Dopo il crollo e il successivo rimbalzo, assimilabili alla Fase 1 e Fase 2 dell’emergenza sanitaria ed economica, a che punto sono oggi le principali borse? Quale ha più chance di recupero? La risposta è già chiara: fermo restando che manca ancora qualche conferma, in arrivo forse già oggi, è Wall Street quella meglio impostata. Segue a ruota la Germania, mentre l’Italia appare ancora lontana da un’impostazione rialzista.
Se il mondo è quasi tutto ancora alle prese con la Fase 2, alcune piazze finanziarie stanno già per entrare nella Fase 3, quella del pieno recupero, mentre altre ancora arrancano. Gli indici Usa sono appunto i più prossimi alla Fase 3: nell’ultima seduta il future sull’S&P500 ha violato al rialzo la resistenza statica a 2.970 punti andando a chiudere a ridosso dei 3.000 punti. Poiché però ieri i mercati cash americani (così come Londra) erano chiusi per il Memorial Day, servirà un’ulteriore conferma della rottura rialzista. E se non dovesse arrivare, sarebbe solo un rinvio perché l’impostazione dell’indice americano rimane comunque robusta, a livello tecnico come fondamentale.
I prezzi dell’S&P500 hanno superato lo scoglio di quota 2.930 punti, resistenza statica formata dal 61,8% del ritracciamento di Fibonacci del movimento ribassista partito il 20 di febbraio a 3.400 punti, e culminato con il minimo il 23 marzo a 2.174 punti. Il recupero non è stato semplice, anche perché nelle ultime tre settimane la spinta propulsiva vista in aprile è venuta a mancare, lasciando il posto a un’estenuante lateralità nel range tra 2.800 e 2.960 punti. Ad ogni modo, se una chiusura odierna sopra quota 2.980 punti dovesse confermare la rottura, i target al rialzo diventerebbero molto interessanti. Il primo target è a 3.100 punti, in corrispondenza dei massimi relativi d’inizio marzo, per poi mettere nel mirino l’area dei 3.200 punti. Il jackpot per i trader è però rappresentato dalla richiusura del gap down lasciato aperto tra il 21 e il 24 febbraio a 3.328 punti per poi andare a prendere i massimi storici a 3.397,5 punti. A migliorare il rapporto rischio/rendimento di un’operazione rialzista del genere è il fatto che si può stabilire uno stop loss abbastanza stretto, sotto i 2.960 punti per i più conservativi o sotto i 2.900 punti per gli altri. I più aggressivi potrebbero persino provare uno stop e reverse con operazione ribassista e primo target a 2.800 punti.
A dare la forza al movimento saranno probabilmente i numerosi dati macro in uscita in settimana, specie il Pil del primo trimestre e il dato sui sussidi di disoccupazione, ma importanti sono anche i Non Farm Payroll, in uscita il 5 giugno, senza dimenticare l’impatto delle misure della Fed.
In fase più arretrata le borse Ue. Il future del Dax per esempio ha sì superato la resistenza statica a 11.250 punti, l’equivalente dei 2.930 punti del derivato Usa, ma deve ancora chiudere il gap down che si è aperto nella seduta tra il 6 e il 9 marzo scorso. Questa configurazione porta gli operatori ad identificare proprio con la chiusura e superamento del gap up il passaggio alla Fase 3.
L’economia tedesca ha però molti più limiti fondamentali rispetto a quella Usa. Innanzitutto, la Bce non è in grado di sostenere l’economia così come la Fed. Inoltre, la Germania non riuscirà a uscire pienamente dalla crisi se non riusciranno a farlo anche le alte economie Ue. E questo è ben evidente anche dai dati macro che proprio ieri hanno decretato la recessione tecnica del Paese dopo la flessione del 2,2% del Pil nel primo trimestre 2020 e la revisione in negativo del Pil del quarto trimestre 2019 (da 0% a -0,1%). Prima dunque di anticipare un movimento rialzista con un’entrata sul derivato è utile attendere quantomeno la chiusura del gap e il superamento di quota 11.500 punti per puntare al target dei 12.500 punti prima e a 11.900 punti in seguito. Tendenza negativa in caso di ritorno sotto 11.000 punti.
Ancora in piena Fase 2 il future sul Ftse Mib che non è ancora riuscito a superare la resistenza statica a 18.000 punti e resta ben lontano dal raggiungimento dei 20.610 punti, livello dove si chiuderebbe il gap lasciato aperto tra il 6 e il 9 marzo scorso. Il mercato italiano presenta una sovraesposizione del comparto bancario rispetto agli altri settori industriali. I trader più aggressivi tuttavia possono provare un’operazione a rialzo superato il massimo relativo del 30 aprile 2020 a 18.195 punti con obiettivo a 19.000 punti. In quell’area la posizione andrebbe almeno dimezzata per poi tentare la chiusura del gap. Pericolosa la discesa sotto il supporto statico a 16.500 punti che farebbe partire una discesa con target addirittura sui minimi del 16 marzo 2020 a 14.500 punti. (riproduzione riservata)