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La BoE gioca d’azzardo
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La BoE gioca d’azzardo

20 marzo 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2025, 17:37

Milano Finanza Intelligence Unit

Tassi fermi per la banca centrale inglese con il board votante che si è dimostrato più attendista del previsto. Continua la salita della sterlina/dollaro

La Bank of England (BoE) ha deciso di mantenere il suo tasso di interesse invariato al 4,5% nella riunione di giovedì scorso, nonostante l’economia britannica si trovi ad affrontare incertezze legate al commercio globale e a potenziali rischi di stagnazione interna. Questa decisione era ampiamente attesa dai mercati, anche se hanno sorpreso gli operatori le singole scelte dei vari membri votanti del board della banca centrale inglese. 

La decisione di lasciare i tassi invariati è stata sostenuta dalla maggioranza del Comitato di Politica Monetaria con un voto di 8 contro 1, con la sola Swati Dhingra, che ha votato per un taglio di 25 punti base. Gli investitori si attendevano invece una decisione a favore di un mantenimento dei tassi fermi nell’ordine di 7 contro 2. La nuova situazione allontana così le aspettative di una riduzione del costo del denaro nel breve termine, lasciando la possibilità alla sterlina di continuare la sua fase di rafforzamento sul dollaro, in atto dai minimi di metà gennaio 2025. Da allora, il cambio sterlina/dollaro Usa è infatti passato da quota 1,21 dollari, ai 1,2930 dollari attuali. 

I forex trader puntavano nella riunione di giovedì scorso della banca centrale per avere qualche indicazione sulla futura politica monetaria che potesse fare da grimaldello ad un’inversione di tendenza del cambio. Purtroppo non è stato così e, nella migliore delle ipotesi, lo short sul cable è rimandato solo di qualche settimana, anche perché i dati macroeconomici inglesi stanno delineando un futuro a tinte fosche per l’economia inglese. Il governatore della banca centrale, Andrew Bailey, ha sottolineato la notevole incertezza che caratterizza l’attuale contesto economico, pur ribadendo che la politica monetaria rimane su un <percorso gradualmente discendente>. 

Tale affermazione suggerisce che, nonostante l'assenza di tagli immediati, la BoE prevede un allentamento graduale dei tassi, ma solo in risposta a dati economici accomodanti. Il rischio però è che per non anticipare troppo, si finirà per arrivare in ritardo. Un elemento chiave in questo contesto è la crescita salariale che, secondo l'Office for National Statistics (ONS), è aumentata del 5,9% nei tre mesi fino a gennaio, al netto persino dei bonus, fattore rilevante nel sistema retributivo anglosassone. Questo dato viene monitorato attentamente dalla banca centrale, essendo considerato una variabile rilevante per il calcolo dell’inflazione nel settore dei servizi. Ed è proprio per questo, che gli operatori si sono sorpresi dall’esito delle votazioni del board della BoE. 

Bisognerà comunque aspettare molto poco per capire se l’azzardo della banca centrale porterà i suoi frutti, visto che la prossima settimana saranno pubblicati i dati sull’inflazione di febbraio, dopo che a gennaio, l’indice dei prezzi al consumo (CPI), ha registrato un’accelerazione del 3%, superando le previsioni. In questo scenario, l’economia britannica ha mostrato segni di debolezza, con una contrazione dello 0,1% nel mese di gennaio. Inflazione in calo e crescita stagnante, il peggior combinato disposto possibile per la crescita. La BoE a tal riguardo ha persino rivisto al ribasso la previsione di crescita per il 2025 allo 0,75%, riflettendo un’economia che fatica a guadagnare slancio e alimentando ancora più dubbi sul suo operato. Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei Gilt a breve termine hanno invertito la loro tendenza, salendo di due punti base fino a toccare il 4,21%. In generale, i rendimenti si muovono inversamente rispetto ai prezzi delle obbligazioni, confermando che i mercati non vedono con certezza un taglio dei tassi imminente. 

L’istituto monetario ha probabilmente voluto attendere le manovre politiche del Governo, con alcuni cambiamenti fiscali che potrebbero avere un impatto positivo sull’economia britannica. La prossima settimana, il 26 marzo, la ministra delle Finanze, Rachel Reeves, terrà il discorso di primavera sul bilancio. I mercati seguiranno con attenzione le sue dichiarazioni, poiché la pressione sui conti pubblici sta crescendo. I tassi di interesse elevati, insieme a un elevato livello di debito governativo, rendono necessarie scelte difficili tra la riduzione della spesa pubblica, l’aumento delle tasse o una revisione delle regole fiscali autoimposte dal governo. Nonostante le preoccupazioni, alcuni analisti hanno evidenziato come la banca centrale inglese si sempre distinta per il suo lento progresso nella lotta all'inflazione rispetto ad altre banche centrali, come la Federal Reserve statunitense e la Banca Nazionale Svizzera.

Questo approccio confermerebbe la visione di una sterlina ancora forte (o quantomeno stabile), in riferimento al dollaro. A livello operativo solo un calo al di sotto di quota 1,28 dollari produrrebbe un’inversione della tendenza di breve/medio termine, passando da rialzista a ribassista. Per contro, solo con la violazione della resistenza a 1,30 dollari darebbe la possibilità al cambio di salire fino a 1,3250 dollari in prima battuta, per poi salire fino al precedente massimo di quota 1,34 dollari. (riproduzione riservata)



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