
Nelle scorse settimane Borsa Italiana ha pubblicato il consueto rapporto mensile che racchiude le principali statistiche relative alla numerosità dei prodotti e alla distribuzione degli scambi delle piattaforme SeDeX e Cert-X. La sintesi di dicembre 2025 ha evidenziato innanzitutto un’ulteriore ripresa dei volumi nel quarto trimestre dello scorso anno rispetto al terzo. Tra ottobre e dicembre il controvalore negoziato sul SeDeX si è infatti attestato attorno ai 6,4 miliardi di euro, contro i 6 miliardi scambiati tra luglio e settembre. A questi valori vanno poi aggiunti i 3 miliardi scambiati su Cert-X negli ultimi tre mesi, anche qui in netta ripresa rispetto ai 2,6 miliardi scambiati nel terzo trimestre.
Mentre su Cert-X gli scambi riguardano unicamente i prodotti d’investimento, su SeDeX un contributo decisivo è tornato ad arrivare dai certificati a Leva Fissa, che a dicembre hanno inciso per poco meno di un terzo del controvalore totale (30%), in netta ripresa rispetto al dato di settembre e superiore anche al risultato dei certificati Digital, calati al 22% dal 30,7%. Hanno inoltre rafforzato il terzo posto gli Express (19%), in ulteriore allungo rispetto al terzo trimestre dell’anno. In ripresa anche i certificati a Leva dinamica, stabili al quarto posto, ma con un riscontro balzato all’11,1% dall’8,1% di settembre.
A livello aggregato, va segnalato invece un calo dell’incidenza dei prodotti non speculativi sul controvalore totale negoziato: considerando i soli dati del SeDeX, a dicembre la quota dei certificati d’investimento è scesa sotto il 55% del totale, in favore di leverage e cw. A settembre 2025 i prodotti d’investimento avevano invece scambiato oltre il 60% del controvalore totale.
Qualche ulteriore spunto d’interesse emerge concentrando l’attenzione proprio sui prodotti d’investimento, ma suddivisi per tipologia: la classe più scambiata nel quarto trimestre 2025 è stata ancora quella dei certificati a capitale condizionatamente protetto (52,9% del controvalore tra SeDeX e Cert-X), con un discreto margine rispetto ai prodotti a protezione incondizionata (44,6%). Più ampio il divario in termini di numero di contratti passati di mano (54,7% per i primi contro 43,9% dei secondi). Anche nel terzo trimestre dell’anno a prevalere erano stati i primi, con un divario leggermente inferiore. A dispetto delle persistenti tensioni geopolitiche internazionali, che continuano comunque a gravare sui mercati, nell’ultimo trimestre dello scorso anno è emersa un’ulteriore ripresa della propensione al rischio, avvalorata anche dal recupero di quota di mercato dei certificati a leva.
Tra le singole tipologie, come già evidenziato in passato, quelle che hanno continuato raccogliere i maggiori consensi sono state quelle a rendimento cedolare. A guidare il lotto sono stati ancora gli Express, che rientrano tra i certificati a capitale condizionatamente protetto e prevedono appunto il pagamento di importi addizionali condizionati, con abbinata un’opzione di esercizio anticipato, con una quota di mercato del 37,8% in termini di controvalore trimestrale, davanti ai cosiddetti «Digital», che associano al pagamento di premi periodici anche un’opzione di protezione del capitale, in lieve calo al 33,25%.
In terza posizione si sono confermati gli «Equity Protection», con un riscontro perfettamente allineato a quello del trimestre precedente (9,3%), mentre i «Cash Collect», il cui principale elemento distintivo è proprio quello dello stacco di cedole periodiche, si sono assestati in quarta posizione, davanti ai Bonus Cap. Nel complesso, tra SeDeX e Cert-X, la quota di controvalore che si è concentrata sui certificati a rendimento cedolare si è confermata oltre il 79% anche negli ultimi tre mesi del 2025, in linea con il terzo trimestre, consolidando un dominio molto netto di questi strumenti, a ulteriore evidenza di come i certificati d’investimento vengano utilizzati più come alternativa alle obbligazioni che non alle azioni.
In quest’ottica, continuano infine a trovare uno spazio poco significativo le Credit Linked note, che di fatto replicano proprio il funzionamento dei bond, introducendo però un’esposizione al rischio di credito di uno o più soggetti terzi in aggiunta a quello dell’emittente dello strumento. Il numero di Credit Linked quotati ha sfiorato quota 1.600 a dicembre, il secondo in assoluto dietro solo agli Express (oltre 5.300 prodotti), ma il controvalore di questi prodotti ha superato di poco il 2% del totale scambiato dai certificati d’investimento tra SeDeX ed EuroTlx, anche in questo caso in linea con il terzo trimestre. (riproduzione riservata)