I mercati azionari mantengono una buona impostazione grafica, sia a livello europeo che statunitense, nonostante le azioni di disturbo dell’amministrazione Trump che innescano volatilità a fasi alterne. All’interno di questa incertezza, il settore delle utility si sta muovendo molto bene, aiutato anche dal contesto macroeconomico caratterizzato da inflazione sotto controllo e tassi di interesse in calo. Da inizio anno, l’indice Stoxx Europe 600 Utilities ha restituito agli investitori circa il 19%, rispetto al +11% del mercato europeo, e, come sempre, una buona fetta del rendimento arriva dalla distribuzione dei generosi dividendi.
Allungando fino a 10 anni l’orizzonte retrospettivo, il comparto europeo ha fatto guadagnare circa il 6,5% medio annuo, dove la sola performance media in termini di salita dei prezzi si limita a poco meno del 3% annuo, e la restante parte sono appunto i dividendi, senza l’ipotesi di reinvestimento. Proprio la distribuzione degli utili, infatti, è una delle principali motivazioni per cui le utilities sono tanto apprezzate. In caso di reinvestimento dei dividendi nell’indice stesso, la performance media delle utility europee sale persino all’8,2% annuo, che implica la predominanza di tale elemento (rispetto ai prezzi) per la generazione di redditività dell’azionista. Il mercato nel suo complesso non è stato al passo di questo settore, una scelta al tempo stesso difensiva ma molto performante per chi ha pazienza.
Nonostante questi risultati, il legame con il mercato non è elevato e il rischio pienamente sotto controllo, soprattutto se si adottano scelte diversificate. La correlazione tra l’indice Msci Europe Utilities e il benchmark di mercato si limita a 0,57 negli ultimi 3 anni, affiancata dal beta di 0,65; numeri che confermano una buona capacità di decorrelarsi rispetto al trend comune, caratteristica che viene utile nei contesti di mercato più delicati. Ad esempio, nel delicato 2020 il comparto è comunque riuscito a crescere del 12% circa rispetto al -3% circa del mercato, mentre nel 2024 si è evidenziata una sottoperformance, che nel 2025 si è nuovamente tramutata in forza relativa a favore del settore.
In termini di fondamentali, il dividend yield annuo conitnua a giocare un ruolo chiave anche in ottica prospettica: con un valore per il 2025 al 4,6% annuo, rispetto a poco più del 3% per il mercato europeo. Il P/e atteso l’indice Msci Europe Utilities (che ingloba non solo le azioni in euro) è fotografato a 13,4, rispetto a 13,9 del mercato. L’esposizione ai fattori di stile, attraverso il Factor box proposto da Msci, evidenzia una netta predominanza dello stile Low Volatility (azioni a basso rischio), Yield (azioni ad alto dividendo) e Momentum (trend solido), leggermente a discapito della Qualità.
L’offerta sui listini europei di Etf che puntano al comparto delle utility è buona, ma per chi preferisce il rischio specifico le opportunità sono numerose, sia a livello estero che italiano. Guardando fuori dai confini nazionali, Iberdrola (P/e atteso pari a 16,8, dividend yield del 4%, beta di 0,6) non ha nulla da invidiare ad altre azioni europee, con un evidente breakout dei precedenti massimi storici; interessanti i minimi crescenti sviluppati negli ultimi mesi, che confermano una solida struttura di fondo.
Molto interessanti i titoli inglesi National Grid (P/e atteso pari a 13,7, dividend yield del 4,5%, beta di 0,81) e Sse (P/e atteso pari a 11, dividend yield del 3,7%, beta di 0,88), con multipli a sconto e una dinamica dei prezzi molto stabile; per Sse, il dividendo ha rappresentato l’85% dell’intera redditività nell’ultimo decennio. Più difficoltoso il percorso di risalita delle tedesche Rwe (P/e atteso pari a 15, dividend yield del 3,4%) e E.On (P/e atteso pari a 13,5, dividend yield del 3,6%), come delle francesi Veolia (P/e atteso pari a 13,5, dividend yield del 4,7%) ed Engie (P/e atteso pari a 9,8, dividend yield del 7,9%).
TERNA

Infine, il mercato italiano può vantare un buon numero di azioni ben posizionate per sfruttare il buon momentum del settore. A partire dal colosso Enel (P/e atteso pari a 11,7, dividend yield del 7,4%, beta di 0,67), con un potenziale test sui massimi del 2021. Possibile nuovo allungo sui livelli del 2019 per il titolo Hera (P/e atteso pari a 13,8, dividend yield del 4,4%, beta di 0,4), con A2a (P/e atteso pari a 10, dividend yield del 4,5%, beta di 0,68) in pressing sulle resistenze, mentre Acea (P/e atteso pari a 13,7, dividend yield del 4,4%, beta di 0,4) sta effettuando un interessante test verso 22 euro, oltre cui il momentum potrebbe ulteriormente accelerare. Molto forte anche il titolo Terna (P/e atteso pari a 16,8, dividend yield del 4,5%, beta di 0,4), in lieve ritracciamento rispetto ai recenti massimi storici. (riproduzione riservata)