Debolezza per il cambio USD/JPY dopo la decisione dell’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz. La moneta giapponese ha recuperato terreno sulle prospettive di un miglioramento immediato delle prospettive economiche e di una riduzione delle pressioni inflazionistiche (con la discesa del Wti). Parallelamente, il dollaro risente del mutato contesto: il calo dell’inflazione attesa negli Stati Uniti riaccende le aspettative di un possibile allentamento monetario da parte della Federal Reserve.
Nonostante la flessione, il cambio resta inserito in un range ben definito tra 157,50 yen e 160 yen, all’interno del quale si muove ormai da circa un mese. Il movimento dell’ultima seduta si inserisce inoltre in una tendenza settimanale negativa, la terza consecutiva, in linea con la debolezza mostrata dall’indice del dollaro (Dxy). Dal punto di vista tecnico, il quadro resta orientato al ribasso nel breve periodo. Il cambio si mantiene al di sotto della media mobile a 20 giorni (area 159,20 yen) e vicino alla banda inferiore di Bollinger, segnalando una pressione ribassista ancora attiva. Indicatori come RSI e MACD confermano una dinamica di momentum negativa, suggerendo che il recente ritracciamento potrebbe non essere ancora concluso. Sul fronte geopolitico, la riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta un segnale distensivo importante, ma non definitivo. Le trattative tra Stati Uniti e Iran restano complesse, con divergenze ancora marcate soprattutto sul dossier nucleare. Questo elemento mantiene un certo grado di incertezza nei mercati, che potrebbero reagire rapidamente a eventuali sviluppi inattesi.
Prospettive per la prossima settimana
Guardando ai prossimi giorni, il cambio USD/JPY appare orientato a una fase di consolidamento con bias ribassista. Se il prezzo dovesse rompere con decisione il supporto in area 158,15, si aprirebbe spazio per ulteriori discese verso i minimi del range. Al contrario, un ritorno sopra 159,20 potrebbe favorire un rimbalzo tecnico, pur con resistenze solide in area 160.
Molto dipenderà dall’evoluzione del prezzo del petrolio e dalle notizie sul fronte geopolitico. Un proseguimento della distensione tra USA e Iran, con prezzi energetici stabili o in ulteriore calo, continuerebbe a sostenere lo yen. Allo stesso tempo, eventuali segnali più concreti di tagli dei tassi da parte della Fed potrebbero accentuare la pressione sul dollaro. In sintesi, il mercato sembra orientato nel breve termine a privilegiare lo yen, ma all’interno di un contesto ancora incerto e fortemente guidato dalle variabili geopolitiche ed energetiche.