Il Vix al 45% parla chiaro, alimentato dagli indici azionari con un nervosismo che non si vedeva da anni. Bisogna tornare a febbraio 2018 e all’estate del 2015 per osservare simili dinamiche di indici e volatilità. Che sta in questo caso colpendo in modo differente, a seconda dell’esposizione al rischio dei singoli sottostanti. Non tutti i benchmark azionari stanno infatti scendendo con la stessa velocità, e un paradosso evidente risiede nella resilienza dei mercati asiatici, dove buona parte dei crolli che ora osserviamo nei Paesi sviluppati ha avuto origine.
Guardando i dati aggiornati alle chiusure del 27 febbraio, se l’origine del «male» che oggi imperversa su mercati, economia reale e vita quotidiana delle persone in ogni continente, arriva dalla Cina, sono proprio i benchmark cinesi interni a comportarsi meglio. Se l’indice S&P500 ha lasciato sul terreno dai recenti massimi il 12% (senza contare la giornata di venerdì 28 febbraio) portando la performance da inizio anno a -7,8%, nelle stesse cattive acque navigano l’indice MSCI Emerging Markets e i mercati europei, dove il Ftse100 londinese soffre con maggior enfasi. La difensività implicita nello Smi svizzero sta invece aiutando, in quanto da inizio anno si segnala una perdita inferiore al 4%, e un drawdown nell’ultima discesa inferiore al 10%. A permettere una limitata perdita da inizio anno –in linea allo Smi- per il Nasdaq100 non ha tanto contribuito una discesa soft, che non si è concretizzata in quanto il mercato tecnologico ha lasciato sul terreno oltre il 13%, ma piuttosto l’avvio brillante nelle prime settimane dell’anno. Il dato dell’indice MSCI EM può essere fuorviante, in quanto per esempio l’azionario cinese è appunto sceso in modo molto controllato nell’ultima delicatissima settimana. Osservando gli Etf, che inglobano anche le dinamiche del cambio, si nota che un prodotto sul Csi300 cinese è in ribasso di poco meno del 2% da inizio anno, rispetto al -5% circa di un Etf sul benchmark globale MSCI World. Questo grazie al dribbling delle azioni cinesi della dinamica delle ultime sedute, che ha sconvolto i mercati occidentali ma non i benchmark cinesi, già in fase di consolidamento dopo la debolezza di inizio anno e il successivo forte recupero. C’è da augurarsi di vedere un movimento a V simile anche sui benchmark occidentali nelle prossime settimane, anche se la dinamica di risalita sarà molto probabilmente più dilatata nel tempo.
