Ma la Mifid II è un' evoluzione o una rivoluzione? Questo il titolo del dibattito organizzato a Milano. In effetti molti dei relatori hanno insistito proprio su questo tasto. Per capire il problema occorre fare un passo indietro e partire dalla prima Mifid, cioè quella approvata dall'Unione Europea nel 2003. È il testo con cui è stato superato l'obbligo di concentrazione degli scambi in borsa su un mercato regolamentato. Da allora si sono sviluppati diversi sistemi, dagli Internalizzatori Sistematici agli Mtf (Multilateral Trading Facility), sistemi multilaterali di scambio, un insieme di luoghi che ha affiancato e fatto concorrenza ai mercati regolamentati. Gli effetti sono stati indubbiamente benefici sulle commissioni di negoziazione applicate ai broker, e di conseguenza ai trader, ma tra le ricadute positive ce ne è stata anche una non desiderata, ovvero la frammentazione della liquidità.
Ma cosa c'entra tutto questo con la Mifid 2? È evidente che per gli operatori sarebbe stato più interessante cogliere l'occasione della riforma per capire come aumentare la liquidità a disposizione delle realtà più piccole invece che moltiplicare le piattaforme di scambio o introdurre regole nuove nei rapporti fra intermediari e clienti. Per avere un ordine di idee di ciò che sta accadendo, è sufficiente pensare che sul fronte obbligazionario, come sottolinea Alessandro Solina di Eurizon, «non si è più tornati ai livelli di liquidità del mercato precedenti il crack di Lehman Brothers». In ogni caso Banca Imi su questo fronte aspira a mantenere un ruolo e a rafforzare la sua presenza come punto di riferimento, in particolare per le obbligazioni. «Il nostro Market Hub, la piattaforma nata nel 2008 proprio per garantire la migliore esecuzione, ha saputo trasformare le direttive comunitarie e quindi gli obblighi regolamentari in un'opportunità per broker e banche aderenti, oltre ad assicurare vantaggi per gli investitori», puntualizza Gherardo Lenti Capoduri.
I dettagli. Ma entriamo nello specifico della Mifid 2 per capire quali sono le novità. Intanto siamo in presenza di una nuova forma di mercato, l'Organized Trading Facility. Si tratta di un luogo dove più soggetti possono scambiarsi strumenti finanziari, tuttavia è diverso sia dai mercati regolamentati che dagli mtf. L'altra novità è un nuovo strumento finanziario, la quota di emissione. Sul fronte delle revisione è stato ampliato il concetto di adeguatezza. Per la prima volta si fa esplicito riferimento alla necessità di individuare la capacità dell'investitore di sopportare eventuali perdite e la sua tolleranza al rischio.
Nell'ambito del servizio di consulenza andrà inoltre precisato al cliente se si tratta di un servizio indipendente oppure no. Nel primo caso il servizio non può ricevere alcuna forma di remunerazione. Sempre nell'ambito della consulenza la Mifid 2 introduce il divieto per gli intermediari che prestano servizi di consulenza indipendente o di gestione patrimoniale di accettare oneri, commissioni o benefici «significativi» di natura non monetaria da terzi o da soggetti che agiscono per loro conto. (riproduzione riservata)