Già partito il rally di Natale 2021! Complici banche centrali e vari fattori tecnici, i trader possono guardare all'immediato futuro con un certo ottimismo, almeno fino ai meeting di Fed e Bce, il 15 dicembre e il 16 dicembre rispettivamente. Sarà infatti l'evoluzione dei programmi di tapering a scatenare eventuali storni degli indici azionari. La Federal Reserve in realtà la settimana scorsa ha già dato il via alla riduzione degli acquisti di attività nette, anche se lo primo step è stato decisamente morbido. Il Fomc ha infatti deciso di ridurre gli acquisti mensili di 10 miliardi di dollari (da 70 a 60 miliardi) per i titoli di Stato, e di 5 miliardi (da 35 a 30 miliardi) per quelli garantiti da ipoteca delle agenzie, decisione che lascia all'indice S&P500 la porta spalancata verso il raggiungimento dei 5 mila punti. Dopo aver guadagnato il 120% rispetto al minimo causa Covid del marzo 2020, l'indice di riferimento di Wall Street veleggia ora sui 4.700 punti, e ha addirittura accelerato nelle ultime due settimane. Merito delle trimestrali Usa, società finanziarie e big tech in testa, che ancora una volta hanno battuto le stime degli analisti. Ecco dunque spiegato l'obiettivo dei 5 mila punti cui i trader stanno puntando. Quelli che hanno deciso di cavalcare la liquidità delle banche centrali devono però sapere che più il trend rialzista è marcato, più l'eventuale storno sarà consistente, ed ecco perché bisogna gestire le operazioni con i trailing stop, ovvero con stop loss dinamici, che devono essere alzati man mano che l'indice sale, così da blindare le perfomance rispetto a eventuali storni di mercato. A oggi il differenziale tra prezzi e stop loss è intorno ai 200 punti, quasi il 5%, ossia sotto i 4.500 punti, dove era posizionata l'ex resistenza (ora supporto), venuta meno a fine ottobre.
La politica monetaria europea appare quasi migliore visto che la presidente della Bce, Christine Lagarde, per ora si guarda bene dall'annunciare un vero e proprio tapering anche se in realtà è già stato avviato con il rallentamento degli acquisti nel quadro del Programma di acquisto per l'emergenza pandemica (Pepp). Da qui la buona impostazione del mercato italiano, con il Ftse Mib che tecnicamente appare addirittura migliore del Dax, ma con i dovuti distinguo, visto che l'indice tedesco è sui massimi mentre l'indice italiano è ancora lontano dal top del maggio 2007 a 44.364 punti. L'aver però superato prima i 25 mila punti e poi l'area dei 26.500 punti ha messo il Ftse Mib nelle migliori condizioni tecniche possibili per continuare la salita. Seppur sottovoce, l'obiettivo di cui si parla nelle sale operative, da raggiungere entro fine anno, è l'area dei 30 mila punti. Si raggiungerebbe un vecchio supporto, venuto meno a giugno 2008, e che se rotto al rialzo proietterebbe il Ftse Mib addirittura verso i 34.500 punti, anche se difficilmente questo avverrà con un unico movimento. Anche in questo caso l'inserimento dello stop loss dinamico è d'obbligo per massimizzare i profitti, mentre una discesa sotto quota 24.250 punti invertirebbe il trend di fondo da positivo a negativo.
Come accennato, il Dax appare più stanco rispetto al Ftse Mib, ma ciò non vuol dire che non abbia spazi di crescita ma solo che potrebbe salire meno rispetto all'indice italiano. La dimostrazione si è avuta con il difficile superamento dei 16 mila punti. Il primo attacco a metà agosto non ha avuto molta fortuna e all'indice sono servite diverse settimane per riprovarci, senza avere però miglior fortuna. Anzi, in seguito il Dax ha subito una decisa flessione, riportando le quotazioni verso i 14.800 punti salvo poi ripartire al rialzo e superare finalmente, a inizio novembre, la resistenza a 16 mila punti. Nelle sedute successive tuttavia, il mercato non è riuscito ad allungare ancora.Prossimo target a 16.200 punti, sempre con obbligo di stop loss. (riproduzione riservata)