Non siamo ancora a livelli preoccupanti, ma occhio ai volumi di borsa a Piazza Affari. È vero che la volatilità è calata in misura significativa rispetto al massimo del 7 marzo scorso (al culmine delle tensioni geopolitiche), quando l'indice Vstoxx ha toccato un massimo a 60 punti base, ma archiviare le ultime sei sedute di borsa con scambi inferiori a 2,5 miliardi di euro qualche problema ai trader potrebbe crearlo. Tutto è cominciato dopo la seduta cosiddetta delle quattro streghe, quella in concomitanza con le scadenze tecniche, sempre fissata il terzo venerdì di ogni trimestre, in questo caso il 18 marzo scorso. Quel giorno in borsa si è toccato il record di periodo con 4,3 miliardi scambiati e nei giorni precedenti, a causa dello scoppio del conflitto, non si era mai scesi sotto i 3,2 miliardi. Per ritrovare sedute sotto i 3 miliardi occorre risalire a febbraio. A tal riguardo da notare come il conflitto russo-ucraino abbia impattato meno rispetto alla crisi sanitaria se si considera il primo mese a partire dal primo giorno di crisi. Fatto sta che delle ultime sei sedute, a registrare maggiori scambi è stata quella del 22 marzo, con 2,7 miliardi scambiati. Di sicuro l'incertezza geopolitica alimentata da tutti i fronti caldi nel mondo (non solo quello ucraino) non favorisce gli investimenti di medio/lungo termine.
Va poi considerato anche il trend azionario delle ultime settimane, con il forte recupero delle borse rispetto ai minimi del 7 marzo. Gli investitori sono infatti abbastanza riluttanti a posizionarsi ora sul mercato con il rischio di incorrere in uno storno (del tutto fisiologico) del 5% dopo il recupero del 15% dal minimo. Che fare allora? Di certo non restare alla finestra in attesa che accada qualcosa. Basta adattarsi alla scarsità di volumi modificando, se necessario, la propria operatività. In primo luogo serve individuare i trend giornalieri e agganciare una piccola parte del movimento, anche solo il 20%. Si tratta dunque di rimanere a mercato al massimo qualche giorno o, meglio ancora, solo qualche ora. Grazie al calo della volatilità, con l'indice Vstoxx che ieri ha chiuso a ridosso di 30 punti base, si potrebbe inoltre provare ad aumentare la size per entrare a mercato con un rischio operativo compensato dai minori movimenti giornalieri. Punto imprescindibile deve però essere lo stop loss dell'operazione che in virtù di una maggiore esposizione e di un minor tempo a mercato. Chiaramente sui titoli a maggiore capitalizzazione ci sono minori problemi di liquidità ma se proprio non si riesce a stare lontani da mid e small cap bisogna fare molta attenzione allo spread tra il primo prezzo in denaro e il primo in lettera. In alcuni casi questo divario con la mancanza di volumi potrebbe allargarsi e rendere inefficienti le contrattazioni, con il rischio di entrare a mercato e trovarsi subito sotto dello 0,5-1%.
C'è poi un altro fattore da considerare in caso di scarsi volumi sul book, rappresentato dal rischio delle sospensioni da scostamento prezzo. Quando le parti del book in acquisto o vendita sono coperte da pochi pezzi, è facile che in caso di ordine significativo si vada ad esaurire tutto il book fino a far sospendere il titolo. In questi casi si rischia dover aspettare per ore il ritorno alle contrattazioni, che spesso arriva solo in asta di chiusura. Per evitare tutto questo, si può sempre cambiare asset su cui operare. In questo periodo ad esempio non manca di sicuro liquidità ad esempio sulle materie prime, specie quelle energetiche. Su questi sottostanti però bisogna fare attenzione alla volatilità e optare per investimenti di taglia più contenuta e stop loss più ampi. (riproduzione riservata)