C’è poco da fare, ai trader piace la volatilità e quando questa si riduce scendono anche volumi, controvalore scambiato e trade in generale. Ma non su tutti i comparti, perché quelli più piccoli come Aim e Star, fatte le dovute proporzioni in termini assoluti, invece festeggiano.
Nel report di Borsa Italiana che raccoglie i principali dati di mercato, si può ben notare come nel primo semestre del 2021 su tutto l’Mta si siano registrati scambi per un controvalore totale di 290 miliardi di euro, in calo di 40 miliardi rispetto allo stesso periodo 2020 (e con 6 milioni di trade in meno). Ricalca perfettamente la tendenza la media giornaliera del controvalore scambiato che nei primi sei mesi del 2021 è stata all’incirca di 2,4 miliardi, eseguiti attraverso 340 mila trade medi al giorno, rispetto ai 2,75 miliardi della media giornaliera dei primi sei mesi del 2020 (386 mila operazioni medie giornaliere). La discrepanza, come anticipato, è da imputare al calo della volatilità o meglio, all’eccessiva volatilità che si registrò durante i mesi di febbraio e marzo dell’anno scorso quando questa arrivò a toccare i 90 punti, rispetto ad una media nei primi sei mesi del 2021 che viaggia intorno ai 14/15 punti. Nell’apice della crisi sanitaria, tra febbraio e aprile 2020, molti broker hanno rilevato un aumento dei nuovi clienti, neofiti in parte già formati e in ogni caso con forte interesse verso i mercati. Oltre a questi nuovi trader, quelli in sonno si riattivarono, tornando a operare. Elemento favorito in parte anche dai lock down nelle città. Con il progressivo ritorno alla (nuova) normalità i mercati finanziari hanno ridotto il loro nervosismo, riducendo la volatilità e con essa le possibilità operative.
Anche i dati del controvalore scambiato sul mercato Sedex (il segmento su cui vengono scambiati i derivati e perciò quello più incline ai trader) parlando chiaro: 9 miliardi del 2021 rispetto ai 10,5 miliardi del 2020. Si conferma però una solita tendenza: ai trader italiani piacciono le grandi capitalizzazioni visto che i cinque titoli più scambiati sono sempre Intesa Sanpaolo, Stellantis, Unicredit, Enel ed Eni, che messi insieme, fanno quasi il 40% di tutti gli scambi del listino italiano. Questi dunque i risultati in generale, tuttavia se si entra un po’ più nello specifico ecco arrivare le sorprese. Sì perché tra i segmenti di Borsa Italiana ci sono quelli dello Star e dell’Aim che sono invece in controtendenza. Lo Star è il comparto del mercato Mta di Borsa Italiana nato nel 2001 per valorizzare le PMI con caratteristiche di eccellenza e per aumentare la loro visibilità verso gli investitori italiani ed esteri. Le società quotate su questo segmento si impegnano a rispettare requisiti stringenti in termini di: liquidità, trasparenza e corporate governance. Tutti parametri che fanno gola a trader e investitori. Nel corso degli ultimi sei mesi sullo Star c’è stato un turnover di controvalore pari a 14,3 miliardi di euro, in netto aumento (+16%) rispetto ai 12,3 miliardi dello stesso periodo 2020, effettuato attraverso 4,23 milioni di operazioni (4 milioni nel 2020). Altro segnale che se le grandi capitalizzazioni soffrono una riduzione degli scambi mentre la culla del Made in Italy, ossia le pmi italiane, non temono disinteresse è dato dal segmento Aim. Il comparto non regolamentato, entrato nel portafoglio dei growth market di Euronext dopo l’acquisizione di Borsa Italiana da parte della borsa paneuropea, ha registrato un aumento del 64% del controvalore scambiato passando da 1,13 miliardi del primo semestre 2020, ai 1,86 miliardi del 2021. Si sta purtroppo parlando di un controvalore medio giornaliero che è ancora esiguo, nell’ordine dei 15 milioni di euro, tuttavia se si vuol guardare il bicchiere mezzo pieno si può considerare che anche il numero di trade effettuati è aumentato dello stesso ordine il che sta a significare che i trader retail oramai puntano su un riallineamento delle quotazioni delle società dell’Aim che durante il piano della crisi sanitaria sono state quelle maggiormente penalizzate.
Si torna ad una tendenza ribassista se si esce invece da titoli azionari per andare sui titoli governativi. Se si esamina il segmento del fixed income si può facilmente notare come anche qui la riduzione del controvalore scambiato si sia ridotta in maniera abbastanza importante nel primo semestre 2021, rispetto a quello 2020, raggiungendo i 91 miliardi di euro rispetto ai 114 miliardi precedenti. In netto calo anche il numero di trade effettuati su quest’asset, ridotti di quasi il 30% a 1,6 milioni. Se si entra nel dettaglio dei dati relativi al reddito fisso è evidente come i titoli sovrani italiani siano quelli di maggior appeal da parte degli investitori con però un controvalore scambiato nel 2021 di circa 85 miliardi, in ribasso del 20% sul primo semestre 2020. In netta riduzione anche gli scambi delle obbligazioni corporate che sono passati dai 1,25 miliardi di euro del 2020 ai 770 milioni di quest’anno registrando quasi un 40% in meno degli scambi. Curiosa controtendenza invece per le obbligazioni convertibili che sono aumentate dagli 11,3 milion i di euro passando a 17 milioni di euro dei primi sei mesi 2021.