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La strategia della Price Action
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Puntando solo sul prezzo si elimina l’influenza di news di mercato e dati macro

La strategia della Price Action

MFT - Numero 052 pag. 21 del 16/03/2021

Milano Finanza Intelligence Unit

Per guadagnare con questo metodo occorre però molta esperienza, per cui meglio specializzarsi su pochi titoli o mercati molto liquidi. Come per esempio il forex

Lasciate stare analisi tecnica, indicatori o analisi fondamentale, i trader che usano la strategia della price action guardano solo al movimento delle candele di prezzo. Del resto proprio questo è l’essenza del mercato, frutto di tutti i dati economici e di tutte le informazioni presenti sul mercato. Seguendo solo il prezzo dunque si cerca di far piazza pulita di tutti i rumori di fondo che rischiano di influenzare le decisioni del trader, confondendolo. La strategia della price action si può applicare a qualsiasi titolo, indice o commodity, ma funziona al meglio su asset molto liquidi, come le valute.

«Più il mercato è liquido, più questo approccio è performante», conferma infatti Arduino Schenato, trader tra i primi a utilizzare questa tecnica in Italia. «In pratica i tratta di un metodo di trading che studia le dinamiche di prezzo che si vengono a creare in determinate aree chiave di mercato». Il primo setup della strategia comprende l’analisi del sottostante attraverso time frame un po’ più lunghi, ad esempio quello settimanale, per inquadrare la tendenza di fondo. Oltre a dare una migliore accuratezza grafica, basare il trading su time frame alti permette di mantenere anche più razionalità nell’operatività. Le decisioni da prendere sono più ragionate ed è più difficile reagire frettolosamente spinti dalle emozioni. Seguendo questo percorso è inoltre molto difficile fare overtrading, o ricorrere a una leva eccessiva.

Sempre in ottica di risultato finale poi, la strategia si rivela molto efficace anche perché assorbe meglio i costi commissionali: si fanno mediamente 8/10 trade al mese e gli stop e i target sono ampi. «Sul mercato valutario poi, basarsi su un timeframe settimanale è fondamentale», continua il trader, «perché il forex, mercato attivo 24 ore al giorno, ha nelle chiusure settimanali, le uniche vere interruzioni effettive».

Per l’entrata a mercato invece, lo specialista si avvale di time frame daily, «previa comunque la conferma finale di un mio segnale che ho poeticamente battezzato the last kiss», ha sottolineato Schenato. In effetti non è facile rendere profittevole questa strategia. Il segreto è nella sensibilità dell’operatore, che si acquisisce con l’esperienza sul campo. Ecco perché chi usa questa tecnica si specializza su pochi asset, cinque o sei al massimo. Ricapitolando, il prezzo è il re, e per questo non ci si supporta né con indicatori classici o volumi ma nemmeno con analisi economiche di stampo fondamentale. In questo caso contano solo ed esclusivamente le informazioni derivanti dai prezzi: livelli di domanda e offerta, tendenza, volatilità, swing di prezzo e «segnali personali».

Nel dettaglio, il Last Kiss ribassista di Schenato arriva dopo che si sono verificate una o più candele giornaliere senza una forma particolare (magari a seguito di un breve trend), ma dove si evidenzia anche un chiaro massimo relativo (sottolineato dalle candele giapponesi attraverso un’ombra pronunciata). A questo punto, se in una delle sedute successive si va invece a rompere il minimo della candela corrispondente al massimo relativo, arriva il segnale di entrata ribassista. Ovviamente, vale la stessa cosa nella situazione inversa.

Un esempio pratico può chiarire meglio l’operatività. Prendendo a riferimento un grafico dell’euro/dollaro a candele settimanali (grafico 1), si può notare come questo mostri una tendenza rialzista di fondo molto chiara, con volatilità in aumento nel momento in cui parte la tendenza e che si restringe quando il mercato si ferma. Una volta individuate queste caratteristiche di fondo, Schenato per entrare a mercato cerca di riconoscere su un grafico giornaliero quando si avvera la sua personale condizione. Nell’ultimo mese si sono verificati due casi, anche se il più recente, quello avvenuto il 3 marzo scorso, rende molto bene l’idea di quando la condizione si avvera: breve lateralità, massimo relativo evidenziato da un’ombra importante e rottura del minimo in seduta successiva.

«Un’ultima caratteristica molto importante del mio approccio al trading con questo metodo», conclude Schenato, «è il posizionamento dell’eventuale stop loss». Il trader mette gli stop sempre in punti poco raggiungibili dal mercato. In base alla sua esperienza ha imparato che se vengono inseriti i classici stop nei punti indicati da qualsiasi libro o corso di trading, non si avrà lunga vita sui mercati. Meglio inserire il massimo rischio tollerato in aree abbastanza lontane dai prezzi correnti. In questo modo si ha il vantaggio di non usare una leva troppo spinta (che spesso porta a conti di trading in perdita) e riuscire invece a ragionare con calma e razionalità nel momento che il mercato va nella direzione studiata. Il rapporto rischio/rendimento viene considerato da Schenato in funzione del portafoglio generale e non di una singola operazione: visto che il mercato è sempre dinamico, a volte può dare di più e a volte di meno. Infine, un price action trader ha la consapevolezza che quando entra in posizione non si deve mai aspettare nulla ed è quindi attraverso il ragionamento costante di ciò che accade giorno dopo giorno, che può gestire al meglio la propria operatività. (riproduzione riservata)



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