Un gettone sulle azioni farmaceutiche continua ad avere più che senso, anche in momenti caratterizzati da sentiment marcatamente rialzista sui mercati. Non ha infatti molto senso focalizzarsi sui rendimenti offerti da tali azioni nel breve periodo, focalizzandosi sulla sotto-performance espressa dal settore durante la recente accelerazione dei listini, anche se da inizio anno il comparto europeo dei titoli pharma è in rialzo a differenza degli indici diversificati. In 10 anni, infatti, indice europeo dei titoli Health Care ha restituito all’investitore oltre l’8,5% medio annuo, rispetto al +7,3% del mercato in generale; il vantaggio rimane anche accorciando l’orizzonte agli ultimi 5 anni, e si avvicina al 2% annuo allungando lo sguardo all’ultimo ventennio.
TITOLI FARMACEUTICI EUROPEI

Ma i titoli farmaceutici, da sempre considerati giustamente un settore dove rifugiarsi in condizioni di forte incertezza, esprimono il vero vantaggio in termini di rapporto rendimento-rischio. Durante i tracolli dei listini i titoli farmaceutici riescono ad esprimere notevole resilienza, rimanendo poi leggermente indietro quando i mercati esplodono. Così, il vantaggio di performance espresso durante le delicate settimane della primavera del 2020 (Covid19) ha sfiorato il 10%, e in generale la volatilità è sensibilmente inferiore a quella del mercato, nonostante la forte concentrazione degli indici di settore. E il massimo drawdown mai registrato (dal 2007 al 2009) si è attestato al 43%, rispetto al 63% del mercato. Il vero grande vantaggio, in ottica di investimento, derivante dall’inserimento dei titoli farmaceutici in portafoglio è associato alla evidente decorrelazione rispetto al trend comune.
LA FORZA DI NOVO NORDISK

Ad esempio, l’indice Msci Europe Pharmaceuticals verso il Msci Europe evidenzia nell’ultimo biennio una correlazione di poco superiore a 0,50 (con valori analoghi di beta), ed il benchmark Msci Europe Health Care esprime valori leggermente superiori, prossimi a 0,60. Ciò è la conferma che tali azioni sono in grado si muoversi trasversalmente rispetto alle oscillazioni del mercato. Guardando al Msci Europe Health Care, la volatilità storica si attesta al 14,3% annuo, rispetto al 16,6% del listino globale europeo, nonostante l’indice di settore sia composto solamente da 41 azioni. L’esposizione ai fattori, calcolata attraverso il factor box di Msci, aiuta a comprendere tali dinamiche: l’indice di settore europeo evidenzia una netta prevalenza di azioni a bassa volatilità e di elevata qualità, a scapito degli altri fattori di stile (value, momentum, yield e size). D’altronde, il settore quota relativamente a premio, con un P/e atteso fotografato attualmente sopra 16, rispetto a 12,8 del mercato europeo, e il dividendo non è determinante, in media (2,4% annuo).
Si tratta, quindi, di un comparto evergreen, adatto ad ogni momento di mercato, sebbene nella letteratura sia teoricamente preferibile nelle fasi di mercato negative o ad alta volatilità. L’offerta di strumenti indicizzati settoriali è elevata in ambito italiano, ma anche coloro che preferiscono esporsi al rischio specifico hanno diverse possibilità, anche limitandosi al panorama europeo. Alcuni titoli non sono certo a sconto, ma il trend e le caratteristiche di decorrelazione sono talmente allettanti che è difficile ignorarli. Come per Novo Nordisk (P/e atteso di 40, dividend yield del 1%, beta di 0,75) che è tra le azioni a peso maggiore negli indici di settore e sta ritestando i massimi storici realizzati a ottobre 2023, con buona probabilità di breakout.
Alta forza relativa anche per la svizzera Novartis (P/e atteso di 16,1, dividend yield del 3,4%, beta di 0,78), per la quale non dovrebbe stupire un nuovo test e successivo tentativo di rottura al rialzo dei massimi storici, in area 95-96 franchi. Discorso differente per Roche (P/e atteso di 13,3, dividend yield del 3,9%, beta di 0,85), appetibile per via dei multipli fortemente a sconto e per il dividendo molto più alto della media di settore. Anche se chi cerca valore sul lungo termine dovrebbe guardare alla tedesca Bayer (P/e atteso di 5,5, dividend yield del 7,2%, beta di 0,7) che oggi quota sui livelli del 2009. Situazione intermedia per la francese Sanofi (P/e atteso di 11,7, dividend yield del 3,8%, beta di 0,34), mentre nel mercato inglese Astrazeneca (P/e atteso di 18, dividend yield del 2,3%, beta di 0,88) sembra meglio posizionata rispetto a Gsk (P/e atteso di 10,2, dividend yield del 3,6%, beta di 0,6). Infine, anche per l’italiana Recordati (P/e atteso di 21,2, dividend yield del 2,4%, beta di 0,55) non dovrebbe stupire un nuovo test dei massimi storici realizzati nel 2021, anche grazie al netto miglioramento della struttura tecnica degli ultimi mesi. (riproduzione riservata)