine. L’offerta di Vontobel si concentra su un singolo prodotto, appartenente alla classe dei cosiddetti AMC, cioè gli “Actively Managed Certificates”, i certificati a gestione attiva, che proprio Vontobel aveva portato per la prima volta a piazza Affari nel settembre 2021. Come si è già avuto modo di analizzare proprio su queste colonne, sono certificati a replica lineare, legati però a un indice o un paniere gestito attivamente da un Index Advisor: la composizione del basket è cioè demandata alle scelte d’investimento di un soggetto terzo, che opera in modo del tutto discrezionale con l’obiettivo di massimizzare i profitti. Nel caso del certificato di Vontobel, il sottostante è, appunto, il Vontobel Artificial Intelligence Opportunities index, gestito attivamente dallo stesso operatore svizzero: il paniere è composto da un minimo di 30 a un massimo di 50 società di piccola, media e grande capitalizzazione fortemente associate all’intelligenza artificiale. La selezione viene effettuata in base alle valutazioni qualitative degli analisti di Vontobel, all’interno di una gamma di oltre 7.000 società che appartengono a diversi settori, da quello tecnologico, a quello dei beni di consumo, passando per il settore dell’assistenza sanitaria e quello dell’industria. Il certificato di Vontobel è un prodotto Open-End (senza scadenza) che non paga alcun importo addizionale e il cui rendimento potenziale è legato essenzialmente all’andamento del sottostante, quindi alla capacità degli analisti di Vontobel di comporre un paniere profittevole, che viene replicato in modo lineare, al netto di una commissione di gestione annua dell’1,25%.

L’offerta di Bnp Paribas si concentra invece su una logica prevalentemente speculativa, dal momento che la nuova gamma comprende una serie di Turbo Unlimited sui titoli Nvidia, Microsoft, Alphabet, Meta, Amazon, Global Foundries, Dynatrace, Uipath, Micron Technologies, C3.AI, Relx e NetApp. In questo caso i sottostanti sono identificabili in modo chiaro e univoco, per cui sarà l’investitore a dover/poter decidere su quale puntare, con un approccio che potrà essere sia rialzista (Turbo Long) sia ribassista (Turbo Short), accompagnato in entrambe le versioni da un effetto leva più o meno sostenuto a seconda del prodotto prescelto. Com’è noto, il prezzo teorico di un Turbo è dato dalla differenza tra la quotazione del sottostante e lo strike di ogni certificato: tanto più questa differenza sarà ridotta, tanto minore sarà il prezzo del certificato e quindi maggiore il suo effetto leva. Sarà però anche maggiore il suo rischio, dal momento che allo stesso livello dello strike è collocata anche una barriera disattivante, toccata la quale lo strumento si azzera, imponendo la chiusura automatica della posizione e la perdita del capitale investito. (riproduzione riservata)