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La caduta dei Faang

Milano Finanza - Numero 084 pag. 51 del 30/04/2022

Milano Finanza Intelligence Unit

I cinque colossi della tecnologia hanno trainato Wall Street per molto tempo, ma soprattutto dall’inizio di quest’anno sono diventati le principali zavorre del listino Usa

La caduta dei Faang

Fino a poco tempo fa la sigla Faang, coniata per identificare i cinque principali colossi della tecnologica Usa (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) era sinonimo di crescita, successo e anche di importanti guadagni sul fronte dei mercati finanziari. Del resto, sono società votate al future e quindi naturalmente portate ad abbracciare il consenso soprattutto delle nuove generazioni di investitori. Lo stesso scoppio della pandemia ha poi creato un contesto ideale per l’ulteriore sviluppo di tutti i servizi da remoto, ampliando ancora di più il divario rispetto ai settori della old economy. Soprattutto dall’inizio di quest’anno lo scenario è però drasticamente cambiato, almeno per alcuni di questi titoli, tanto che sono stati proprio loro i più penalizzati dalla recente correzione del mercato azionario Usa. Le trimestrali diffuse tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio hanno imposto per esempio violenti stop a Meta Platforms (Facebook) e Netflix, che hanno creato poi un indotto negativo su tutto il settore tech. Vediamo quindi in breve la situazione tecnica dei cinque colossi Usa.

Facebook (Meta Platforms). Da inizio febbraio il titolo ha invertito decisamente rotta, cedendo la soglia psicologica dei 300 dollari e arrivando addirittura dimezzare il suo prezzo rispetto ai massimi dell’anno, quando mercoledì scorso ha toccato un minimo sotto quota 170: lo scenario tecnico è assolutamente estremo, tanto che anche il violento rimbalzo che ha fatto seguito alla pubblicazione della trimestrale proprio nella serata di mercoledì, non ha giustificazioni tecniche, e difficilmente può portare con sé utili valutazioni grafiche, se non per il fatto di aver rilanciato il titolo oltre la soglia psicologica dei 200 dollari. Sarà necessaria un’ampia fase di consolidamento perché la situazione possa in qualche modo normalizzarsi, offrendo spunti un po’ più consistenti. Indicativamente, si può comunque guardare alla resistenza di breve in area 235-237 come soglia di riferimento oltre la quale potrebbe innescarsi un primo tentativo d’inversione.

Apple. Dei cinque è sicuramente quello che vanta la migliore impostazione tecnica: la dinamica incerta degli ultimi mesi si è infatti tradotta in una “semplice” fase laterale di consolidamento, certamente accompagnata da veloci e anche ampie fasi correttive, ma sempre compensate da reazioni altrettanti importanti. Si è così delineata una significativa fascia di supporto tra 157-155 e 150 dollari, che rappresenta ora lo spartiacque tra la persistenza dell’attuale fase accumulativa e il rischio di una concreta inversione negativa. Nel breve, un utile segnale di conforto potrà arrivare dal breakout di 170-172 dollari, che potrebbe favorire un ulteriore allungo verso 177-179, non lontano dai massimi toccati a inizio anno a ridosso di quota 183. Al ribasso, fondamentale come detto la tenuta dell’area 157-155 dollari, con un eventuale sostegno di “emergenza” posto attorno a 150.

Amazon. Anche Amazon ha mostrato una discreta capacità di tenuta, soprattutto dopo la brusca correzione del mese di gennaio, ma proprio l’impatto di questo veloce arretramento si fa ancora sentire. Del resto, non più tardi di un paio di giorni fa il titolo è tornato a testare il supporto chiave a 2.700 dollari che aveva raggiunto per la prima volta proprio a inizio anno, esponendo le quotazioni al rischio di pericoloso breakout ribassista. Va però detto come già nel mese di marzo il titolo aveva trovato proprio su questo livello lo slancio necessario per una reazione e quindi lo scenario di breve, per quanto sotto pressione, non è ancora compromesso. Un primo spunto positivo potrebbe arrivare per esempio da un pronto recupero della soglia psicologica dei 3.000 dollari, che potrebbe favorire un’estensione del rimbalzo fino a quota 3.170-3.200. Sarà però solo il superamento di quest’ultima barriera a fornire un primo concreto spunto costruttivo. Al ribasso, attenzione invece come detto al rischio di una discesa sotto 2.700 dollari.

Neflix. La dinamica di Netflix è assolutamente inquietante, con il titolo che in occasione delle ultime due trimestrali ha incassato un doppio pesante sell-off: a gennaio le quotazioni avevano ceduto la soglia psicologica dei 500 dollari, scivolando fino a quota 350-330 e un paio di settimane fa si è aperta una seconda voragine che ha spinto i prezzi addirittura al di sotto dei 200 dollari. Se si considera che a metà novembre Netflix aveva toccato un nuovo massimo oltre quota 700, si capisce bene come lo scenario sia ampiamente compromesso, difficilmente commentabile anche in termini grafici. L’unico aspetto positivo della particolare violenza con cui si è sviluppata questa caduta è dato dal fatto che in caso di reazione il titolo troverà pochi ostacoli e potrà quindi sfruttare la volatilità dei prezzi a suo favore. Il problema è capire se e quando questa reazione potrà davvero esserci. Volendo individuare qualche possibile livello di riferimento, si può collocare a 250 dollari un primo spartiacque, al di sopra del quale potrebbe effettivamente arrivare un primo segnale di ripresa, almeno in ottica di breve.

Google (Alphabet). Il recente cedimento del supporto a 2.500 dollari ha deteriorato il quadro tecnico di Alphabet, che fino ad allora aveva in qualche modo limitato i danni. Solo il pronto recupero di questo livello potrà quindi annullare il segnale ribassista fornito settimana scorsa, allentando la pressione delle ultime sedute. La dinamica dei prezzi è comunque abbastanza sotto controllo e per quanto la volatilità sia in deciso aumento, non ci sono situazioni così estreme come alcune di quelle descritte in precedenza. Certo è che il nuovo supporto collocato a 2.250 dollari dovrà dimostrare di poter contenere eventuali nuove ondate correttive, in modo che la resistenza chiave a quota 2.500 possa rimanere concretamente in gioco. Come detto, sarà infatti proprio un suo pronto recupero a ripristinare un quadro tecnico più stabile. (riproduzione riservata)



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