La borsa giapponese potrebbe essere la sorpresa ribassista di fine anno per i trader. Uno short sull’indice che permette in aggiunta di avere un rischio contenuto per la possibilità di mettere uno stop loss dell’operazione decisamente stretto. L’indice Nikkei si trova a ridosso dei 27 mila punti, livelli che non venivano colpiti dal 1991 e che rappresentano pertanto una resistenza statica di lungo periodo. Non è infatti un caso che la borsa nipponica stia battendo dall’inizio del mese di dicembre su questo tetto senza però esser mai riuscito a superare la barriera psicologica dei 27 mila punti. Il massimo relativo di questa concentrazione di candele giornaliere si è verificato nella seduta del 7 dicembre raggiungendo quota 26.894,25 punti tuttavia, in tutte le altre giornate di borsa si è sempre rimasti tra 26.500 e i 26.900 punti con performance alterne. A far propendere per la via ribassista è proprio questa configurazione laterale da 25 novembre scorso, con performance alterne che potrebbero dar vita ad una figura tecnica denominata diamante.
Il Diamand Top/Bottom (questo il nome per esteso) è un patter grafico piuttosto raro e anche la sua individuazione non è semplice, in quanto può essere facilmente confusa con una semplice distribuzione. Si tratta di una figura d’inversione che si verifica alla fine di un trend direzionale e il cui completamento provoca una forte inversione di tendenza. In particolare, il diamante si verifica alla fine di un trend rialzista di medio termine con i prezzi che, dopo una salita di una certa consistenza, provano ad allungare ulteriormente e si spingono su nuovi massimi (appunto il massimo del 7 dicembre). Da tale livello però parte un movimento correttivo che porta il mercato sotto l’ultimo minimo crescente disegnato nel corso della salita (minimo relativo dell’8 dicembre a 26.327,08 punti). In questa fase, la volatilità è ancora elevata e segnala un certo nervosismo da parte degli operatori, come testimoniano gli oltre 560 punti di excursus tra il massimo e il minimo relativo del 7 e l’8 dicembre (e il recupero superiore ai 300 punti della seduta successiva del 9 dicembre). A questo punto però i prezzi entrano nella seconda parte di questa figura, caratterizzata invece da una contrazione della volatilità, come si è verificato nelle scorse tre sedute con il corpo delle candele che non ha mai superato i 100 punti. Il mercato disegna infatti un triangolo simmetrico, caratterizzato da un massimo decrescente e un minimo crescente. Prima che i prezzi raggiungano l’apice di questo triangolo si verifica una brusca flessione, che completa la figura e provoca un’inversione ribassista di tendenza. Poiché si sono verificati tutti i presupposti, i trader sono pronti a sfruttare l’eventuale movimento ribassista che potrebbe seguire nei prossimi giorni.
I target sono infatti molto interessanti e proiettano un primo obiettivo che si trova a 26 mila punti, in corrispondenza del massimo relativo del 17 novembre scorso. Un secondo target si trova invece a 25.400 punti, anche se è solo un target intermedio prima del vero obiettivo degli operatori ribassisti, intorno ai 24.400 punti. Si tratta di un punto di arrivo nel medio termine, ma la fase di storno provocata dal diamante è di norma molto potente e riesce a fare ampi movimenti in un tempo relativamente ristretto. Come anticipato, il fattore interessante di una configurazione simile è quella di poter mettere uno stop loss decisamente ristretto, rispetto ai potenziale target. In questo caso basta infatti prevedere un’uscita dalla posizione se il Nikkei 225 supera rialzo quota 27.100 punti. Si potrebbe anche utilizzare solo quota 27 mila punti ma visto che si tratta di oltre 2.000 punti di guadagno (se si prendono tutti i target), si può essere anche di manica larga. La gestione dell’operazione da buon padre di famiglia prevede tuttavia lo smobilizzo di parte della posizione man mano che si raggiungono gli obiettivi.
A livello fondamentale, sebbene in miglioramento, i dati macro mostrano ancora un’economia in difficoltà. In particolare, proprio il 14 dicembre l’importante indice Tankan ch misura le condizioni economiche generali dei grandi produttori manifatturieri, era pari a -10, in miglioramento rispetto alle previsioni a -15 (e rispetto alla rilevazione precedente di -27), ma sempre negativo. Un valore superiore allo 0 indica un miglioramento delle condizioni, mentre un valore negativo indica un peggioramento. Lo yen inoltre, tra i beni rifugio per eccellenza, quando torna l’avversione al rischio, corre il pericolo rafforzarsi: il ritorno delle tensioni sui mercati (attenuate, ma mai sopite) può portare a una corsa agli acquisti di moneta giapponese. E ciò, nonostante la politica monetaria ultra espansiva della Bank of Japan, produrrebbe un apprezzamento della moneta che potrebbe influire negativamente sull’export e sulla bilancia commerciale.
I più aggressivi tra gli operatori possono lavorare sui future sull’indice ma, per un’operatività ribassista del genere, è forse preferibile ricorrere a Etf o certifcati short. L’unica accortezza è quella di fare attenzione ai prodotti a leva: potrebbero essere interessanti ma solo a fronte di una discesa repentina e immediata, altrimenti c’è il rischio d’incorrere (per gli Etf a leva) nel compounding, il famigerato interesse composto che nel medio termine influisce negativamente sulle performance. (riproduzione riservata)