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livelli pericolosi per L’indice Vxn, che calcola la volatilità implicita sul Nasdaq

La paura corre sul tech Usa

MFT - Numero 182 pag. 19 del 15/09/2020

Milano Finanza Intelligence Unit

Possibile cavalcare titoli con escursione media settimanale oltre il 5%, come Apple e Tesla, ma anche Zoom e Nvidia

Dopo un’estate di relativa calma, i trader sono tornati in fibrillazione per le opportunità operative scaturite dall’aumento della volatilità. «A dare la sveglia», ha spiegato Eugenio Sartorelli, trader specializzato in opzioni, «è stato il Vxn, l’indice della volatilità implicita sul Nasdaq 100, che il 3 settembre scorso ha registrato un rialzo di oltre il 22%, passando da 36,6 a 42 punti in una sola giornata». Il tutto mentre il Nasdaq quello stesso giorno perdeva il 4,96%. In realtà però secondo Sartorelli il Vxn aveva già dato qualche segnale di tensione nelle sedute precedenti: l’indicatore aveva già subito un calo significativo dal picco del 18 marzo (quando era arrivato a 84 punti), senza però mai scendere sotto quota 20, ben al di sopra della soglia di tranquillità intorno ai 10 punti. Dal 18 agosto si è assistito a un lento ma progressivo recupero, in parallelo alla crescita del Nasdaq 100. «Si trattava di un’anomalia poiché di solito sui rialzi di mercato il Vxn perlomeno non sale», ha spiegato Sartorelli. «E questo avrebbe dovuto mettere in allarme i trader. Non che ora la soglia di attenzione debba essere abbassata visto che l’indice è rimasto sopra quota 40 punti «lasciando presagire ulteriori possibili turbolenze anche per questa settimana con il banco di prova che si avrà nella seduta odierna, quando si riprenderanno le contrattazioni dopo lo stop per il Labor Day».

Focus dunque sui titoli del comparto tech americano, in primis quelli con una volatilità settimanale almeno superiore al 5%, tra cui due big come Apple e Tesla. Entrambe le azioni sono tra le preferite per il trading grazie a volumi molto sostenuti e ampi movimenti intraday nonostante la loro elevata capitalizzazione. Lo split azionario 1 a 4 per Apple e 1 a 5 per Tesla, effettuato il 31 agosto scorso, ha aumentato ancora di più l’interesse per i due titoli, ora dal costo molto più abbordabile. Per quanto riguarda il titolo di Cupertino, che registra una volatilità media settimanale del 6,8%, gli analisti si attendono per le prossime sedute che possa tornare a testare anche i minimi relativi di 110 dollari (livelli rettificati post-split). La vera operazione però, in caso di un’altra impennata del Vxn, è costituita da uno short con target a richiusura del gap up lasciato aperto tra le sedute del 30 e del 31 luglio, con ritorno in area 96 dollari. Ancora più appetibile l’operatività su Tesla, visto che il titolo presenta una volatilità media settimanale intorno al 12,2% (7,5% quella mensile). In virtù dell’elevato range di oscillazione di questi titoli risulta più conveniente entrare con operazioni di taglia ridotta cercando di anticipare i movimenti perché un errore su Tesla può costare davvero caro. Un’operatività ribassista sulla società di Elon Mask avrebbe obiettivo a 360 dollari in corrispondenza del massimo relativo del 13 luglio scorso. Altro titolo del Nasdaq in grado di generare ampi movimenti settimanali è Zoom Video Communication che presenta una volatilità media dell’11%. Niente short sul titolo ma anzi una strategia rialzista (visto l’interesse sul business dopo la crisi Covid), per esempio una doppia entrata, a 320 dollari in prima battuta e 300 dollari in seconda. Per i trader a caccia di volatilità, ma entro un solido quadro rialzista, c’è poi il titolo Nvidia Corporation che presenta un’oscillazione media settimanale al 7% ma con un supporto dinamico a sorreggere le contrattazioni fino a quando il titolo rimane sopra quota 450 dollari. Per i più aggressivi il Nasdaq evidenzia anche titoli con movimenti medi settimanali di oltre il 15%, ma si andrebbe su società con capitalizzazione sotto il miliardo che per gli standard del listino tech Usa equivalgono quasi a startup.

Non ci sono però solo i titoli del Nasdaq. La volatilità sull’S&P500 (calcolata dal Vix) ha molte analogie con quella del Vxn. Anche in questo caso l’indicatore non è sceso abbastanza durante il recupero dell’indice e dal 18 agosto è anzi tornato a salire. Sulla correzione dell’S&P500 del 3-4 settembre il Vix non ha però superato i massimi di metà giugno, una conferma che la recente correzione dei prezzi è scaturita soprattutto dal Nasdaq. Ma anche per l’S&P500 la settimana potrebbe riservare ancora volatilità elevata. Per Salesforce.com ad esempio, il titolo con maggiore capitalizzazione con volatilità settimanale media oltre il 5%, è abbastanza semplice individuare nella violazione dei 250 dollari un’operazione ribassista in grado di riportare le quotazioni sui 220 dollari. Se tale configurazione dovesse delinearsi ci sarebbe la possibilità di uno stop dello short per fare immediatamente un reverse rialzista. Questo perché con i 220 dollari si andrebbe a chiudere un ampio gap lasciato aperto la seduta del 25 agosto.
Minori opportunità (in senso di ampiezza dei movimenti settimanali e intraday) sui listini Ue visto che la volatilità implicita inerente all’Indice EuroStoxx 50 (Vstoxx) ha un andamento simile a quella Usa ma con una crescita, specie dal 18 agosto, decisamente meno forte. (riproduzione riservata)



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