Il dollaro canadese continua ad essere debole rispetto al biglietto verde, andando a chiudere le contrattazioni settimanali a 1,405 dollari, vicino ai massimi degli ultimi sei mesi. La moneta canadese (detta Loonie per la specie di uccello acquatico che appare sul retro della moneta da un dollaro) rimane penalizzato da un mix di fattori interni e internazionali che ne stanno minando la forza.
Tra i principali elementi di fragilità spiccano il rallentamento del commercio con gli Stati Uniti, la discesa del prezzo del petrolio e segnali contrastanti dal fronte macroeconomico domestico. Il contesto non lascia presagire un rapido recupero, anzi: gli analisti ritengono che la debolezza del dollaro canadese possa proseguire anche nei prossimi mesi a causa delle tensioni sui dazi imposte da Washington.
Il recente accordo Usmca (United States-Mexico-Canada Agreement) ha mitigato solo in parte gli effetti della guerra commerciale: settori chiave come acciaio, alluminio e automotive rimangono infatti esposti a tariffe punitive. Il destino del dollaro canadese è inoltre legato a doppio filo all’andamento del petrolio. Con il greggio sotto i 60 dollari al barile, la moneta canadese perde uno dei suoi principali sostegni. Il rallentamento della domanda globale e l’abbondanza di offerta lasciano pochi margini per una ripresa significativa del prezzo del greggio nel breve termine. Senza un rimbalzo dell’energia, sarà difficile vedere una svolta per la valuta canadese.
Sul fronte interno, gli ultimi dati macroeconomici offrono un quadro incerto. A settembre le vendite di case sono scese dell’1,7% dopo mesi di crescita, mentre i nuovi cantieri sono aumentati del 14%, segno che il mercato immobiliare si sta muovendo in modo disomogeneo. Intanto, i rendimenti dei titoli di Stato canadesi hanno seguito al ribasso quelli americani con il decennale sceso a 3,08%, riflettendo aspettative di crescita modesta e la convinzione che la Banca del Canada manterrà una politica monetaria accomodante. Negli Stati Uniti, la prospettiva di nuovi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve potrebbe attenuare momentaneamente la forza del dollaro americano, ma la maggiore solidità dell’economia statunitense continua a rappresentare un punto di vantaggio strutturale rispetto a quella canadese.
Dal punto di vista tecnico, il cambio dollaro Usa/dollaro Canada resta impostato al rialzo. Gli analisti osservano la possibile formazione di un golden cross, l’incrocio tra la media mobile a 20 e quella a 200 giorni, che di solito anticipa ulteriori rialzi del cambio. La tendenza di fondo appare chiara: con un’economia interna in rallentamento, esportazioni sotto pressione e prezzi energetici deboli, il dollaro canadese faticherà a recuperare terreno. I forex trader stanno puntando alla possibilità di un ritorno verso la resistenza di quota 1,46 dollari, con lo scopo di completare la formazione di un importante triangolo con base giornaliero (vedi grafico). (riproduzione riservata)