
Settimana scorsa Borsa italiana ha pubblicato il suo consueto rapporto mensile che racchiude le principali statistiche relative alla numerosità dei prodotti e alla distribuzione degli scambi delle piattaforme SeDeX e Cert-X. La sintesi di settembre 2024 ha evidenziato innanzitutto un fisiologico calo dei volumi nel terzo trimestre dell’anno, che risente inevitabilmente del periodo estivo. A luglio e settembre il controvalore totale negoziato sul SeDeX si è attestato attorno ai 1.700 milioni di euro, in linea con i livelli di aprile e maggio scorsi, mentre ad agosto è calato addirittura fino a 1.235 milioni, contro i quasi 2.000 milioni di euro scambiati a giugno. A questi valori vanno poi aggiunti i 1.847 milioni scambiati su Cert-X negli ultimi tre mesi, anche qui in prevedibile calo rispetto ai 2.162 milioni scambiati nel secondo trimestre. Mentre su Cert-X gli scambi riguardano unicamente i prodotti d’investimento, sul SeDeX un ampio contributo arriva dai certificati a Leva Fissa, che hanno però ridotto la loro incidenza al 21,5% del controvalore totale, rispetto per esempio al 22,8% di giugno e soprattutto al 30% di marzo 2024, ormai largamente superati dai certificati Digital (35,1%). Si sono invece confermati al terzo posto gli Express (14,5%), guadagnando anche terreno rispetto al secondo trimestre dell’anno. A livello aggregato, l’elemento ancora una volta più significativo riguarda l’incidenza dei prodotti non speculativi: anche considerando i soli dati del SeDeX, la quota dei certificati d’investimento ha infatti superato il 65% del totale.
Concentrando l’attenzione sui prodotti d’investimento suddivisi per tipologia, si nota come la classe più scambiata è stata ancora quella dei certificati a capitale protetto, anche se sembra essersi arrestata la migrazione di volumi dai prodotti a protezione condizionata, che ad agosto hanno anche brevemente riconquistato il primato (53,6%) in termini di controvalore totale negoziato tra SeDeX e Cert-X. A dispetto delle tensioni geopolitiche che continuano a gravare sui mercati e anche dell’imminenza delle elezioni presidenziali americane, che potrebbero suggerire prudenza, non è più così netta la predilezione degli investitori verso il controllo del rischio. Probabilmente, anche il cambio di passo delle banche centrali in materia di tassi d’interesse sta riportando gli operatori ad assecondare una maggiore esposizione, per preservare i rendimenti.
Tra le singole tipologie, hanno continuato raccogliere i maggiori consensi quelle a rendimento cedolare e anche su questo fronte si può apprezzare una parziale riscoperta delle strutture più rischiose. Per esempio, il controvalore scambiato dai cosiddetti “Express” è balzato fino al 40% ad agosto, per poi assestarsi al 32% a settembre, contro il 30% dello scorso giugno, mentre i “Digital”, che rientrano tra i certificati a capitale protetto, sono passati dal 44,6% di giugno al 37,8% del mese scorso, con un picco negativo del 32,6% ad agosto. In terza posizione si sono confermati gli “Equity Protection”, con un riscontro in lieve risalita dal 10% al 12%, mentre i “Cash Collect” si sono giocati la quarta posizione con i Bonus Cap, con risultati variabili nell’arco dei tre mesi estivi. Nel complesso, la quota di controvalore che si è concentrata sui certificati a rendimento cedolare è calata di oltre cinque punti, dall’81,4% di giugno al 76% di settembre, ma il dominio di questi strumenti rimane ancora molto netto, a ulteriore evidenza di come i certificati d’investimento vengano utilizzati forse più come alternativa alle obbligazioni che non alle azioni. In quest’ottica, qualche timido segnale di vita è arrivato anche dalle Credit Linked note, che di fatto replicano proprio il funzionamento dei bond. Il numero di Credit Linked quotati è sempre più cospicuo e a settembre il controvalore movimentato ha superato il 3,5% del totale scambiato dai certificati d’investimento quotati tra SeDeX e Cert-X: non un dato eclatante in senso assoluto, ma significativo rispetto allo storico di questi strumenti. (riproduzione riservata)