La strategia. Per i dettagli della posizione, è meglio ragionare sul titolo azionario, primo componente dello spread. L'ingresso è posto a 0,80. Il breakout di questo livello deve essere confermato da volumi e volatilità. La rottura permetterebbe di lasciare alle spalle una lateralità che dura da fine ottobre. A2A ha retto molto bene alla discesa dell'indice e oggi quota 0,79 euro. Lo stop loss dello spread potrebbe essere collocato, sempre su A2A, a 0,77 euro, livello inferiore a molti dei minimi delle barre giornaliere, incluso il canale laterale già citato. Chiusa l'operazione sul titolo andrà chiusa anche quella sull'indice.
Il target minimo è a 0,83 euro: visto che si possono perdere 3 centesimi, per un rapporto rischio/rendimento corretto occorre garantirsi un utile non inferiore alla perdita potenziale. Da segnalare anche i target secondari: a 0,8430 euro, livello individuato in base al teorema di Jenkins (il target di un trend è dato dalla proiezione verso l'alto del canale laterale ante breakout) e a 0,85 euro, dove sempre passa la proiezione del canale laterale ma stavolta proiettando verso l'alto la larghezza. Si tratta di obiettivi molto ambiziosi, perchè già a 0,82 euro A2A dovrà superare un'importante resistenza dinamica (data dai massimi estivi più significativi) che nel lungo periodo impone un cambio della struttura vista finora.
Giudizi favorevoli. Guardando ai giudizi su A2A delle singole banche d'affari il disegno rialzista sembra a portata di mano. Al momento la più pessimista sul titolo è Mediobanca che ha comunque un target price a 0,84 euro (+5% rispetto al punto di ingresso), quindi al di sopra del primo target indicato (0,83). Citigroup e Icbpi (Istituto centrale della banche popolari) invece la più ottimiste che fissano addirittura a 1,10 il target per la multiutility milanese, +38% dai prezzi attuali. Il target price medio è però collocato in prossimità della soglia psicologica a 1 euro (1,01 euro), con un utile del 25%.
Quanto ai fondamentali, A2A sta reagendo alla riduzione dei prezzi dell'energia, scesi nell'ultimo anno dell'11% secondo la società, a causa anche della flessione del greggio. Il calo dei prezzi è però compensato da minori oneri per esempio sul debito. Al momento il rendimento dell'azione (rapporto tra utile per azione e prezzo) è del 3,45%, sicuramente generoso visto che il Btp a 3 anni rende lo 0,736%.
I contratti. Quanto ai costi del trading, sulle azioni i broker propongono una commissione fissa, in alternativa o associata quella variabile. Nel primo caso la tariffa flat va da 5 a 12,50 euro per eseguito, con una media di mercato di 9,70 euro. Se variabile invece la tariffa va da 0,17 a 0,19%, con un minimo a 0,40 euro per eseguito (Directa) e un massimo a19,50. Sul minifib invece si va da 3,95 a 5 euro con una media 4,49 euro fissi per lotto. Per un'equa ripartizione tra la parte long e short, nell'apertura dello spread occorre tener conto del controvalore del minifib. Al momento un contratto comporta un'esposizione sul mercato di 19 mila euro, quindi per avere uno spread omogeneo occorrono 24 mila azioni A2A. (riproduzione riservata)