Il settore dei beni per la cura della casa e della persona continua a riservare sorprese positive per gli investitori, e anche limitandosi al contesto europeo le opportunità restano elevate. Sia in termini aggregati, attraverso Etf o fondi specializzati su tale comparto azionario, sia mirando a nomi specifici, per gli amanti del rischio specifico in grado di sopportare maggiore volatilità ma anche alla ricerca di performance più consistenti se si è in grado di identificare una società valida. Ad esempio, l'indice Msci Europe Household and Personal Products è composto oggi da 8 azioni a grande e media capitalizzazione di 15 Paesi dei mercati europei sviluppati, classificate nel gruppo industriale Household and Personal Products (a sua volta all'interno del settore Consumer Staples, ovvero beni e servizi di base) secondo la classificazione Gics. Un approccio più diversificato lo si ottiene con l’indice Stoxx Europe 600 Personal & Household Goods, che racchiude oggi le 37 azioni europee focalizzate sui beni per la cura della casa e della persona, includendo però anche nomi legati al lusso (Lvmh, Hermes, etc) e quindi con una esposizione più ciclica ed aggressiva.
STOXX HOUSEHOLDS GOODS

Le performance di medio-lungo periodo tendono a premiare una scelta focalizzata su tale comparto, soprattutto se si abbracciano anche i nomi del lusso. L’indice Stoxx Europe 600 Personal & Household Goods nell’ultimo decennio ha restituito in media agli azionisti l’8,4% annuo, rispetto al +7,7% del Msci Europe Household and Personal Products e al +7,1% del mercato ovvero del Stoxx Europe 600. La sottoperformance espressa negli ultimi 6 mesi da entrambi gli indici di settore può quindi offrire una opportunità di entrata a prezzi e multipli meno tirati, puntando sulla robustezza espressa sul lungo termine. D’altronde, la correlazione tra l’indice Stoxx Europe 600 Personal & Household Goods e lo Stoxx Europe 600 nell’ultimo triennio è risultata di 0,86, con un beta di 1,05; mentre gli stessi indicatori calcolati tra gli indici Msci Europe Household and Personal Products e Msci Europe scendono attorno a 0,65, sottolineando connotati maggiormente difensivi e di decorrelazione dal trend comune. L’analisi dell’esposizione ai fattori, disponibile solo per i sottostanti Msci, evidenzia una sovraesposizione allo stile bassa volatilità e qualità, e una sottoesposizione al Value e allo Yield (alti dividendi).
Per entrambi gli indici di settore, il pezzo forte non è rappresentato ne dal dividendo staccato, oggi inferiore al mercato e sul lungo periodo prossimo al 3% annuo in media, ne in una condizione di sconto, in quanto solitamente tali azioni trattano a premio rispetto al mercato: il P/e attuale per l’indice Stoxx è, infatti, fotografato a ridosso di 20. Nonostante questi elementi, la dinamica nel medio periodo è invidiabile anche grazie alla buona tenuta nelle fasi di sell-off dei listini, come nel febbraio-marzo del 2020 in cui l’indice Stoxx ha sovraperformato dell’8% e il benchmark di settore Msci ha surclassato il mercato del 10% circa.
L’OREAL

Per chi preferisce puntare su singoli nomi anziché adottare un approccio diversificato (sono diversi gli Etf dedicati al settore), escludendo le aziende coinvolte nel business del tabacco, sono numerose le opportunità ben posizionate sotto il profilo tecnico. Chi cerca la stabilità può guardare ad Unilever (P/e di 16,8, dividend yield del 3,9%, beta di 0,58), coloro che accettano multipli elevati e guardano maggiormente al trend possono cavalcare nomi come L’Oreal (P/e di 37, dividend yield del 1,3%, beta di 0,97) e Beiersdorf (P/e di 34,2, dividend yield del 0,52%, beta di 0,40), a nuovi massimi storici e con un momentum molto elevato.
Chi, infine, è interessato a brand di lusso non ha che l’imbarazzo della scelta. Lvmh (P/e di 23,5, dividend yield del 1,7%) sta recuperando in modo controllato dalla forte correzione originata in primavera, ma presenta tutt’ora margini di apprezzamento; considerazioni simili per la svizzera Richemont (P/e di 19,1, dividend yield del 2,1%), mentre Kering appare più debole ma anche più a sconto con un P/e a fine anno di 15,4 e un dividendo del 3,5% annuo. La gran volata di Pandora non ha ancora reso il titolo particolarmente caro (P/e di 16,8), mentre Berkeley è attrattiva sia per i multipli non cari (P/e di 13,2) che per la forza relativa in netto aumento. (riproduzione riservata)