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In settimana la Swiss National Bank ha inaugurato a sorpresa la stagione delle politiche monetarie restrittive, anche se la Boj ha alzato i tassi per la prima volta dopo 17 anni

Le banche dettano il passo

23 marzo 2024, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

Le banche dettano il passo

È stata una settimana dominata dalle Banche centrali quella che si è appena conclusa, partendo dall’attesa riunione della Fed di mercoledì, a margine della quale il governatore Powell ha di fatto confermato una previsione di tre tagli dei tassi nel corso dell’anno, pur con qualche riserva. "I rischi sono più bilanciati che in passato", ha detto il presidente della Fed, "ma l'aumento dell’inflazione di gennaio e febbraio mostra che il percorso disinflazionistico non è lineare". Powell ha ribadito l’intenzione di tagliare i tassi prima della fine di quest'anno, ma non si è sbilanciato sulle tempistiche.

Giovedì è toccato invece alla Boe, che ha però mantenuto un approccio prudente, lasciando i tassi invariati per la quinta volta consecutiva, dopo i 14 rialzi di fila adottati per contrastare l’impennata inflattiva.

Addirittura sorprendente è stata infine la presa di posizione della Snb, che martedì, in modo del tutto inatteso, ha tagliato il costo del denaro di un quarto di punto all’1,5%, diventando di fatto la prima a inaugurare la nuova stagione di politiche monetarie restrittive, a dispetto della storica decisione presa invece dalla Boj, che nella stessa giornata ha alzato il costo del denaro per la prima volta dal 2007, decretando di fatto la fine dall’era dei tassi negativi per l’istituto asiatico.

Dal canto suo la Bce ha registrato alcune significative dichiarazioni rilasciate a Francoforte dalla presidente Christine Lagarde, che ha lasciato intendere come da metà anno potrebbe esserci una prima svolta: "anche se l'inflazione è rallentata, rimane incertezza sulla sua persistenza. A giugno, se i dati confermeranno l'inflazione sottostante prevista, la Bce sarà in grado di rendere la politica monetaria meno restrittiva", ma da lì in poi "ci sarà un periodo nel quale dovremo continuamente confermare che i dati supportano le prospettive d'inflazione".

Il settore maggiormente influenzato dalle prospettive sulle dinamiche dei tassi è quello bancario e per questo può essere utile fare una breve panoramica della situazione dei principali istituti domestici.

Banca Generali. Nelle ultime sedute il titolo ha mostrato un’ottima capacità di spinta, superando di slancio la resistenza a 36 euro e segnando i nuovi massimi da inizio 2022: il quadro tecnico è costruttivo e proprio una conferma del precedente breakout potrà favorire un ulteriore sprint verso 37,35-37,50 prima o addirittura 38,20-38,25 euro. Al ribasso, un utile supporto può essere invece individuato attorno a 35,20 anche se un concreto segnale d’inversione si avrebbe solo con una discesa sotto 34,70.

Banco Bpm. Solida dinamica rialzista anche per Banco Bpm, che nelle ultime sedute ha rivisto la soglia psicologica dei 6 euro per la prima volta da otto anni, rilanciando ulteriormente una tendenza positiva che sostiene il titolo ormai da diversi mesi e che proprio in questa settimana delle Banche centrali sembra aver trovato una linfa supplementare. Al ribasso, i principali supporti di riferimento si collocano ora a 5,65-5,60 prima e soprattutto nella fascia compresa tra 5,45 e 5,35 euro: sarà proprio il cedimento di quest’ultimo sostegno a fornire un primo eventuale spunto di flessione.

Bper Banca. Dinamica molto simile anche per Bper Banca, che dal canto suo ha superato la soglia psicologica dei 4 euro per la prima volta dal gennaio 2016, trovando un ulteriore slancio rialzista dopo la breve pausa di consolidamento disegnata a inizio mese tra 3,70 e 3,85 euro. Il quadro tecnico esprime una grande capacità di spinta e nell’immediato c’è spazio per un possibile allungo verso 4,50-4,55 prima o addirittura 4,70 euro. Al ribasso, il supporto principale si colloca evidentemente in corrispondenza della fascia compresa tra 3,85 e 3,70 euro.

Finecobank. Il quadro tecnico di Finecobank è positivo, ma non così brillante come quello degli altri istituti: da inizio febbraio il titolo ha infatti disegnato un’ampia fase di consolidamento tra 12,70 e 13,50 euro e solo nelle ultime due sedute ha trovato lo spazio per superare la barriera superiore. Proprio una conferma di quest’ultimo breakout potrà ora favorire un allungo verso i massimi di metà gennaio a ridosso di quota 14,15 euro, dove sarà però poi necessaria un’ulteriore dimostrazione di forza. Al ribasso, fondamentale la tenuta del supporto a 12,70 euro.

IntesaSanPaolo. Importante strappo rialzista anche per Intesa Sanpaolo, che proprio nel corso dell’ultima settimana ha superato il picco di febbraio 2018 a 3,23 euro, segnando i nuovi massimi da dicembre 2015: la dinamica di breve esprime una grande capacità di spinta e c’è spazio per un ulteriore allungo verso 3,40 euro. Al ribasso, un’eventuale pausa di consolidamento potrà invece trovare un primo utile sostegno a 3,12-3,10 anche se la base più importante si colloca tra la soglia psicologica dei 3 euro e quota 2,95.

Unicredit. La dinamica rialzista di Unicredit non sembra trovare alcuna soluzione di continuità, tanto che anche nell’ultima settimana il titolo ha chiuso tutte le sedute in positivo, in linea con quanto già fatto nell’ottava precedente. Il prossimo punto di confronto si colloca a 34,50 euro, che coincide peraltro con un massimo relativo segnato dai pezzi ormai quasi 10 anni fa, quindi particolarmente rilevante dal punto di vista grafico. Al ribasso, i principali supporti si collocano invece a 32,50 prima e 31,15 successivamente, anche se un primo concreto segnale di frenata si avrebbe solo con un ritorno sotto la fascia compresa tra 30,45 e 30 euro. (riproduzione riservata)



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