La Bank of England è rimasta resta immobile questa settimana mantenendo i tassi al 3,75%, ma il messaggio che arriva da Threadneedle Street è tutt'altro che neutro. Il Comitato di politica monetaria (Mpc) ha votato 8 a 1 per il mantenimento del costo del denaro ai livelli attuali, in una riunione che si è inserita in uno scenario macroeconomico dominato dall'incertezza geopolitica legata al conflitto in Iran. Andrew Bailey, governatore della banca centrale britannica, ha definito la decisione di non muoversi «un luogo ragionevole», ma ha aggiunto che il Comitato «è pronto ad agire se necessario». Una formulazione volutamente aperta, che i mercati hanno interpretato come il segnale che la prossima mossa potrebbe essere al rialzo, non al ribasso.
La guerra in Iran ha ribaltato le aspettative che la Bank of England aveva costruito solo pochi mesi fa. A febbraio, la proiezione centrale dell'inflazione per il 2026 si attestava al 2,2%, un valore vicino al target del 2%. Oggi, a distanza di appena due mesi, il Monetary Policy Report pubblicato in concomitanza con la decisione sui tassi ha rivisto rivede radicalmente quelle stime. Il CPI per il 2026 è previsto ora in una forchetta tra il 3,3% e il 4,5%, quasi il doppio rispetto alle stime precedenti.
Per il 2027 la banda si allarga ancora: tra il 2,6% e il 4,8%, con una proiezione centrale precedente che era all'1,9%. Anche il 2028 mostra un quadro più deteriorato, con l'inflazione attesa tra l'1,5% e il 2,9% rispetto al 2,0% stimato a febbraio.
Lo scenario più estremo, quello che la BoE stessa definisce «il più inflazionistico», prevede un picco dell'inflazione al 6,2% nel primo trimestre del 2027, qualora i tassi dovessero salire solo nella misura attesa dai mercati. Un'affermazione che vale come un avvertimento: se i prezzi dell'energia dovessero restare alti e il gas seguire il petrolio, la stretta monetaria dovrà essere «decisa». Sono parole precise, volutamente scelte. La Bank of England ha messo in chiaro che nel caso più negativo sarebbe pronta a una politica monetaria aggressiva.
Sul fronte della crescita, il quadro è più grigio ma non catastrofico. Il PIL britannico è atteso in espansione dello 0,7%-0,8% per il 2026, rispetto allo 0,9% stimato in precedenza. Per il 2027, la forchetta scende a 0,8%-1,0% rispetto all'1,5% previsto a febbraio. Il 2028 si ferma all'1,7%.
I mercati dei futures non hanno aspettato il comunicato ufficiale per muoversi. Gli operatori hanno già incorporato circa 73 punti base di rialzi per il 2026, il che significa potenzialmente tre aumenti da 25bp ciascuno nell'arco dell'anno. Lo scenario base per il Cable nelle prossime settimane è di range laterale con bias al rialzo moderato per la sterlina, a condizione che i dati sull'inflazione UK confermino la traiettoria ascendente e che i mercati mantengano le aspettative di rialzo BoE intatte. Il livello chiave da monitorare a ribasso è l'area 1,34 dollari: una rottura convincente aprirebbe spazio verso 1,31 dollari, mentre un ritorno sopra 1,36 dollari segnalerebbe una capitolazione degli orsi. (riproduzione riservata)