Quando il gioco si fa duro, l'oro entra sempre in partita. E' quanto successo nel corso delle ultime settimane: il metallo giallo è tornato prepotentemente sulla scena dei mercati finanziari dopo che per troppo tempo era rimasto relegato nelle retrovie. Il rialzo delle ultime due ottave è stato portentoso: il future dell'oro, quotato dal Chicago Mercantile Exchange, è salito di oltre il 10% dal minimo relativo del 9 marzo scorso, passando da 1.813 dollari all'oncia, per arrivare al massimo relativo del 20 marzo scorso a 2.014 dollari l'oncia.
Complice la diminuzione delle tensioni finanziarie, nel corso delle ultime sedute il prezzo ha stornato leggermente, chiudendo ieri a 1.960 dollari l'oncia (-1,2%). L'impostazione grafica lascia tuttavia presagire che nei prossimi giorni si possa verificare un'ulteriore ripresa dei prezzi. Tecnicamente il minimo di ieri in area 1.945 dollari ha permesso di ritestare la precedente resistenza, ora diventata supporto, che era venuta meno il 17 marzo scorso nella prima ondata di acquisti. Graficamente una situazione simile lascia spazio a un'altra ascesa dei prezzi fino ai recenti massimi al di sopra dei 2.000 dollari. Soltanto una discesa sotto quota 1.940 dollari andrebbe ad annullare il segnale rialzista del metallo giallo.
Molto dipenderà dall'evoluzione nei prossimi giorni delle tensioni sui mercati finanziari. La crisi al momento sembra infatti soltanto quietata e pronta, soprattutto in Europa, ad infiammare nuovamente indici e azioni: gli operatori monitorano costantemente la volatilità di mercato, pronti a recepire qualsiasi segnale che potrebbe far partire vendite generalizzate. Nel corso della fase critica delle ultime settimane gli investitori hanno scaricato le azioni e le obbligazioni societarie per far confluire i flussi di denaro sia verso i titoli di stato che verso il metallo giallo.
Gli occhi degli investitori rimangono puntati su due elementi: l'evolversi della situazione delle banche e le mosse della Federal Reserve. L'inizio dell'aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti ha messo sotto pressione l'oro aumentando i rendimenti su asset concorrenti come le obbligazioni. Gli investitori però ora ritengono che la Fed debba rallentare o addirittura interrompere la stretta monetaria per diminuire la pressione sulle banche, nonostante l'inflazione rimanga elevata. Al momento il Fed Watch Tool del Cme, strumento che calcola la probabilità di un rialzo dei tassi analizzando l'andamento dei future sui tassi Fed a 30 giorni, sta quotando una probabilità del 54% che nella prossima riunione della banca centrale del 3 maggio non ci siano altre strette monetarie. Per contro è del 45% la probabilità che ci possa essere un rialzo di 25 punti base, mentre non si stimano rialzi più cospicui.
Oltre alla questione monetaria, sono da considerare gli acquisti effettivi di oro che avvengono direttamente sul mercato da parte di operatori istituzionali e retail. Dopo un pessimo 2022, nell'ultimo trimestre del 2023 tra i principali acquirenti sul mercato di oro si attesta la Cina. Secondo i dati del World Gold Council, nel 2022, la domanda cinese di gioielli in oro era crollata di 101 tonnellate (-14%) a 598,3 tonnellate, il che vuol dire che la domanda cinese era scesa al di sotto di quella dell'India, pari a 600,4 tonnellate nel 2022 (con un calo del 2% rispetto all'anno precedente). (riproduzione riservata)
Questa è stata la prima volta dal 2011 che la domanda di gioielli dell'India ha superato quella della Cina, indicando che c'è un potenziale rialzista elevato se le aspettative di un rimbalzo dell'economia cinese dovessero realizzarsi. Anche le prospettive per l'India sono piuttosto ottimistiche poiché l'economia del paese continua a registrare ottimi risultati, con un prodotto interno lordo previsto in aumento del 7% nell'attuale anno fiscale 2022-23 che si concluderà il 31 marzo.
La Cina e l'India svolgono un ruolo enorme nel mercato dei gioielli in oro fisico in quanto rappresentano circa i due terzi del totale globale del 2022, con il secondo paese che l'anno scorso hanno registrato una domanda di gioielli pari a 143,7 tonnellate. Di estremo rilievo è anche la richiesta d'oro delle banche centrali, in aumento del 152% nel 2022, arrivando a 1135,7 tonnellate. È difficile prevedere se questa tendenza continuerà, dato che alcuni dei più grandi attori in quest'area, come Cina e Russia, forniscono aggiornamenti minimi (o proprio nulli) sulle loro intenzioni. Nel complesso, tuttavia,i rischi per l'oro sono aumentati supponendo che gli investitori siano attratti dal metallo giallo come copertura contro i rischi finanziari e l'inflazione. (riproduzione riservata)