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La visione dell’Ovx sul petrolio
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La visione dell’Ovx sul petrolio

MFT - Numero 111 pag. 21 del 08/06/2021

Milano Finanza Intelligence Unit

Storicamente quando l’indicatore scende il greggio tende al rialzo. Ora è in procinto di rompere il supporto a quota 30 punti aprendo la strada a un rimbalzo dei prezzi fino ai 75 dollari al barile

Tutti puntano sull’oro nero, di nuovo tra gli asset preferiti dai trader. Merito della volatilità stabile e su livelli davvero bassi, fattore che apre la strada a un forte trend rialzista, che gli operatori sono convinti sia destinato a durare. A metterne il evidenza il trend è l’Etf Ovx, che traccia la volatilità implicita media delle opzioni sull’Etf Uso (United States Oil Fund) che scadono nei prossimi 30 giorni. Questo indice in parole povere esprime l’aspettativa del mercato sulla volatilità attesa a 30 giorni sui prezzi del greggio: quando si mantiene a livelli bassi significa che è possibile assistere a un innalzamento della quotazione del greggio. Viceversa, quando l’indice tende ad aumentare, possiamo assistere a un aumento delle oscillazioni dei prezzi del petrolio che prelude a un calo delle quotazioni.

Al momento il grafico dell’Ovx sta viaggiando in laterale sui minimi degli ultimi due anni a ridosso di 32/33 punti. Solo a marzo aveva registrato un picco rialzista, riportando le contrattazioni al di sopra di quota 50 punti, in coincidenza con la fase discendente dei prezzi dopo il primo test della resistenza a 66,8 dollari avvenuta proprio nei primi giorni del mese. Sarà molto interessante vedere se nei prossimi giorni si assisterà addirittura alla discesa sotto quota 30 punti come molti trader auspicano. Una simile eventualità darebbe spazio a una discesa dell’indice Ovx verso quota 25 punti base, livello che non si vede dal minimo di dicembre 2019, aprendo così la strada ad un netto rafforzamento delle quotazioni del petrolio.

Nella seduta notturna del 6 giugno le quotazioni del Wti hanno toccato i 70 dollari al barile, livello che non veniva raggiunto da tre anni, salvo poi stornare leggermente e chiudere la seduta di ieri a ridosso di 69,5 dollari. Ma è solo una questione di tempo (probabilmente breve) prima che si superi la soglia dei 70 dollari. Tecnicamente, il petrolio dovrebbe prima tornare sul precedente livello di resistenza, ora diventato supporto a 66,75 dollari al barile, per poi ripartire verso un obiettivo molto ambizioso. I commodity trader al momento puntano verso i massimi relativi di ottobre 2018 a 75 dollari al barile. In ottica rialzista una simile configurazione avrebbe un rapporto rischio/rendimento vantaggioso, a maggior ragione se come ipotizzato, le quotazioni dovessero tornare sul supporto. Lo stop loss della posizione andrebbe messo sotto il supporto di 66,75 dollari, in area 65,80 dollari, livello che se superato avvierebbe una tendenza discendente di breve/medio in grado di riportare le contrattazioni verso i 62 dollari la barile.

Sembra dunque solo un lontano ricordo quando a fine aprile 2020 il contratto del Wti scivolò sotto lo zero a causa di una concatenazione di fattori tecnici e operativi che difficilmente si potranno ripetere. In quei giorni l’Ovx letteralmente impazzì arrivando a mostrare un livello mai visto, addirittura sopra quota 500 punti. Ci vollero circa due mesi per riassorbire quel movimento lasciando ben impresso nei trader che guardano questo mercato un ricordo probabilmente indelebile.

A livello fondamentale l’ipotesi rialzista di medio termine sembra la più probabile con tutti gli indicatori che lasciano presupporre un’ulteriore accelerazione verso l’alto. I produttori di petrolio dell’Opec+ la settimana scorsa hanno concordato di attenersi a un aumento graduale dell’offerta, dando fiducia al mercato e nel tentativo di bilanciare le aspettative di una ripresa della domanda con un possibile aumento dell’offerta iraniana. L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio e degli alleati, lo scorso aprile aveva infatti dichiarato che avrebbe accresciuto la produzione di 2,1 milioni di barili al giorno da maggio a luglio, ma solo perché prevedeva che la domanda sarebbe aumentata.

Effettivamente la previsione si rivelò corretta, anche se è avvenuta a causa degli acquisti dettati dal panico in seguito alla chiusura di Colonial Pipeline, la più grande linea di prodotti raffinati degli Stati Uniti. Il prossimo driver da monitorare, saranno i dati sulle scorte che verranno pubblicati mercoledì 9 giugno, per confermare o meno la tendenza rialzista di breve/medio termine. Ovx permettendo. (riproduzione riservata)



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