
Da un anno a questa parte i titoli a media capitalizzazione stanno sottoperformando rispetto alle società maggiori, ma non è un buon motivo per non credere nelle potenzialità di questa forma di investimento. Tipicamente le azioni a bassa e media capitalizzazione riescono a battere gli indici espressione delle blue chips durante fasi marcatamente rialziste di mercato, mentre si trovano in maggior difficoltà quando il sentiment generale volge in negativo. Essere rimaste indietro ultimamente, in una fase espansiva di mercato, può quindi essere considerata un’anomalia, in quanto gli indici globali sono cresciuti con forza alimentati soprattutto dalle big caps, con in testa i temi bancari. La statistica segnala però che, sul lungo periodo, mantenere una quota di investimento nelle mid caps ha sempre pagato, al costo di sopportarne una maggiore volatilità. Durante la rimonta post Covid, l’indice Msci Europe mid caps è cresciuto del 38% circa in 18 mesi, rispetto al +29% per l’indice Msci Europe, mentre il 2022 è stato un anno di delusione relativa, con una sottoperformance del 10% circa. Il momentum è debole anche negli ultimi mesi, ma le cose potrebbero presto cambiare e il legame statistico di lungo periodo rientrare su valori più favorevoli alle mid caps: d’altronde, dal 2013 ad oggi entrambi i benchmark considerati hanno restituito circa l’8% annuo lordo. Nel cluster delle aziende a media e piccola capitalizzazione si possono spesso trovare società con elevata crescita e molto innovative (tecnologici, healthcare, beni di consumo ciclici, etc) rispetto alle big cap; inoltre, le piccole e medie imprese sono spesso più dinamiche rispetto alle blue chips, più flessibili agli sviluppi del mercato. In alcuni casi, il business caratteristico è focalizzato su temi di nicchia legati a megatrend su cui le aziende posso vantare, in alcuni casi, grossi vantaggi competitivi, che saltuariamente comportano l’essere acquisite da parte di società più grandi. Negli ultimi 5 anni, la correlazione delle mid caps europee rispetto all’intero mercato è di 0,97, con un beta vicino a 1,1, valori che lasciano trasparire una maggiore tendenza al movimento. Il P/e atteso dell’indice è prossimo a 13, con un dividendo superiore al 3,1% e in termini di strumenti diversificati l’offerta è sufficiente in termini di Etf e più ricca come fondi a gestione attiva. Ma in questo caso il rischio specifico, associato al puntare su specifiche aziende anziché sull’indice o panieri diversificati, può fare una grande differenza. Tra le azioni europee a media capitalizzazione non troppo care in termini fondamentali e che presentano una buona struttura grafica si segnalano alcuni nomi, dove Francia e Germania appaiono avvantaggiate. In ambito finanziario, buon pressing rialzista da parte della danese Danske Bank (settore bancario, P/e atteso di 7,5, beta pari a 0,55), mentre in Svizzera si segnala Bc Vaudois (settore bancario, P/e atteso di 20,7, dividend yield del 4,1%, beta pari a 0,20), che potrebbe tentare a breve un nuovo breakout al rialzo dei recenti massimi relativi. In Spagna attenzione ad Acs (settore infratrutture, P/e atteso di 14,7, dividend yield del 6,5%, beta pari a 0,78) che mantiene un pattern al rialzo senza eccessiva volatilità, mentre il nucleo tedesco è rappresentato da cinque azioni.

Scalpitano al rialzo Mtu Aero Engines (settore aeromobili, P/e atteso di 21,6, dividend yield del 1,4%, beta pari a 0,78), Rheinmetall (vedi grafico in pagina, settore tecnologia e difesa, P/e atteso di 18, dividend yield del 1,7%, beta e correlazione nulli) ma anche Covestro (settore chimica, P/e atteso di 42, beta pari a 1,3), sebbenne quest’ultima appare piuttosto cara; in correzione controllata, invece, i titoli Brenntag (settore chimica, P/e atteso di 13,4, dividend yield del 2,8%, beta pari a 1) e Qiagen (settore diagnostica, P/e atteso di 21,5, beta pari a 0,4). Nel mercato francese ci sono altre interessanti situazioni come Publicis Groupe (settore pubblicità, P/e atteso di 10,9 , dividend yield del 4,1%, beta pari a 1,1) e Sodexo (settore alimentare, P/e atteso di 17,5, dividend yield del 2%, beta pari a 0,75), che potrebbe tentare a breve un nuovo allungo al rialzo in cerca dei massimi del 2019; ma anche Bureau Veritas (settore servizi di consulenza, P/e atteso di 19,7, dividend yield del 3,2%, beta pari a 0,83) e Getlink (settore trasporti, P/e atteso di 22,2, dividend yield del 3,2%, beta pari a 0,55) possono essere due opportunità di medio periodo. Infine, nel mercato italiano si segnalano Prysmian (settore componenti elettriche, P/e atteso di 15,1, dividend yield del 1,7%, beta pari a 0,77), Recordati (settore farmaceutico, P/e atteso di 18,2, dividend yield del 2,7%, beta pari a 0,52) e Terna (settore utility, P/e atteso di 17,8, dividend yield del 4,1%, beta pari a 0,32). (riproduzione riservata)