L’azionario dei Paesi nordici continua ad essere un elemento di notevole resilienza all’interno di portafogli diversificati. Una asset class di nicchia all’interno di scelte ad alto rischio più diversificate, che anche nelle recenti occasioni di tensione dei mercati ha dato prova di essere in grado di dare un contributo positivo, in termini di decorrelazione e capacità di sovraperformare il mercato. Le rare fasi in cui i titoli nordici, ben raggruppati anche in indici, esprimono una sottoperformance, vanno quindi interpretate come opportunità di acquisto sulla debolezza. Le performance espresse sul medio-lungo termine si confermano invidiabili, e abbinate alla capacità di tenuta nei momenti critici permettono di innalzare il rapporto rendimento-rischio, rispetto a benchmark più ampi.
MSCI NORDIC

Negli ultimi 3 mesi, ad esempio, l’indice Msci Nordic è riuscito, già espresso in euro, a salire del 2,8%, rispetto ad una flessione per il Msci Europe del 3% circa. Anche allungando a 6 mesi lo sguardo retrospettivo il vantaggio rimane, anche se si riduce. Ma è sul lungo termine che tale agglomerato si esprime al meglio. A 5 anni, il Msci Nordic è cresciuto mediamente dell’11% annuo, rispetto al +7,5% del mercato europeo globale, e sui 10 anni si conferma un vantaggio medio annuo del 2,5%. D’altronde, il crollo del 30% circa espresso durante la crisi del Covid-19 per il Msci Nordic è da raffrontare al -38% dei titoli della sola area euro, e anche durante l’invasione russa del 2022 le azioni nordiche hanno evidenziato un vantaggio relativo prossimo al 7%. Dinamiche che permettono di ripartire da livelli più elevati, nel momento in cui gli indici globali poi si riprendono.
La statistica giustifica tali dinamiche evidenziando un coefficiente di correlazione lineare, verso l’indice Msci Emu, espressione solo delle azioni in euro, di poco inferiore a 0,8 negli ultimi 2-3 anni, con un beta di analogo valore. Questi elementi confermano la capacità di tali agglomerati di azioni di gestire al meglio i ribassi dei mercati, con l’unica penale di rimanere leggermente indietro quanto il sentiment si fa marcatamente rialzista. In ottica macroeconomica, i 4 Paesi che compongono l’indice Msci Ncrdic –Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia- possono contare su elevata sicurezza in merito alle finanze pubbliche (rating creditizio governativo molto alto) e stabilità politica, oltre ad una allocazione settoriale disallineata rispetto all’area euro: importante il contributo del settore industriale (pesa il 27% circa) e delle azioni health care (che valgono il 30% circa). Al contrario, utilities, beni di consumo e IT hanno scarso peso.
KONGSBERG

Ne consegue che la volatilità non è elevata (nonostante la concentrazione) collocandosi attorno al 16% annuo sia per Msci Nordic che per Msci Europe. Oggi il dividendo del paniere nordico sfiora il 3%, con un P/e atteso inferiore a 16 che significa che mediamente il mercato non è caro. Guardando al box fattoriale proposto da Msci, attualmente si fotografa una sovraesposizione per i titoli nordici a favore della strategia di bassa volatilità, a scapito dei titoli low size (minore capitalizzazione). In merito alle possibilità di inserire in portafoglio questo sottostante tramite Etf si segnalano l’Amundi Msci Nordic Countries e il Xtrackers MSCI Nordic (quest’ultimo negoziato su Germania e altri mercati esteri). Per gli amanti del rischio specifico, alcuni titoli mantengono tuttora un posizionamento invidiabile, e tra di essi si menzionano in particolare Danske Bank e Nordea Bank nel mercato danese e svedese, mentre in quello norvegese Kongsberg, Dnb e Equinor.
In ambito finanziario, Danske Bank (settore banche, P/e atteso di 7,3, dividend yield del 4,3%, beta di 0,57) sta premendo per superare la resistenza di lungo periodo a ridosso di 170 corone danesi, oltre cui la struttura tecnica migliorerebbe ulteriormente, considerazione ancor più valida per Dnb (settore banche, P/e atteso di 8,5, dividend yield del 6%, beta di 0,75); il titolo sta infatti realizzando in questi giorni nuovi massimi storici, dinamica che spesso attira ulteriori acquisti. Ben posizionata, con un approccio più difensivo, anche Nordea Bank (settore banche, P/e atteso di 7,3, dividend yield del 7,5%, beta di 0,88), mentre Equinor (energia, P/e atteso di 8,8, dividend yield del 3,5%, beta di 1,4) sembra interessata a ritestare i livelli dell’agosto 2022, anche in questo caso i massimi storici. Infine, Kongsberg (difesa, P/e atteso di 23,7, dividend yield del 0,8%, beta di 0,63) trae forza dai conflitti internazionali e sta esprimendo un’ampia dinamica laterale da alcuni mesi, ma in caso di superamento di 495-500 corone può strappare al rialzo. (riproduzione riservata)