Recuperato il memorabile scivolone del «Liberation day» di Trump, partito lo scorso 3 aprile, le piazze dell’Eurozona si sono affacciate su nuovi massimi dell’anno grazie ai flussi dirottati da Wall Street, tant’è che i tre principali indici azionari americani non hanno ancora trovato la domanda capace di spingerli oltre i record segnati in febbraio. Le incognite sul mercato azionario Usa rimangono diverse: dazi, «revenge tax» (che colpirebbe gli investitori di vari Paesi rei di accanimento fiscale contro gli Usa), andamento dell’economia e dell’inflazione, mosse della Fed, rendimenti dei titoli governativi a medio e lungo termine e andamento del dollaro. Motivo per cui il Vix, anche nella prima scadenza future, non è ancora riuscito a tornare stabilmente sotto quota 17%, che favorirebbe il ritorno degli investimenti in borsa.
Tutte queste incertezze in capo agli asset americani hanno stimolato la riallocazione di una quota degli impieghi sui mercati finanziari dell’Eurozona, spingendo le quotazioni dei bond e soprattutto quelle azionarie: a favore giocano i prezzi più convenienti rispetto a Wall Street, i tagli ripetuti dei tassi da parte della Bce e la vivacità di alcuni settori: quello finanziario per le aggregazioni e per i valori ancora molto bassi rispetto alla media storica, quello delle utility grazie alla progressiva discesa del costo del denaro e alle attese di crescita della domanda di energia per i data-center e le nuove tecnologie, mentre il settore e l’indotto della difesa, comprese le infrastrutture, stanno vivendo il loro momento d’oro nell’ambito dei piani pluriennali di potenziamento più o meno dichiarati dai vari Paesi europei. In questo nulla cambierà se e quando si riuscirà a intravedere la cessazione delle ostilità in Ucraina, ma sarebbe certamente un propellente aggiuntivo per tutti i settori azionari Europei, industria e ricostruzione in primis, iniettando una nuova dose di fiducia tra gli investitori, le imprese e i consumatori.
S&P500

I vuoti di prezzo. Nel frattempo, la domanda di azioni potrebbe essere a corto di nuovo carburante, in attesa di dipanare almeno le incertezze attorno ai dazi e alla «revenge tax», per cui si dovrà attendere ancora un certo numero di settimane aumentando la probabilità di assistere a una correzione, per altro fisiologica. D’altronde, l’S&P500 e il Nasdaq, così come il Dax, hanno lasciato alle spalle almeno due vistosi gap rialzisti: tradizionalmente non sono visti di buon occhio da trader e investitori, a maggior ragione perché il più ampio, e fortunatamente il meno distante dai prezzi attuali, è ben visibile anche su base settimanale sui due indici principali americani, a quota 5.720 per l’S&P500 e a quota 18.096 per il Nasdaq. Se correzione sarà, gli occhi saranno puntati sui settori più volatili in ottica di incremento delle posizioni, cioè quello della difesa e infrastrutture, la tecnologia (cybersecutity in testa), l’industria e parzialmente il settore finanziario. Anche perché questi comparti, assieme alle utility ma in modo più moderato, rimangono i favoriti pure in caso di assenza di correzione, più selettivamente per quanto concerne l’industria.
Spunti di portafoglio. In particolare, l’indice Ftse Banks Italia troverebbe nuovo spazio di crescita con la conquista dell’ostacolo a quota 28.000 attaccato nell’ultima parte della settimana, che ne aveva arrestato l’ascesa per tutto il mese di maggio: il maggior appealing, sia dal punto di vista tecnico-quantitativo e sia in base a giudizi e target price degli analisti, è esercitato da Intesa Sanpaolo, Bper, Finecobank, Banca Mediolanum e Montepaschi, salvo sviluppi nell’aggregazione con Mediobanca. Nel settore industriale, sono Danieli in versione risparmio e Interpump a raccogliere il miglior appealing, anche per i livelli minimi di prezzo di quest’ultima, così come l’interesse rimane alto per le industrie coinvolte nella difesa (Leonardo, Iveco, Fincantieri e Danieli), mentre tra i produttori al dettaglio spicca Amplifon nel segmento della salute, anch’essa sui minimi.
FTSE-BANKS

Il settore auto, a parte Ferrari e Iveco, rimane in stand-by, mentre tra i titoli sui livelli minimi è da tenere d’occhio Saipem: super-gettonata dagli analisti, trova però ostacoli grafici di rilievo davanti a sé. In ottica di portafoglio, la composizione dovrebbe essere prudente: la metà in obbligazioni, preferibilmente Bot e Btp, e poco più del 40% in azioni con sufficiente diversificazione settoriale, preferibilmente area euro a parte i settori hi-tech. Il rimanente 6-8% in Etf sull’oro, senza protezione del rischio di cambio. (riproduzione riservata)