Solo l’ultima seduta della settimana ha interrotto la debolezza di breve periodo della sterlina, con il cambio sterlina/dollaro sceso ad un minimo di 1,3524 dollari, salvo poi chiudere l’ottava a ridosso di 1,36 dollari. Nonostante il rimbalzo finale, l’impostazione rimane orientata verso il basso, specie dopo che la riunione della Bank of England. Questa settimana la banca centrale inglese ha deciso di mantenere il s uo tasso d’interesse principale al 3,75%, in linea con le aspettative di mercato, ma evidenziando tensioni crescenti tra i membri del suo Comitato di Politica Monetaria (Monetary Policy Committee, MPC). La scelta di lasciare i tassi invariati è stata adottata con una stretta maggioranza di 5 voti favorevoli contro 4 contrari. Quattro membri del MPC, infatti, volevano un taglio immediato di 25 punti base, che avrebbe portato il tasso al 3,5%. La spaccatura del board è risultata più ampia del consenso di mercato, che aveva previsto solo due voti a favore di un taglio. Una divisione che ha costretto il governatore Andrew Bailey a esercitare un ruolo decisivo per confermare lo status quo, segnalando al tempo stesso quanto il consenso interno sia ormai fragile. Questo risultato ha sorpreso gli investitori e spinto i mercati a riprezzare le prospettive di politica monetaria della BoE. La dichiarazione associata alla decisione è stata percepita come dovish hold, ovvero un mantenimento dei tassi accompagnato da segnali di possibile allentamento futuro, piuttosto che da un fermo orientamento restrittivo. Nonostante l’inflazione nel Regno Unito sia rimasta sopra il target ufficiale e si attesti intorno al 3,4%, la BoE ha segnalato che il suo progredire verso l’obiettivo del 2% potrebbe avvenire più rapidamente del previsto, grazie anche agli effetti di alcune misure fiscali varate dal governo laburista. Tuttavia, la crescita economica rimane debole e le previsioni di crescita per il 2026 sono state riviste al ribasso, alimentando il dibattito interno sul percorso dei tassi. Questa dinamica ha indotto i forex trader a spostare le probabilità di taglio dei tassi in avanti, con un crescente consenso sui possibili due ulteriori tagli entro la fine dell’anno e una prospettiva di tassi di riferimento in calo fino al 3,0% entro il primo trimestre del 2027. Parallelamente, altri fattori come il contesto politico interno nel Regno Unito continuano ad aggiungere rischio alla valuta. Il ritorno delle tensioni interne nel paese, con il primo ministro Keir Starmer sotto crescente pressione e voci di possibili sfide alla leadership, ha contribuito ad alimentare le vendite sulla sterlina. All’interno di questo contesto non bisogna poi sottovalutare l’impatto sul cable che hanno le aspettative sui tassi da parte della Fed. Nel 2026 le traiettorie di politica monetaria di Bank of England e Federal Reserve stanno progressivamente divergendosi, riflettendo differenze strutturali tra le due economie e priorità diverse nella gestione del ciclo macroeconomico. Pur muovendosi entrambe in una fase di attesa dopo il ciclo restrittivo, i segnali provenienti da Londra e Washington indicano approcci sempre meno allineati. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve continua a mantenere un atteggiamento prudente. Il FOMC opera all’interno del doppio mandato di stabilità dei prezzi e piena occupazione, e proprio la tenuta del mercato del lavoro rappresenta il principale freno a un allentamento monetario rapido. Sebbene l’inflazione stia gradualmente rientrando, le componenti core restano sopra il target del 2%, inducendo la Fed a ribadire una strategia fortemente dipendente dai dati. La comunicazione ufficiale sottolinea l’assenza di un percorso prestabilito sui tassi, con l’obiettivo di evitare un allentamento prematuro che potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche. Anche la tempistica dei futuri interventi contribuisce alla divergenza. I mercati finanziari, come anticipato, prezzano per la BoE un ciclo di tagli più vicino e potenzialmente più incisivo, mentre negli Stati Uniti le aspettative restano più caute e distribuite su un orizzonte temporale più lungo. Questa asimmetria riflette non solo la diversa dinamica inflattiva, ma anche il differente stato di salute delle due economie. Sul fronte dell’analisi tecnica, il primo supporto rilevante è individuato in area 1,3520 dollari, in corrispondenza del bordo inferiore di un canale ascendente. Una violazione di questa soglia aprirebbe spazio a un test diretto della media a 50 giorni e, in caso di rottura anche di quest’ultima, aumenterebbe la probabilità di un’estensione del movimento verso la zona di supporto più profonda intorno a 1,3350 dollari. L’ipotesi ribassista verrebbe meno con una chiusura giornaliera sopra la resistenza di 1,3650 dollari, fattore che consentirebbe al cambio di puntare verso la resistenza a 1,3869 dollari, massimo toccato a fine gennaio. Al di sopra di tale livello si rafforzerebbe un trend ascendente, con gli obiettivi successivi collocati verso la parte alta del canale rialzista, in prossimità dell’area di 1,4050 dollari. (riproduzione riservata)